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La presa di distanza del pentastellato Roberto Fico, presidente della Camera, sulla manovra economica del governo; il suo netto dissenso con la tesi sull’immigrazione del leader nazionalista ungherese Orban, sostenuta dal leghista Salvini, e appoggiata per meri interessi di sopravvivenza governativa anche dal vice presidente M5S Luigi Di Maio sono significativi di una insoddisfazione che prima serpeggiava sotto traccia tra gli autori del contratto di governo, ma che ora si manifesta in maniera chiara, dimostrando che il rapporto tra i due partiti di maggioranza non potrà avere vita lunga.

Le continue schermaglie che si stanno consumando tra gli esponenti di spicco dell’attuale maggioranza sono sintomatiche di un malessere che poco tranquillizzano gli italiani. Sin dai primi momenti della nascita dell’esecutivo guidato dal prof. Giuseppe Conte, neofita della politica di governo, ci si è resi conto che l’Italia non era affidata in mani esperte, ferme e sicure. Le perplessità, le incertezze, i dubbi non sono fatti isolati e occasionali, ma rappresentano la costante di un’azione del governo nel suo insieme, confusionaria, senza stella polare.

Basta ritornare un po’ indietro nel tempo per capire quanto sia stata pericolosa la storia dei vaccini, tanto bizzarra(?) da mettere in difficoltà famiglie, organizzazioni scolastiche, sistema sanitario. E’ stata necessaria una decisa presa di posizione dei presidi, insegnanti e genitori per arrivare ad ottenere una direttiva più o meno chiara dai ministri della sanità e della pubblica istruzione per limitare il caos già in fase attiva ad inizio anno scolastico. Non è andata meglio la trattativa sull’ILVA di Taranto, tra passi avanti e retromarce, uno stop and go che ha irritato molto operai, impiegati, dirigenti e gli stessi interlocutori potenziali acquirenti della azienda. E che dire della manovra economica che in queste ore sta tormentando gli esponenti più autorevoli dell’esecutivo? Flat tax, reddito di cittadinanza, pensioni, condoni fiscali: si fa la corsa a chi la spara più grossa come se il governo avesse a disposizione di suo tanti denari che può decidere come, dove e quando spenderli, senza dare conto ad alcuno.

Serve ancora avere un governo che ogni giorno va di male in peggio? Lo stracciarsi le vesti, un giorno sì e l’altro pure, sul falso problema dell’immigrazione, che sta sensibilmente diminuendo, non porta niente di buono agli italiani, come fingere di fare la lotta e contrastare le politiche dell’UE solo per esigenze di propaganda elettorale. Per non dire della materia pensionistica, che mette solo sotto stress gente che ha lavorato una intera vita e oggi deve sentirsi dire: per avere ciò che ti spetta devi lavorare ancora. Allora, se non si riesce ad avere una linea di governo sicura che tranquillizzi gli italiani meglio creare le condizioni per mandare a casa questo esecutivo, che fino ad oggi si è alimentato solo di una logorrea perniciosa. Si tenterà di cercare in Parlamento una nuova maggioranza più omogenea e più coesa, e ripartire. Se neppure questa ipotesi sarà praticabile l’unica strada che resta è il ricorso alle urne.

Se cade la foglia di Fico. Perché il governo può implodere

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