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“Sembra l’Assemblea dello scioglimento”. Sono queste le parole che escono dalla bocca di uno dei sette candidati alla segreteria del Pd mentre è in attesa del caffè al bar dell’Hotel Ergife dove si è svolta oggi l’Assemblea del Partito democratico. L’appuntamento apre di fatto la fase congressuale che porterà all’elezione del prossimo segretario e alle elezioni europee di maggio.

L’atmosfera nella sala più grande dell’hotel sull’Aurelia è tesa. La fese renziana è completamente superata e il Partito democratico si trova a ripartire dalle macerie del voto del 4 marzo. A testimoniarlo è l’assenza dell’ex premier Matteo Renzi. Troneggiano in prima fila, invece, i maggiorenti del partito: Paolo Gentiloni, Piero Fassino, Emanuele Fiano, Ettore Rosato e Maria Elena Boschi.

L’Assemblea parte con l’intervento di Frans Timmermans, presentato da Matteo Orfini, che chiede al Pd di essere sostenuto nella corsa alla presidenza dell’Ue. “Sapete bene quanto io amo il vostro Paese, che in verità è anche un po’ il mio Paese”, dice Timmermans dal palco. “Dobbiamo opporci a una maggioranza che va da M5S alla Lega, passando per FI. Questo facilita le cose: loro sono tutto quello che noi non siamo. Vi chiedo di essere al mio fianco in questa battaglia”. Subito dopo è Maurizio Martina a prendere la parola, e conferma le sue dimissioni ma non nasconde lo stato di confusione che sta attraversando il suo partito. “Mettiamo in campo insieme una nuova stagione di unità – continua l’ex segretario -, mettiamo in campo un congresso che sia in grado di stupire l’Italia per la sua concretezza e capacità di creare unità vera”.

Successivamente a prendere la parola sono i delegati. Il primo intervento, subito dopo le parole di Maurizio Martina, è quello di Catia Tarasconi, consigliera regionale in Emilia-Romagna, che attacca duramente il Pd. “Ritiratevi tutti, liberate il Pd. Siete ancora tutti accecati dalle vostre esigenze personali”, dice Tarasconi dal palco. “Parlate di fuoco amico ma sono stati gli elettori a fare fuoco contro di noi. Fuori di qui a nessuno interessa chi sta e chi non sta con Renzi, Martina, Zingaretti, Minniti. Per una volta provate a essere una squadra. Basta con l’arroganza. Faccio una proposta: io dico ritiratevi tutti. Riscriviamo lo Statuto, facciamolo noi delegati in assemblea e non i vertici”. Nel corso della sua invettivaTarasconi sottolinea come le divisioni nel partito siano ben rappresentate dal cordone che divide la testa del partito dal corpo dei delegati “minori”.

CORALLO: “BISOGNA RIFONDARE IL PARTITO, RIPARTIRE DA ZERO”

L’animosità di Catia Tarasconi si sposa bene con lo stato d’animo dei delegati e dei più giovani del Partito. La loro voce è ben rappresentata dall’intervento di Dario Corallo, vulcanico candidato outsider della segreteria. “Il Partito Democratico è già finito. Per la precisione è finito quando, nel 2012 la sinistra dice a Napolitano che non era il caso di andare al voto e sceglie di sostenere Mario Monti”, spiega Corallo ai microfoni di Formiche.net. “Il futuro del Partito Democratico è la sua rifondazione da zero, cancellando lo Statuto e ripartendo da un congresso larghissimo chiamando tutti quelli che sono usciti anche le basi di LeU e Sinistra Italiana, e tutti quelli che non sono mai entrati”.

