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Beppe Grillo fa la sua parte di capo-comico e capo politico, Luigi Di Maio incarna l’anima istituzionale e governativa nel teatro della politica in cui il Movimento 5 Stelle sta recitado, assieme alla Lega di Matteo Salvini, da protagonista. In questi termini il professore ed esperto di comunicazione politica Massimiliano Panarari legge l’attacco dal palco di Italia 5 Stelle rivolto da Grillo al Presidente della Repubblica: un modo per parlare alla pancia degli elettori a 5 Stelle e per tastare fin dove si può tirare la corda. Si tratta di una strategia, spiega il professore, in cui si sente chi grida più forte all’epoca in cui la politica non esce mai di scena…

Beppe Grillo, ieri, dal palco di Italia 5 Stelle ha attaccato frontalmente il ruolo del Quirinale e del Presidente della Repubblica. In serata è arrivata la presa di distanza del Movimento 5 Stelle e del premier Conte. Come leggere questo doppio registro?

L’espressione doppio registro è perfetta, potremmo anche chiamarla doppia morale o doppio forno. Il punto è che il Movimento 5 Stelle è un partito-movimento liquido, un prisma all’interno del quale sono presenti caratteristiche, figure e maschere – nell’accezione teatrale – differenti, che si rivolgono a componenti differenti dell’elettorato. È come se questo partito “catch all”, o meglio che fino ad oggi è stato un catch all party, potesse superare la logica della non contraddizione appunto attraverso la fidelizzazione veicolando messaggi rivolti a settori specifici dell’elettorato attraverso figure che rappresentano anime diverse.

Insomma, c’è chi parla alla pancia e chi parla alla testa. Sono le diverse correnti del Movimento?

In buona sostanza, quelle che erano le correnti dei partiti tradizionali, di integrazione sociale, di massa e ideologici, oggi sono, in un’epoca di simulacri e rappresentazioni e per un partito che è fondato sulla comunicazione, sostituite da sensibilità e orientamenti che vengono incarnate da singole figure. In tutto questo Grillo fa letteralmente il suo mestiere, che è da un lato quello del capo comico, uomo di spettacolo con una specificità, e dall’altro fa, per molti versi, ancora il leader politico in un partito che non ha una struttura, un’organigramma dirigenziale strutturato come è avvenuto in tutti i partiti fino ad oggi e nel quale in assenza di un dibattito interno, in assenza di una catena di comando definita, si ha l’impressione che Beppe Grillo e Davide Casaleggio continuino a essere i veri decisori.

Beppe Grillo non è solo il capo-comico, ma anche il fondatore del Movimento…

La parte di capo-comico di Grillo è stata fondamentale per conquistare consenso e viene ancora utilizzata in questi termini, perché Grillo viene mandato sul palco a riempire un evento pubblico in un momento in cui si registra qualche flessione di consenso, anche se molto contenuta, quindi per rianimare la piazza, così fondamentale per il Movimento 5 Stelle. Non a caso è Grillo che conclude l’evento Italia 5 Stelle con un comizio/show finale, e lo fa per l’appunto definendosi l’eletto. Ma anche dal punto di vista della costruzione del palinsesto il suo intervento arriva nel momento più importante, cioè alla fine, l’equivalente di quello che farebbe un segretario di partito. Allora la specificità di Beppe Grillo risiede nel fatto che è all’interno dei generi dello spettacolo letteralmente uno stand up comedian, cioè la sua è quella modalità di fare cabaret e fare teatro che trova una interazione diretta con il pubblico e che modifica il proprio repertorio in relazione ai feedback e alle reazioni del pubblico live. Quello che si è visto ieri non è diverso da quanto è accaduto in passato: le reazioni del pubblico rispetto alle sue affermazioni, che servono da un lato a saggiare fino a dove si può spingere il Movimento 5 Stelle, cioè fin dove può andare, fino a dove può spingere l’asticella, naturalmente all’interno di uno schema in cui c’è Grillo che lancia il ballon d’essai e l’anima istituzionale Di Maio, quella che sta al governo, che insieme a Conte modula, sfuma e attutisce le spinte in avanti di Beppe Grillo.

Insomma, Grillo parla alla pancia del Movimento…

Grillo ha letteralmente questa funzione di carotaggio che evidentemente mostra anche la pancia, le viscere, gli umori profondi e il sentiment di una parte importante della base, quella dei militanti, quella che si attiva, quella che va alle manifestazioni e quella che commenta sui social, che naturalmente è la componente più estrema. Peraltro Grillo si è fatto completamente ventriloquo e interprete di un elemento ideologico del Movimento, ossia il fastidio rispetto alla strutturazione del nostro sistema politico come democrazia liberale. Non è una novità, Casaleggio lo ha ripetuto dicendo che forse il Movimento a un certo punto non servirà perché avrà esaurito la sua funzione, e accadrà quando i cittadini saranno entrati dentro lo Stato. Al di là del fatto che possa essere utopico e quand’anche animato dalle migliori intenzioni è evidentemente una forzatura e uno stravolgimento dell’idea di democrazia liberale rappresentativa. Poi a voler essere malevoli si può anche pensare che questo sia un messaggio lanciato direttamente a Sergio Mattarella, anche se il ragionamento di Grillo rimaneva in termini molto generali per quanto con alcune affermazioni assolutamente incostituzionali.

