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C’era da aspettarselo. L’Europa risponde per le rime agli Stati Uniti dell’era Trump, rei di aver imposto pesantissimi dazi alle importazioni di acciaio e alluminio prodotto in Ue (qui l’approfondimento di Formiche.net della scorsa settimana). Tariffe del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio che rischiano di intaccare e nemmeno poco i fatturati dei grandi produttori europei.

Francia e Germania lo avevano d’altronde annunciato pochi giorni fa: la risposta europea all’attacco commerciale di Trump sarà dura e compatta. Detto fatto. Poche ore fa è arrivato il via libera della Commissione europea alla decisione di applicare dazi addizionali a una serie di importazioni dagli Stati Uniti. La tabella di marcia prevede una prima procedura formale in coordinamento con gli Stati da completare prima di fine mese, per poi far entrare in vigore i dazi ai primi di luglio.

I dazi europei, che colpiranno prodotti da moto a barche, dal burro di arachidi ai tessili ai jeans, dovranno riequilibrare il danno subito dalla Ue che Bruxelles valuta di 6,4 miliardi (ai valori di export 2017). I diritti di riequilibrio decisi dalla Ue, nel quadro delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, valgono però solo 2,8 miliardi. Il riequilibrio della parte restante (3,6 miliardi) avverrà più avanti entro tre anni o dopo una valutazione positiva nel quadro della regolazione della disputa presso la stessa Omc.

Per quanto riguarda la sponda americana, i dazi di Trump sono entrati in vigore il primo giugno e, oltre all’Ue, anche Messico e Canada hanno annunciato che prenderanno delle contromisure contro Washington. La proposta della Commissione europea deve essere firmata dagli Stati membri del blocco, che non condividono tutti la stessa visione. La Francia e l’Olanda sostengono la linea dura contro gli Stati Uniti, mentre l’esportatrice Germania ha sollecitato prudenza nei confronti delle politiche America First di Trump.

“Abbiamo avuto pieno sostegno da parte degli stati membri su queste misure che proponiamo ora” per rispondere ai dazi Usa su acciaio e alluminio, anche perché non c’è spazio per un comportamento discrezionale se vogliamo difendere il nostro legittimo interesse e un ordine mondiale basato sulle regole” per il commercio, ha assicurato il vicepresidente della Commissione Ue Jyrki Katainen.

La commissaria al commercio Cecilia Malmstroem, ha ricordato Katainen, “ha offerto moltissime opportunità agli Usa per un approccio costruttivo” sulla revisione di alcune tariffe doganali e la riforma del Wto, “ma gli Stati Uniti hanno rifiutato, anche se l’offerta resta sempre valida e possono sempre trovare un amico su questa sponda dell’Atlantico”.

Intanto arrivano i primi allarmi per l’Italia, che di beni dagli Stati Uniti ne importa in quantità. Secondo la Coldiretti la guerra commerciale scatenata da Trump si estenderà pericolosamente anche alla tavola con le ritorsioni dell’Unione Europea che colpiscono le importazioni dagli Stati Uniti di bourbon whiskey, mirtilli, succo d’arancia, fagioli, mais, burro d’arachidi, riso, tabacco e sigari che solo per l’Italia valgono circa 30 milioni di euro nel 2017, oltre che ai manufatti in ferro, acciaio e ghisa, barche, motociclette, abiti e cosmetici.

“Per l’Italia si tratta di una pericolosa escalation che mette a rischio circa 4 miliardi di export agroalimentare Made in Italy in Usa dove si è registrato un aumento del 6% nel 2017. Gli Usa si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna. Il vino risulta essere il prodotto più gettonato dagli statunitensi, davanti a olio, formaggi e pasta”, avverte l’associazione.

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