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L’Iran ha testato con successo un missile da crociera ani-nave durante esercitazioni navali nello Stretto di Hormuz, dove le acque del Golfo Persico si chiudono tra territorio iraniano ed Emirati Arabi prima di formare il golfo dell’Oman. Un’area delicatissima dal punto di vista geopolitico, che è già stata oggetto di tensioni. Gli americani la pattugliano con una presenza militare che è tornata massiccia a dicembre 2018, quando è entrata in quelle acque la portaerei “USS John C. Stennis” col suo gruppo da battaglia, dopo una lunga assenza di elementi strategici statunitensi nell’area.

L’invio della Stennis ha seguito una richiesta costante e discreta arrivata dagli alleati regionali americani, emiratini e sauditi, che temono che gli iraniani possano utilizzare lo stretto e il Persico come campo per rappresaglie. Lo Stretto di Hormuz è un’importante foce per le rotte petrolifere (circa un terzo di tutto il petrolio commercializzato nel mondo passa da lì), che la talassocrazia statunitense non può ignorare: l’Iran lo sa e anche per questo – oltre che per difendere i propri interessi – lo usa per dimostrazioni di forza.

Ad agosto, secondo quanto dichiarato ufficialmente dalla US Navy, un’altra esercitazione iraniana aveva avuto come obiettivo preparare azioni a corto raggio con missili anti-nave, da usare proprio tra le acque dello stretto, che Teheran ha già minacciato di chiudere davanti all’ostilità americana.

Il test missilistico di oggi arriva oltre che in un luogo, anche in una fase temporale delicata. Gli Stati Uniti amministrati da Donald Trump hanno stretto di nuovo i legami con alleati mediorientali come Israele e Arabia Saudita, che vedono l’Iran come una minaccia esistenziale, e anche per questo Washington ha alzato il livello dello scontro con Teheran. Trump ha tirato fuori il suo paese dall’accordo sul programma nucleare raggiunto in ambito multilaterale nel 2015, nonostante i cofirmatari – Cina, Russia, paesi europei – non abbiano fatto altrettanto e anzi stiano lavorando per creare meccanismi di salvaguardia alla re-introduzione delle sanzioni americane che ha seguito l’uscita. Per Trump non è tanto il rispetto delle clausole dell’intesa il problema (nota: tutte le controparti dicono che Teheran sta tenendo fede agli impegni presi con l’accordo). Il problema è la mancanza di spirito da parte della Repubblica islamica, secondo Trump. Per l’amministrazione statunitense, azioni come quelle odierne, o la continuazione in forma mascherata del programma sui missili balistici vietato dall’Onu, o l’attivazione di campagne di influenza per arrivare a un controllo maggiore nella regione, sono tutti argomenti che vanno inseriti nello stesso dossier, e fanno venire meno la fiducia che gli iraniani avevano ottenuto con la firma dell’accordo sul nucleare – fiducia spesa su Teheran che aveva prodotto un allontanamento degli Usa dai partner in Medio Oriente ostili all’Iran.

È la Irna, agenzia di stampa statale iraniana, a spiegare che il test è avvenuto con successo ed è stato (per la prima volta) un sottomarino Classe Ghadir a lanciare il missile da crociera all’interno di un’esercitazione. Il wargame marittimo iraniano ha coinvolto un centinaio di navi in uno specchio d’acqua che va dallo Stretto di Hormuz all’Oceano Indiano; tra i mezzi impegnati c’era anche il nuovo sottomarino “Fateh” (Conquistatore). Le manovre sono durate tre giorni, e oggi, per la chiusura, i comandanti iraniani hanno pensato al fuoco d’artificio finale col missile da crociera.

Nei giorni scorsi, Press Tv, un canale che manda in onda h24 news e documentari in inglese e francese ed è parte della Irib (Islamic Republic of Iran Broadcasting), aveva anticipato che l’Iran era pronto a svelare le capacità raggiunte nei missili da crociera.

Del test e del missile non si hanno per il momento informazioni indipendenti; sono difficili da trovare, perché spesso l’Iran esagera sulle proprie capacità militari come forma di propaganda. In questi giorni sono stati trasmessi dai media di stato iraniani altri video celebrativi delle esercitazioni sullo stretto di Hormuz. In uno di questi si vede il lancio di un missile anti-nave da una spiaggia di Bandar Abbas, che è lo scalo iraniano nell’area.

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