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L’Unione europea continua a rafforzare la propria risposta alle operazioni ibride attribuite alla Russia. Con una decisione adottata il 16 marzo il Consiglio dell’Unione europea ha infatti inserito quattro nuovi individui nella lista delle sanzioni legate alle attività di destabilizzazione e manipolazione informativa riconducibili al Cremlino. La misura rientra nel quadro del regime sanzionatorio introdotto nell’ottobre 2024 per colpire persone ed entità coinvolte in azioni che minano la sicurezza, la stabilità e le istituzioni democratiche dell’Unione e dei suoi partner; nel caso specifico, nel mirino di Bruxelles vi sono attività riconducibili alla cosiddetta Foreign Information Manipulation and Interference, cioè campagne coordinate di propaganda e disinformazione che mirano a influenzare il dibattito pubblico europeo e internazionale.

Tra i soggetti colpiti figura Sergey Klyuchenkov, propagandista russo accusato di aver diffuso sistematicamente contenuti a sostegno della guerra contro l’Ucraina. Secondo il Consiglio, nei suoi programmi televisivi e radiofonici avrebbe giustificato l’aggressione militare russa e invocato un’escalation del conflitto, arrivando a sostenere la necessità di colpire Paesi che assistono Kyiv e a promuovere la cosiddetta “de-ucrainizzazione” dei territori occupati. Nella lista compare anche Ernest Mackevičius, giornalista nato in Lituania ma attivo nella televisione statale russa, dove conduce il principale telegiornale serale. Bruxelles lo accusa di aver contribuito alla diffusione di narrazioni false sulla guerra, sull’Ucraina e sulle sue forze armate, rafforzando l’apparato mediatico che sostiene la linea del Cremlino nel contesto del conflitto.

Ma le nuove sanzioni non si fermano al panorama mediatico della Federazione. Anche due figure mediatiche occidentali sono state infatti incluse tra i bersagli delle nuove sanzioni con l’accusa di aver amplificato la propaganda russa. Il britannico Graham Phillips è stato inserito nella lista per aver prodotto contenuti nei territori ucraini occupati dalla Russia e per aver diffuso interviste e articoli a sostegno delle posizioni di Mosca, inclusi reportage con combattenti occidentali catturati dalle forze russe. Accanto a lui è stato colpito anche il francese Adrien Bocquet, che secondo il Consiglio avrebbe agito come amplificatore della comunicazione del Cremlino in Europa e in Russia attraverso apparizioni televisive, visite in luoghi simbolici del conflitto e pubblicazioni sui social e su media finanziati da Mosca.

Dopo questa ultima azione, sale a sessantanove il numero totale degli individui (e a diciassette quello delle entità) colpite dal regime sanzionatorio europeo legato alle attività destabilizzanti della Russia. Le misure prevedono il congelamento dei beni presenti nell’Unione europea, il divieto per cittadini e aziende europee di fornire fondi o risorse economiche ai soggetti sanzionati e il divieto di ingresso o transito nel territorio dell’Unione.

Il provvedimento si inserisce in una più ampia strategia europea di contrasto alle minacce ibride attribuite alla Federazione Russa. Già nel luglio 2025 l’Alto rappresentante dell’Ue aveva denunciato l’intensificazione delle attività ibride russe dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, mentre nel dicembre dello stesso anno il Consiglio europeo aveva condannato esplicitamente gli attacchi ibridi contro l’Unione e i suoi Stati membri. Bruxelles ritiene che queste operazioni facciano parte di campagne coordinate e di lungo periodo volte a minare la resilienza democratica, la sicurezza e la stabilità del continente. La decisione del Consiglio conferma quindi la volontà dell’Unione di utilizzare l’intero spettro degli strumenti a disposizione per prevenire, scoraggiare e rispondere a questo tipo di attività.

Il timing delle sanzioni non è casuale. La decisione del Consiglio arriva nelle stesse ore dell’adozione di nuove conclusioni sulle minacce ibride, nelle quali Bruxelles condanna sabotaggi contro infrastrutture critiche, attività cyber malevole, manipolazione dell’informazione e interferenze nei processi democratici, indicando esplicitamente la Federazione Russa come uno dei principali attori responsabili di campagne ostili contro l’Europa e i suoi partner. L’obiettivo dell’Unione è dunque chiaro: quello di prepararsi ad uno scenario di “guerra ibrida permanente”, rafforzando strumenti di analisi, resilienza delle infrastrutture critiche e capacità di contrasto alla disinformazione, in un quadro in cui sicurezza, tecnologia e informazione tendono sempre più a fondersi in un’unica dimensione strategica.

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