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Dopo un anno a dir poco esaltante (che lo ha portato a diventare ministro dell’Interno e tra i leader politici europei più tonici e lanciati verso nuovi successi elettorali) Matteo Salvini vive in questi giorni il suo primo vero momento di difficoltà, non privo di qualche nota di amarezza.
Sia chiaro, sarebbe semplicemente ridicolo parlare di crisi per la Lega e il suo Capo indiscusso, poiché i dati dei sondaggi sono decisamente positivi e segnano un incremento dell’80 % nei consensi rispetto al pur brillantissimo risultato di marzo. Performance che nessuno in questo momento può vantare né dentro i confini nazionali (il sorpasso ai danni del M5S è ormai consolidato) né fuori, dove un po’ tutti i leader europei (da Macron alla Merkel, passando per la May) fanno i conti da tempo con batoste elettorali, crolli di consenso personale e dimissioni a frotte di ministri.

Nonostante questo Matteo S è inquieto e non ne fa mistero con le persone a lui più vicine.
Esterna un’inquietudine difficile da registrare per chi non lo conosce (il carattere dell’uomo è solido e ormai da tempo fornito di robuste protezioni emotive verso le intemperie della politica e della vita), ma piuttosto impressionante per chi invece ha confidenza con lui. Ecco allora venire avanti l’opportunità di interrogarsi su questa inquietudine, che è (sostanzialmente) figlia di una esperienza personale recente (e dolorosa), di una sopravvenuta consapevolezza politica e, infine, di una sempre più evidente strategia di carattere internazionale.

Sul piano personale non è certo il caso di indugiare, perché non è elegante né civile. Però va detto che la conclusione della relazione con Elisa Isoardi ha avuto un “momento pubblico” (l’ormai celebre fotografia postata su Instagram) che non ha reso un buon servizio al ministro né al leader politico. In quella foto c’è troppo di privato, troppo di “dietro le quinte” per essere utile (o anche soltanto innocente): per questo ha avuto un effetto decisamente agrodolce, soprattutto agli occhi dei colleghi di Salvini (i ministri dell’Interno) in giro per l’Europa e per il mondo, notoriamente indirizzati al massimo livello di riservatezza.

Poi c’è la consapevolezza politica, che ormai si fa strada con evidenza e riguarda la tenuta complessiva della maggioranza. La spinta che viene dal basso è ormai fortissima, basti pensare che in molte province del nord la Lega raccoglie ormai consensi più che doppi di quelli del M5S, con effetti che si vedranno plasticamente in tutte le prossime tornate elettorali (e che in Trentino già sono stati brutali). Ma se è vero (ed è vero) che il rapporto tra Salvini e Di Maio tiene (pur tra molte incomprensioni e lunghe ore di silenzi imbronciati), non altrettanto si può dire tra i due partiti e nelle dinamiche parlamentari, dove ormai quotidianamente si registrano frizioni e battibecchi molto accesi. Tutto ciò per ora intacca solo i consensi grillini, ma proprio Salvini comincia a pensare che anche per lui rischia di esserci, prima o poi, un effetto boomerang (in inverno è più difficile tenere in vista il tema dell’immigrazione).

Al terzo posto c’è infine lo scenario internazionale, massicciamente condizionato dagli aspetti economici. Qui Salvini vede con lucidità estrema lo stato dell’arte, che è semplicemente riassumibile come segue: l’Italia è sotto attacco ma per resistere ha bisogno di dati decenti dell’economia nazionale, perché a quel punto sul versante politico la partita è giocabile. Ecco perché dice sì a Tav, Tap, Terzo Valico e così via, ecco perché parla di impianti per la gestione dei rifiuti da costruire in ogni provincia. Salvini capisce perfettamente che solo con dati dignitosi di crescita economica regge la sua posizione “sovranista”, che rischia invece di essere travolta in caso di fallimento sui conti pubblici e sul Pil (anche perché a quel punto l’intera manovra andrebbe riscritta). Tutto ciò però si scontra con l’impostazione grillina, che invece fa del dire No (più o meno a tutto) il mantra vincente, vedendo dietro ogni grande opera un coacervo di interessi innominabili da cui tenersi alla larga.
Ecco dunque profilarsi per il Capo (Matteo S) un finale d’anno di fattiva inquietudine, necessaria per prepararsi alla grande battaglia del prossimo anno.
Ai fedelissimi però dice con chiarezza una cosa soltanto: non si farà dettare l’agenda da altri, nessuno escluso. Ma proprio nessuno.

matteo

L’inquietudine di Matteo S (c’entra anche l’Elisa)

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