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La società per la rete unica in Italia? Una gran bella idea, anche per gli analisti di Credit Suisse. Che si aggiungono al novero degli sponsor per la creazione di un soggetto unitario al quale affidare la gestione della rete a banda larga nel Paese. Non ultimo il governo gialloverde che sembra essersi convinto ad aprire definitivamente il cantiere, anche se prima Tim deve avviare lo spin off della sua rete in rame, non senza aver a monte di tutto questo trovato un accordo con l’azionista francese (24%) Vivendi (qui l’intervista di ieri a Massimo Mucchetti).

Un report pubblicato ieri dalla banca d’affari elvetica e dedicato all’ex monopolista vede con favore la costituzione di un soggetto per la gestione della rete, progetto caro all’ex ceo Amos Genish che però ha posto sempre come condizione inderogabile il mantenimento del controllo sulla società post spin off. Visione però non condivisa dai consiglieri espressi dal fondo americano Elliott, i quali anche per questo hanno optato per la sfiducia a Genish. Secondo Credit Suisse, la società della rete “rappresenta un’operazione assolutamente positiva, in grado di comportare un duplice beneficio” per l’ex Telecom.

“Da una parte eliminerebbe il rischio di una gestione duale della rete in Italia, divisa tra Open Fiber (il soggetto pubblico partecipato da Enel e Cdp, ndr) per far confluire l’intero asset nelle mani di un unico gestore”. Dall’altra, scrivono gli analisti di Credit Suisse, con l’operazione in essere al vaglio dell’esecutivo “si consentirebbe a Tim di abbattere i prezzi all’ingrosso con un effetto benefico sulle tariffe da applicare agli abbonati”.

Lo spin off e la successiva creazione di una società unica avrebbero infatti delle ricadute sulla forza lavoro, con dei possibili esuberi. Inoltre il piano prevede diversi passaggi molto articolati come il meccanismo della Rab per la quale le remunerazioni degli investimenti sono finanziate attraverso specifici contributi presenti in bolletta. In pratica una parte importante del costo dell’opreazione verrebbe a gravare sui consumatori attraverso un aggravio delle tariffe, sia all’ingrosso che al dettaglio. D’altro canto, secondo Credit Suisse, la creazione di un soggetto unico potrebbe nel tempo compensare un eventuale ritocco al rialzo delle tariffe.

Credit Suisse insomma benedice l’orientamento del vicepremier e ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, che punta ad allestire una norma che porti a una fusione della rete di Tim con quella di Open Fiber entro l’anno. “Stiamo lavorando per creare le condizioni per creare un singolo player per la distribuzione di internet e della banda larga”, ha detto Di Maio. E per Credit Suisse va bene.

Tim, anche Credit Suisse tifa per la società della rete

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