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Caccia al gas, pretese territoriali e disarticolazione attiva in due quadranti: sono queste le direttrici di marcia decise dal Presidente turco Erdogan in quel fazzoletto di acque nel Mediterraneo orientale dove si sta giocando la partita relativa al dossier idrocarburi.

Un ventaglio di mosse che partono dalle nuove indagini effettuate dalle navi turche proprio nei giorni in cui Cipro emette un Navtex per le esplorazioni fino al febbraio 2019 e mentre il ministro della difesa di Ankara fa delle allusioni per considerare Creta un’isola dell’arcipelago senza una propria piattaforma continentale, tra la Turchia e la Libia. Mentre invece è isola greca di uno stato membro Ue.

QUI ANKARA

Ancora indagini della nave turca Fatih al largo della costa di Antalya, dove sorgerà la prima centrale nucleare turca, mentre la nave di ricerca Barbaras rimane nel tratto di mare “caldo” che comprende la parte orientale della piattaforma continentale greca, e le trame 4 e 5 della zona economica esclusiva di Cipro (Zee).

Le decisioni energetiche nel Mediterraneo orientale si sommano ai proclami del ministro della Difesa Houlousi Akar: “I nostri interlocutori dovrebbero essere consapevoli che non permetteremo che i nostri diritti vengano violati. Uno dei requisiti più importanti affinché il nostro esercito sia pronto per le operazioni in qualsiasi momento è lo sviluppo dell’industria della difesa nazionale.

Sono stati fatti passi importanti verso la nazionalizzazione dell’industria della difesa, mentre i traditori al nostro interno sono stati eliminati. Le navi Barbaros Hayrettin Pasha e Fatih continuano le loro attività”.

DIFESA

Parole che trovano conferma nella decisione di Erdogan di potenziare lo sviluppo militare dei mezzi turchi. 24 ore prima infatti, in occasione del varo di una nuova della corvetta della Marina turca, il presidente ha lanciato l’ennesimo messaggio ai “vicini” ed alla comunità internazionale utilizzando toni pesanti. Ha avvertito che il suo paese non permetterà a “nessun rapinatore” di sfruttare i propri interessi, riferendosi alle perforazioni nella Zee di Cipro che sono fatte dai legittimi vincitori della gara internazionale, tra cui Exxon Mobile. Aggiungendo una chiusa dal sapore minaccioso: “Le nostre navi mostreranno la nostra forza, coloro che pensano di poter intervenire nel Mediterraneo o nell’Egeo hanno iniziato a rendersi conto di quanto grande sia stato il loro errore”.

Il tutto si inserisce in un contesto di persistente tensione, caratterizzato da una serie di esercitazioni turche al limite delle acque territoriali greche, nei pressi dell’isola di Kastellorizo.

GAS

La mobilitazione turca ha subito un’accelerata a causa delle immimenti perforazioni nella Zee di Cipro da parte di ExxonMobil in collaborazione con Qatar Petroleum nella trama 10. Prossimamente autorità, militari e osservatori internazionali si ritroveranno sul molo di Limassol per accogliere la nave di perforazione Icemax Stena, battente bandiera inglese, che attualmente si trova al largo di Gibilterra. Il blocco 10 è unanimemente considerato di rilevanza strategica perché si stima che contenga enormi riserve di gas (con la potenzialità di rappresentare una sorta di nuovo Zohr) e, in secondo luogo, perché la presenza degli Stati Uniti nella regione scoraggerebbe l’aggressione turca.

Di contro il principale timore cipriota risiede nel fatto che Ankara sembra aver dimenticato il precedente della scorsa primavera, quando le minacce contro la nave della Exxon furono seguite dall’arrivo in quelle acque della Sesta Flotta Usa.

La risposta ad Ankara, indiretta ma chirurgica, arriva da Tel Aviv: la presenza di Benjamin Netanyahu a Varna, con i primi ministri di Grecia, Bulgaria, Serbia e Romania ha dimostrato tutta l’importanza politica non solo della realizzazione del progetto di gasdotto Est Med, in chiave energetica e politica, ma dell’asse ormai consolidato (e guidato da Washington) tra Tel Aviv, Nicosia, Atene e Il Cairo.

OBIETTIVI

C’è però anche un nuovo aspetto che si lega al dossier idrocarburi ed è direttamente proporzionale alla retorica turca che nelle ultime settimane sta investendo anche l’isola di Creta. Secondo alcune ricostruzioni Ankara nelle intenzioni spingerebbe per considerare Creta un’isola dell’arcipelago del Mediterraneo orientale senza una propria piattaforma continentale, tra la Turchia e la Libia. Mentre invece è isola greca di uno stato membro Ue.

Vanno in questo senso le posizioni più volte espresse dal ministro Akar (che non è un diplomatico ma un militare dell’inner circle erdoganiano più stretto) riguardo le rivendicazioni turche di base, che abbracciano l’estensione delle acque territoriali da 6 a 12 miglia nautiche. Una mobilitazione che non ha mancato di produrre le prime reazioni: Atene e Nicosia stanno progettando di creare una singola zona in cui effettuare esercitazioni congiunte e operazioni di pattugliamento costanti, se possibile con un carattere multinazionale. La forza più attiva in questo frangente è Israele che farà da supervisore.

twitter@FDepalo

Tutte le mosse (scomposte) di Ankara nel Mediterraneo orientale

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