Il Movimento si è sempre definito garante della Costituzione, non trova che ci sia una contraddizione?

Questa è l’ennesima contraddizione del Movimento 5 Stelle. Potremmo classificarlo come paradosso post-moderno, ma andando al di là delle definizioni c’è un elemento di contraddizione perché è lo stesso Movimento che sosteneva a ogni piè sospinto, prima di andare al governo, di essere l’unico vero campione difensore intransigente della Costituzione. Però in tutto questo, di nuovo, c’è una filigrana.

Quale?

La filigrana che traspare è quella del fastidio nei confronti della democrazia liberale rappresentativa. Fastidio che viene rappresentato in mille modi, in questo caso anche nei confronti del Presidente della Repubblica che notoriamente, essendo l’Italia un regime parlamentare e non presidenziale, non ha quei poteri che sono presenti in altri sistemi liberal-democratici dell’Occidente. Quindi ancora una volta l’iperbole è la cifra distintiva delle affermazioni di Grillo. In questo mi sembra si ribadisca ancora una volta l’ideologia profonda di questo Movimento: tutti i riferimenti che Grillo faceva e ha fatto alla tecnologia, questa idea di dover trasformare un sistema politico in relazione agli avanzamenti tecnologici. Naturalmente le forme politiche sono figlie delle forme sociali, economiche e anche tecnologiche della propria epoca, ma questa idea che la tecnologia possa superare la politica di nuovo ci rimanda alle radici profonde del Movimento 5 Stelle, che è un movimento antipolitico, oltreché antipartitico, oltreché per molti versi antiparlamentare.

I suoi eletti sono infatti “portavoce”…

Il loro ruolo è riassunto nell’idea populista del vincolo di mandato. Le magliette gialle dei parlamentari che se ne andavano in giro per il Circo Massimo con la scritta “Il portavoce nazionale ti ascolta” dimostra l’idea dell’intercambiabilità, della sostituibilità, del parlamentare che è la diretta emanazione di che cosa? Nella fictio populista è l’espressione della volontà popolare, riconducibile al principio maggioritario, cioè la volontà della maggioranza che viene presentata come la volontà totale del popolo, e dall’altro però nel concreto nel caso del Movimento 5 Stelle significa appiattimento alla volontà dei decisori al vertice della catena di comando.

Intende Grillo e Casaleggio?

M5S è un partito in cui la catena decisionale di comando verosimilmente vede un ruolo decisivo di un uomo di spettacolo non eletto, indispensabile perché la politica spettacolo e la comunicazione è indispensabile per M5S, e di un imprenditore privato che si chiama Davide Casaleggio, anch’egli non eletto, che però è il custode dei codici che governano la famosa piattaforma Rousseau e le altre piattaforme informatiche a cui viene dedicata enorme attenzione dal punto di vista dei regolamenti interni, pur non avendo peraltro mai depositato uno statuto. Casaleggio è una figura di privato cittadino che ha un ruolo enorme anche rispetto a dei cittadini eletti, che sono espressione di quella forza politica. Sono cortocircuiti del paradosso post-moderno che vanno nella direzione di non rendere quella idea di trasparenza che i 5 Stelle hanno sempre sostenuto e che evidenzia una visione antitetica al modello della democrazia liberale rappresentativa.

Una spettacolarizzazione resa possibile anche da una campagna elettorale permanente…

Certo, è l’espressione della campagna elettorale permanente. Siamo in una situazione avvitata nel senso che la campagna elettorale permanente ha regalato ai partiti populisti grandi consensi, ma è la loro cifra comunicativa abituale. Il punto è che tutto viene pensato in questi termini. Ora la campagna elettorale permanente è una condizione dei sistemi politici occidentali, come diceva Sidney Blumenthal, almeno dal reaganismo in avanti, ma in Italia non l’avevamo mai vissuta in maniera così strutturale come in questa fase. La molteplicità di scadenze elettorali tipiche del nostro sistema politico viene trasformata in traguardi che per i populisti sono sostanziali. Il loro è un appello plebiscitario al consenso, per cui ogni appuntamento elettorale è rivestito di grande importanza. Era accaduto ieri a proposito delle elezioni in Trentino, e soprattutto avverrà nei prossimi mesi e questo ci costringerà ad assistere a toni altissimi in previsione delle elezioni europee. Da qui alle elezioni europee, insomma, sarà un costante messaggio elettorale rivolto in particolare dai partiti populisti al proprio elettorato. Ci sarà l’innalzamento dei toni, che è anche essenziale per entrare nel circuito della mediatizzazione e per mobilitare i propri elettorati in un contesto di manicheismo e estremizzazione, porterà a una escalation.

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