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Con il ritiro di James Mattis e l’accelerazione impressa al suo avvicendamento da Donald Trump, il Pentagono potrebbe abbracciare con più convinzione la strada verso la missilistica ipersonica. Il neo segretario alla Difesa pro tempore Patrick Shanahan mostra da tempo una notevole attenzione al dossier, alimentata anche dalle preoccupazioni che il Congresso manda da mesi circa gli avanzamenti compiuti da Cina e Russia. Il ritardo accumulato negli ultimi anni impensierisce Washington, che ora si riorganizza con un corposo sforzo di budget e programmazione.

LA SPINTA DI SHANAHAN

A metà dicembre, durante un incontro organizzato dalla National defense industrial association (che rappresenta praticamente tutte le maggiori industrie della difesa Usa) e raccontato dal Washington Post, Shanahan ha focalizzato il problema: “È una questione che riguarda l’industrializzazione, non la scienza”. Nelle sue parole, l’intenzione di spingere l’acceleratore: le conoscenze scientifiche non mancano, ora serve produrre e farlo al più presto. D’altra parte, con un passato manageriale in Boeing, Shanahan conosce piuttosto bene le dinamiche industriali, ed è ritenuto più sensibile (rispetto al generale dei Marines Mattis) alla logica del made in America che piace tanto al presidente Trump. L’obiettivo è spingere la base industriale ad adattarsi alle esigenze della Difesa, soprattutto per ciò che concerne le nuove tecnologie.

LOCKHEED MARTIN IN TESTA

E il comparto industriale pare aver risposto all’appello del neo segretario alla Difesa. Quella dell’ipersonico, è “un’area in cui siamo impegnati da tanto tempo”, ha detto Doug Graham, vice presidente di Lockheed Martin per i programmi avanzati, ricordando come l’azienda guidata da Marillyn Hewson impegni centinaia di dipendenti sui programmi ipersonici, con la previsione di passare alle migliaia. “In particolare negli ultimi dieci anni – ha rimarcato Graham – ci siamo preparati per il momento in cui diventerà un’altra priorità per il governo statunitense; e credo che siamo ormai giunti a questo punto da un paio di anni”. D’altra parte, proprio Lockheed Martin si è vista assegnare dal Pentagono, tra aprile e agosto, un doppio contratto (da 928 e 450 milioni di dollari) per lo sviluppo di un nuovo sistema di lancio ipersonico. Il missile, atteso per il 2021, prende il nome di Hypersonic Conventional Strike Weapon (Hcsw) e si baserà sui requisiti di contratto che l’azienda sta definendo in “stretta collaborazione” con l’Usaf. Con i due contratti, il lavoro potenziale del colosso Usa sull’ipersonico ammonterebbe a circa un miliardo e mezzo di dollari.

LA SFIDA RUSSA E CINESE

Insieme agli altri programmi in fase di sviluppo, l’Hcsw è considerata la risposta degli Stati Uniti agli armamenti che nel campo dell’ipersonica sono già stati messi in mostra da Russia e Cina. Già a novembre 2017, Pechino annunciava l’avvenuto doppio test del DF-17, veicolo a planata ipersonica (Hgv), tecnologia considerata all’avanguardia anche rispetto ai più moderni missili balistici. Rispetto a questi ultimi, difatti, un Hgv è in grado di planare a velocità ipersonica al rientro dall’atmosfera, modificando la sua traiettoria e rendendosi estremamente più imprevedibile, il tutto trasportando testate convenzionali o nucleari. A fine dicembre, è stato Vladimir Putin a mostrare al mondo il suo veicolo a planata ipersonica: Avangard, che avrebbe compiuto con successo un test dalla base di lancio di Dombarovsky, nell’ovest del Paese, alla zona di Kura, nel nord della Kamchatka, estremo oriente russo.

LE ARMI DI PUTIN

Ancora prima, a marzo, Putin aveva illustrato tutte le nuove armi del proprio arsenale, facendo seguire a distanza di pochi giorni due test: il “pugnale” (il Khinzal), missile da crociera aviolanciato e ipersonico, definito “invincibile”; e il missile balistico più che intercontinentale Satan 2, vettore a gittata pressoché illimitata e dotato di tecnologia Mirv (testate multiple e indipendenti, da 10 a 24). Poco prima di Natale, invece, i canali media del Cremlino (Tass e Russia Today) hanno diffuso notizia dell’avvio delle prove sul nuovo siluro a propulsione nucleare Poseidon.

LE PREOCCUPAZIONI AMERICANE

Inevitabilmente, di fronte all’attivismo di quelli che la stessa National security strategy (Nss) definisce “i principali competitor” su scala globale”, gli Stati Uniti avvertono un certo ritardo. I più critici lo attribuiscono agli anni della sequestration sul budget della Difesa, reo di aver fermato gli investimenti nelle tecnologie più moderne e di prospettiva. A marzo, dopo i test russi sul Khinzal, il generale John Hyten, capo dell’US Strategic Command aveva ammesso: “Non abbiamo alcuna difesa in grado di negare l’impiego di questo tipo di armi contro di noi”. Più di recente, il sottosegretario alla Difesa per la Ricerca Michael Griffin (già numero uno della Nasa) ha detto che “ci vorranno anni, non mesi, ma neanche decenni” prima di riuscire ad avere una difesa contro questi sistemi. “Credo – ha aggiunto – che avremmo una capacità difensiva funzionante alla metà della decade”.

IL RUOLO DEL CONGRESSO

Una preoccupazioni piuttosto trasversale e bipartisan anche a Capitol Hill tra i membri repubblicani e democratici nel Congresso. Non a caso, nel budget 2018, alla Missile Defense Agency (Mda) sono arrivati 11,5 miliardi di dollari, circa 3,6 in più rispetto alla richiesta avanzata dall’amministrazione Trump. Una leggere flessione è prevista nel bilancio per il 2019, il quale però contiene indicazioni sulle capacità da sviluppare. In particolare, il legislatore ha chiesto di pensare a un’infrastruttura spaziale di sensori e intercettori, nonché a droni laser capaci di colpire le minacce nella fase iniziale nel volo.

L’INVITO ALL’INDUSTRIA

Anche da ciò deriva l’invito rivolto all’industria da Patrick Shanahan, corredato da una serie di contratti che l’Mda ha assegnato ai maggiori contractor Usa già a fine settembre. Sono 21 le aziende statunitensi che hanno ricevuto finanziamenti dall’agenzia (nell’ordine di circa 1 milione di dollari per programma) per ricerca e sviluppo nel campo dei sistemi ipersonici. A Boeing è andato ad esempio il contratto per progettare armi laser in grado di intercettare i missili oltre l’atmosfera, nell’ambito del concept design denominato “Space based hypersonic defender”. Lockheed Martin e Raytheon lavoreranno invece su missili intercettori denominati “SkyFire” e “Valkyrie”, procedendo anche (così come Northrop Grumman e L3 Technologies) su sistemi di difesa “non cinetici” per l’electronic warfare.

pentagono, Boeing

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