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Amara constatazione: l’Italia ha bisogno dei mercati finanziari. Sono i mercati finanziari che non hanno bisogno dell’Italia. Tra pochi giorni inizierà un autunno molto caldo per l’economia italiana, dopo l’estate, altrettanto surriscaldata, che abbiamo appena passato. In calendario, infatti, ci sono i giudizi delle tre principali agenzie di rating internazionali, che dovranno esprimersi sullo stato delle finanze pubbliche del nostro paese. La prima che pubblicherà il suo giudizio sarà Fitch, il 31 Agosto, seguita da Moody’s, il 7 settembre e da Standard & Poor’s, il 26 ottobre. L’Italia rischia di vedere abbassato il giudizio sul suo debito pubblico, già pericolosamente vicino al livello “junk” (spazzatura), proprio nei giorni in cui il governo dovrà presentare, entro il prossimo 27 settembre, la Nota di Aggiornamento al DEF, contenente il quadro programmatico e le previsioni macroeconomiche sulla quale verrà redatta poi la Legge di Bilancio da presentare alla Commissione Europea, entro metà Ottobre.

Certamente, da quello che stiamo osservando, il governo Salvini – Di Maio sta facendo di tutto per attirarsi le antipatie e la diffidenza dei mercati finanziari. Mettiamo comunque in chiaro che il nostro obiettivo è solo quello dall’opposizione di contribuire a costruire un clima di credibilità nei confronti del nostro paese. I mercati finanziari non sono né buoni, né cattivi. Si limitano ad osservare, esprimere valutazioni e decidere dove spostare i loro capitali. Averli dalla propria parte è semplicemente un incommensurabile vantaggio economico. E’ evidente, però, che se un paese, per effetto delle politiche economiche e delle dichiarazioni dei suoi governanti, non dà affidamento, questi decidono di portare i loro investimenti altrove. Esattamente quello che sta succedendo in Italia.

È sin troppo evidente che alle agenzie di rating non piacciano i governi poco democratici o “sovranisti”, il cui obiettivo è quello di aumentare la loro sfera d’ingerenza nell’economia, togliendo spazio al libero mercato e all’iniziativa privata e di aizzare il popolo contro i presunti “speculatori”, con il solo obiettivo di ottenere maggior consenso. E’ un film che stiamo vedendo in questi giorni in Turchia, dove il presidente Erdogan sta accentrando sempre più il controllo dell’economia, lanciando proclami incendiari contro Stati Uniti e la comunità finanziaria internazionale, mentre la sua valuta sta colando a picco, l’inflazione ha ormai raggiunto la doppia cifra e l’economia rischia presto di entrare in recessione. Proprio queste sono state le motivazioni scritte nel rapporto delle agenzie di rating che hanno abbassato il rating della Turchia, portandolo a livello spazzatura. Lo stesso film rischiamo ora di vederlo proprio in Italia. Stessa situazione di fragilità finanziaria, stesso governo autoproclamatosi “populista” e “sovranista”, come quello turco, che intende proporre esattamente quanto proposto da Erdogan: politiche fiscali e monetarie espansive, anche se i bilanci pubblici non le consentirebbero, accentramento decisionale nelle mani di poche persone e attacco incondizionato alla comunità finanziaria internazionale, disinteressandosi delle conseguenze.

Sin troppo facile, in questo contesto, prevedere quali saranno i giudizi sul nostro paese. Per una Grecia che esce finalmente dal programma di osservazione internazionale, dopo molti anni di riforme lacrime e sangue, c’è un Italia che rischia di entrarvi presto. Difficile poter pensare che Luigi di Maio e Matteo Salvini possano pensare di vincere la guerra contro la finanza globale, che non ha interesse a far affondare l’Italia ma, più semplicemente, non è più interessata ad investirci. Quello che i due vicepremier non hanno capito è che per finanziare il nostro debito loro programma economico l’Italia ha bisogno dei mercati finanziari. Sono purtroppo i mercati finanziari che, al contrario, non hanno bisogno dell’Italia.

(Articolo tratto dal blog di Renato Brunetta su Free News Online)

L’Italia ha bisogno dei mercati finanziari. Non il contrario. La nota di Renato Brunetta

Di Renato Brunetta

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