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Il tempo passa e lunedì saranno trascorsi 40 giorni dal disastro del crollo del ponte Morandi. Genova ha reagito con orgoglio, mettendo in piazza una manifestazione di grande valore civile e costruendo una strada alternativa (e provvisoria) a tempo di record (bravi il governatore Toti e il sindaco Bucci).

Il governo, che ha fatto la sua parte nell’emergenza, sembra ora avvitarsi su due punti che faticano a trovare la luce, cioè il nome del commissario cui affidare poteri in deroga e la compagine che metterà mano alla ricostruzione del ponte. Sul secondo argomento giungono dall’esecutivo segnali nettamente contrastanti, che possono essere così riassunti: Di Maio e Toninelli, da un lato, che vogliono espellere Società Autostrade da ogni ruolo nel “dopo” e la Lega che predica prudenza e cerca la soluzione più rapida per arrivare al nuovo ponte, mentre il premier prende tempo cercando una sintesi.

Oggi però è un giorno importante, perché ci consegna due novità o notizie, ognuno le chiami come preferisce. Da un lato infatti i colleghi del Sole 24 Ore ci informano del fatto che Fincantieri e Italferr (due eccellenze italiane nei loro rispettivi mestieri) non dispongo di un decisivo requisito amministrativo per costruire ponti (si chiama SOE in linguaggio tecnico). Dall’altro c’è l’importante conversazione dell’amministratore delegato di Fincantieri con Annalisa Chirico per Il Foglio, dove il “Grande Timoniere” Giuseppe Bono (in sella dal 2002) spiega decisamente la sua posizione, pur espressa con l’equilibrio di un navigato marinaio dalle mille tempeste superate.

Bono dice in sostanza due cose. La prima: sono uomo delle istituzioni e quindi attendo che il governo mi dica cosa devo fare, avendo ben chiaro che Fincantieri sa fare bene molte delle cose utili per Genova. La seconda: quando abbiamo presentato il progetto di Renzo Piano con Toti, Bucci e l’amministratore delegato di Aspi Castellucci ci siamo trovati “allineati sul da farsi”.

Ecco allora tutto tornare al “Via” come nelle più classiche partite del Monopoli. Il mondo degli avveduti osservatori di cose di mondo, della politica e del business consiglia senza indugio di trovare una soluzione di compromesso, che consenta di avere tutti al tavolo (Aspi compresa) per giungere ad una rapida e virtuosa soluzione, naturalmente nel più totale controllo da parte dello Stato e delle amministrazioni locali. A parte, poi, c’è l’inchiesta della magistratura che deve fare il suo corso, possibilmente rapido ed efficace (ad oggi ci pare avviato il lavoro nel migliore dei modi).

Ci permettiamo dunque un consiglio (non richiesto) al ministro Toninelli e al governo nel suo complesso: ascoltate le parole di Bono. Conviene a tutti, anche a voi.

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