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L’annuncio dell’amministrazione Trump di voler ritirare gli Stati Uniti dal trattato Inf, acronimo inglese di Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, l’accordo chiuso tra Reagan e Gorbaciov sulle forze nucleari a medio raggio, ha creato reazioni, non foss’altro per il forte peso simbolico che l’Inf ha sempre avuto.

“Però – spiega a Formiche.net Nona Mikhelidze, head of the Eastern Europe and Eurasia Programme dell’Istituto Affari Internazionali (Iai) – sebbene il trattato è stato a lungo il fondamento delle relazioni tra Stati Uniti e Russia, tutti sappiamo che né Mosca né Washington hanno mostrato molto entusiasmo politico o persistenza nel volerlo salvare. Per questo forse sta giungendo alla sua logica fine”. “Ovviamente se la decisione di Trump sarà definitiva e non è un bluff”, aggiunge l’analista.

Il problema è un altro, spiega, perché “è stata Washington, non Mosca, a esprimere per primo ufficialmente dubbi sul valore del trattato, e questo mette il Cremlino dalla parte di chi che ha ragione, mentre gli americani da quella del torto”. La mossa di Trump permette alla Russia di salvarsi “dalla responsabilità di aver demolito il trattato, e a questo punto non conta più niente il fatto che ci sono tanti nell’establishment politico russo che si lamentano di questo trattato.

“Quel che conta è che è stata Washington per prima ad abbandonarlo. E, visto che il ritiro degli Stati Uniti dall’Inf rappresenta una nuova escalation nella già difficile relazione tra Russia e America, sicuramente Mosca lo utilizzerà con scopi di propaganda”, spiega l’analista.

Ma dal punto di vista delle implicazioni globali, cosa dobbiamo aspettarci? “Primo, Il regime di non proliferazione nucleare, che sarà discusso nella prossima Conferenza di revisione nel 2020, ora affronta un futuro ancora più incerto. È del tutto possibile che la prossima Conferenza sulla non proliferazione sia effettivamente l’ultima”.

Secondo, continua Mikhelidze, “uno dei motivi che potrebbe aver spinto gli americani a ritirarsi dal trattato potrebbe essere collegato alla Cina”. L’amministrazione Trump si è pronunciata varie volte sulle sue preoccupazioni in merito all’arsenale nucleare cinese in espansione. “In effetti, criticando il Trattato Inf, i funzionari americani si sono concentrati maggiormente sul fatto che non impone limiti alle forze nucleari di Pechino”, e questo è un problema per l’America trumpiana che ha ingaggiato uno scontro globale con l’Impero Celeste.

Poi – aggiunge l’analista dello Iai – c’è un terzo aspetto che riguarda la denuclearizzazione della Corea del Nord: “Se dovessero fallire i contatti negoziali in corso, gli Stati Uniti torneranno a esercitare pressioni su Pyongyang, e il ritiro dall’Inf permetterebbe all’America di schierare i suoi missili nucleari a medio raggio nel Nordest asiatico. Un argomento che, ovviamente, rafforza la rivalità e la tensione fra la Cina e Usa”.

“Indipendentemente da come andranno le cose, credo che per il futuro si dovrebbe pensare a un accordo multilaterale, anziché avere il formato bilaterale russo-americano, nel regime di controllo degli armamenti”, chiosa Mikhelidze.

Usa e Russia alla prova dei missili. Gli scenari spiegati da Nona Mikhelidze

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