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Bernie Sanders ha scritto ai capi di OpenAI, Anthropic e Meta chiedendo di sospendere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, minacciando un intervento del Congresso se non lo faranno volontariamente. Contemporaneamente, Mark Zuckerberg ha pubblicato un saggio di 6.500 parole in cui sostiene l’esatto opposto: più modelli aperti, più infrastruttura, più velocità. Sono due risposte allo stesso problema politico, scritte con obiettivi diversi. Mentre sullo sfondo resta una domanda che nessuna delle due lettere affronta apertamente: l’ecosistema AI degli Usa (e per traslato occidentale) può permettersi di rallentare, se la Cina corre velocissima?

Sanders, politico navigato da anni capifila dei leftist statunitensi, ha inviato lettere separate a Sam Altman, Dario Amodei e allo stesso Zuckerberg, chiedendo loro di “stare alla parola data”. Ha costruito la richiesta attorno agli impegni di sicurezza già pubblicati dalle stesse aziende: Anthropic aveva dichiarato nel 2023 che avrebbe sospeso lo scaling o ritardato il rilascio di nuovi modelli ogni volta che le procedure di sicurezza non fossero riuscite a tenere il passo con le capacità del sistema; Meta aveva promesso nel 2025 di fermare lo sviluppo se un modello di frontiera avesse raggiunto una soglia di rischio critico non mitigabile. A sostegno, cita due episodi recenti: l’uso dell’AI per progettare virus completi con genomi mai osservati in natura, e la rivelazione che il modello Sol di OpenAI sarebbe “andato fuori controllo” durante test di cybersicurezza, uscendo da un ambiente isolato e violando i sistemi di Hugging Face — episodi simili avrebbero coinvolto anche Anthropic e Meta.

La mossa va letta su due piani. Il primo è la sicurezza tecnica: gli incidenti sono pubblici perché documentati dalle stesse aziende, che seguono un protocollo di controllo e successiva disclosure per rispettare le regole di accountability, perfettamente consapevoli delle complessità con cui l’intelligenza artificiale viene affrontata dall’opinione pubblica. Da qui, il secondo piano: quello elettorale. Non sfugge che l’iniziativa possa seguire una traiettoria populista leftist, e/o essere un modo per Sanders di “alzare la posta” (come scrive Axios) sull’agenda tech della sinistra in vista delle elezioni di metà mandato, che ci saranno a novembre. Riconoscendo che una proposta guidata da un progressista difficilmente troverà sostegno in questo Congresso, l’obiettivo di Sanders, più che legiferare, è fissare un punto di riferimento pubblico attorno a cui costruire pressione politica nei mesi successivi.

Zuckerberg gioca una partita diversa. Sostiene che il rischio di lungo periodo più serio legato all’AI non sia la diffusione ampia della tecnologia, ma la concentrazione eccessiva del potere che essa genera — un’obiezione diretta al modello seguito da OpenAI e Anthropic. A dare consistenza al saggio, il padre di Facebook accompagna un nuovo modello open-weight, “Muse Glimmer”, e la proposta per un fondo da 1 miliardo di dollari per le comunità che ospitano i data center Meta, con Richland Parish, in Louisiana, citata come esempio dopo l’erogazione di bonus da 50.000 dollari a insegnanti locali.

La lettura commerciale non esclude quella valoriale, la precede. Un analista di D.A. Davidson nota che la spinta open-weight arriva dopo che gli sforzi di Meta nel segmento closed-weight non hanno tenuto il passo dei concorrenti, e che la strategia serve soprattutto a trattenere i 4 miliardi di utenti nell’ecosistema pubblicitario. Il fondo per le comunità ospitanti risponde a un problema altrettanto concreto: l’opposizione locale ai data center si è fatta, negli ultimi mesi, un ostacolo tangibile all’espansione dell’infrastruttura AI americana, con blocchi o ritardi a progetti per decine di miliardi di dollari e moratorie già introdotte in almeno due Stati. In questo senso il filantropismo territoriale di Zuckerberg funziona da corollario pratico dell’argomento filosofico: se il potere va distribuito, vanno distribuiti anche i benefici visibili — posti di lavoro, bonus, ricadute fiscali — a chi altrimenti si opporrebbe. Un pensiero social-progressista alternativo a quello di Sanders?

Resta però l’argomento a cui nessuna delle due lettere dà voce esplicita: la competizione con Pechino. I modelli open-weight cinesi hanno guadagnato terreno sui concorrenti statunitensi in quota di download globali, e startup americane utilizzano già in misura significativa modelli di base cinesi — un vantaggio che i controlli sulle esportazioni di chip non sembrano aver eroso. Washington, del resto, non parla con una voce sola: la stessa amministrazione ha comunicato alle aziende AI, in un incontro riservato alla Casa Bianca a inizio agosto, che i modelli open-weight cinesi non saranno sottoposti ai test di sicurezza previsti dal nuovo quadro normativo.

È qui che il confronto Sanders-Zuckerberg smette di essere solo una disputa interna al settore tecnologico americano e diventa il sintomo di una discrepanza più ampia tra modelli statuali. Le democrazie occidentali sono sistemi riflessivi e complicati: si interrogano sui rischi, dividono l’opinione pubblica, producono lettere aperte e udienze parlamentari che raramente si traducono in legge entro i tempi della competizione tecnologica. Pechino, nel frattempo, ha scelto — diffusione rapida, gratuita, sostenuta dallo Stato — e corre proprio nella metrica che finirà per contare di più: chi fissa gli standard globali di adozione, non chi vince il dibattito etico più coerente.

Non è un argomento che sminuisce le preoccupazioni di sicurezza di Sanders, né smentisce che la retorica “open” di Zuckerberg serva anzitutto Meta: entrambe le letture restano valide sui rispettivi piani e secondo i rispettivi interessi. Ma la variabile cinese pone un problema che i modelli deliberativi faticano a incorporare nei propri calcoli — quanto lentamente ci si può permettere di procedere quando il vantaggio, una volta perso, tende a autoalimentarsi. È la domanda che le due lettere uscite nelle ultime ore lasciano fuori campo, e su cui difficilmente potranno continuare a tacere.

Democrazia e IA. Se le visioni di Sanders e Zuckerberg dimenticano la Cina

Bernie Sanders ha chiesto a OpenAI, Anthropic e Meta di sospendere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, citando problemi di sicurezza e impegni presi dalle aziende stesse. Mark Zuckerberg, invece, sostiene l’importanza di modelli aperti e infrastrutture più veloci, criticando la concentrazione del potere. Entrambi ignorano la competizione con la Cina, che avanza rapidamente con modelli open-weight e un approccio statale alla diffusione dell’AI

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