Corallo sottolinea quanto ormai il Pd sia lontano da quella che dovrebbe essere la sua base elettorale di riferimento. “Parliamo con i ragazzi delle periferie, io ci sono cresciuto, e lì ci dicono che non c’è alcun margine di sopravvivenza per un partito come il nostro. Serve una struttura che sia capillare nel territorio, è inutile avere una sezione se poi la testa non ascolta la sezione. Bisogna rifare il partito, rifarlo da zero perché serve un partito che coinvolga i cittadini”, continua Corallo. “L’esperienza renziana è uguale a tutte le altre esperienze del Pd. Perché quella Veltroniana è stata diversa? Quella zingarettiana sarebbe diversa? Una minoranza prende il potere poi invoca l’unità”. Corallo propone di segnare una vera e propria discontinuità con il passato. “La mia linea politica è estendere il potere democratico a chi non ce l’ha, la loro è quella di prendere il potere”, conclude Corallo. “Io posso raccontare episodi banditeschi per ognuno dei candidati in corsa per la segreteria. E sui territori tutti conoscono questi episodi. Noi siamo rimasti in ombra per anni ma adesso vogliamo riprendere la nostra casa”.

CUPERLO: “TORNIAMO A ESSERE IN EMPATIA CON LA SOCIETÀ ITALIANA”

Desiderio di rifondazione si riscontra anche nelle parole di Gianni Cuperlo, sfidante di Matteo Renzi alle ultime primarie. “Renzi ha avuto il merito di accendere tante speranze e dare fiducia. Il renzismo è stato un’idea di modernizzazione del Paese con un piede all’interno della disintermediazione delle forze sociali e l’altra nella riforma costituzionale in una chiave di tipo presidenzialista anche se nel quadro di una repubblica parlamentare”, dice a Formiche.net Cuperlo. “Resta il fatto che quel modello è stato sconfitto nelle urne in due occasioni: al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 e alle elezioni del 4 marzo 2018”. Queste sconfitte hanno portato il Pd, che esce da un anno drammatico in cui si è consumata la sconfitta peggiore in tutta la storia repubblicana, a necessitare di un serio discorso interno.

“Dobbiamo rimetterci in piedi e guardare le cause di quella sconfitta e produrre una proposta politica seria. Non possiamo affidarci solo al fallimento di quelli che ora sono al governo e che stanno già fallendo. Questo è un partito in cui le correnti sono presenti ma non sono tenute insieme da una cultura di Governo o da una visione storica ma da rapporti di potere”, continua Cuperlo. “Dobbiamo tornare ad essere in empatia con la società italiana. Le faccio un esempio: qualche tempo fa il Papa disse che un buon pastore deve portare sulla sua pelle l’odore del suo gregge, lo stesso vale per il pastore di anime. Ecco noi dobbiamo tornare ad essere vicini alle persone che rappresentiamo, serve una dose notevole di umiltà e serve tornare a studiare”.

GIACHETTI:”REALIZZIAMO APPIENO IL PROGETTO DEL PD”

Critico nei confronti del Partito anche Roberto Giachetti, ex candidato al Comune di Roma che a settembre si mise in sciopero della fame per esortare il suo partito a scegliere una data per il congresso. “Il Pd sta provando a riprendersi dopo una scoppola elettorale rilevante”, dice a Formiche.net Giachetti. “Lo stato di salute è peggiore di quello che avrebbe potuto essere se il congresso l’avessimo fatto subito. Tutti i militanti che ho incontrato nel corso dei miei appuntamenti dopo le elezioni mi hanno chiesto perché non avessimo fatto il congresso prima. Questo è un esempio plastico di come il partito sia scollato dalla base elettorale”.

Se sono tante le voci che chiedono una rifondazione e una rivoluzione nel Pd per Giachetti la strada da seguire è un’altra. “Noi dovremmo compiere il progetto del Partito democratico fino in fondo, cosa che non abbiamo mai fatto. Quando sento parlare di tornare a una divisione tra la carica di segretario e quella di premier o di abbandonare la vocazione maggioritaria io resto stupito perché questa è la negazione dei tratti fondamentali del progetto politico del Pd”, conclude Giachetti. “Facendo autocritica io dico che nel futuro dovremmo mettere in campo un progetto serio sul piano dell’integrazione, su questo siamo stati deficitari. Inoltre dobbiamo mettere in campo una proposta seria sul lavoro a tempo determinato, riconoscendo che il lavoro a tempo indeterminato diventerà sempre più una chimera”.

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