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“Siamo sicuri che gli Stati Uniti siano il nostro più grande alleato, ma la Russia resta un partner commerciale”. Parola del ministro della Difesa Elisabetta Trenta, che alla Cnbc ha spiegato la posizione del governo italiano riguardo a Mosca. Alla numero uno di palazzo Baracchini è toccato (ancora una volta) dare profondità e chiarezza alla linea dell’esecutivo, non sempre chiarissima su alcune questioni internazionali.

STORIA DELLE PERPLESSITÀ ALLEATE

Non bisogna dimenticare, infatti, che proprio l’ambigua proiezione nei confronti di Mosca rappresentava uno dei dubbi principali che aleggiavano intorno al nuovo governo nel momento del suo insediamento. Tanto la Lega quanto il M5S, chi più chi meno, mantenevano un atteggiamento di apertura rispetto alla linea dura prevalente in ambito Nato. Una prima bozza del contratto tra le due forze politiche proponeva addirittura la rimozione “immediata” delle sanzioni, che aveva fatto presagire che l’Italia avrebbe posto il veto al rinnovo in sede Ue e (ai più pessimisti) che sarebbe addirittura scivolata verso est. Ciò non è avvenuto, e anzi il tutto è stato sostituito da un linguaggio più soft e rassicurante. Nel summit Nato di luglio è arrivata l’adesione incondizionata all’Alleanza Atlantica (seppur con le richieste di guardare di più a sud e di riprendere il dialogo con la Russia) e poi il viaggio del premier Conte a Washington, quello in cui “Donald” e “Giuseppe” sono sembrati amici di vecchia data. Restano però delle perplessità, legate ad esempio alla vicinanza tra il partito del vice premier Matteo Salvini e Russia Unita, il partito del presidente Putin (qui un approfondimento sul tema).

LA DIFFERENZA TRA ALLEATO E PARTNER

Da Cernobbio il ministro Trenta è così tornata sul tema. “Dovremmo avere un doulbe track con la Russia, e ciò significa che dobbiamo essere molto duri, ma che dobbiamo anche avere un dialogo politico”, ha affermato citando la linea che (sulla carta) appartiene anche alla Nato. “È pericoloso fermare il dialogo”, ha chiosato ribadendo una posizione espressa da altri membri dell’esecutivo. D’altra parte, la Russia resta un partner importante. L’Italia è il secondo esportatore dell’Ue verso Mosca, che a sua volta esporta nel nostro Paese beni per 11,2 miliardi di dollari, pari al 2,8% delle sue esportazioni (dati 2016, Observatory of Economic Complexity). “Vogliamo relazioni con un partner commerciale, e non sto parlando di un alleato, ma di un partner, un portatore di interessi e un attore che è importante anche per la nostra economica”, ha spiegato la Trenta. Il messaggio è chiaro: Mosca non è nostro alleato (come invece sono gli Stati Uniti) perché non condivide il nostro sistema di valori, lo stesso su cui si fonda la Nato. D’altra parte, “non possiamo negare che la Russia non sia un partner economico”.

LA PREOCCUPAZIONE LATO CYBER

Ciò non esclude tuttavia l’attenzione alle iniziative di Mosca, dimostratasi particolarmente attiva soprattutto sul fronte cibernetico, da molti descritto come il nuovo terreno di scontro. “Credo che il cyber sia la minaccia peggiore e più importante che dobbiamo affrontare oggi”, ha detto la Trenta. “Ciò significa che dobbiamo fare un sacco di investimenti in cyber-security”, ha aggiunto rimarcando un attenzione già esplicitata nella presentazione delle linee programmatiche del proprio dicastero.

LA LINEA ITALIANA

Le parole del ministro Trenta seguono di pochi giorni quelle dell’omologa d’oltralpe Florence Parly, che aveva denunciato “lo spionaggio” della Russia ai danni del satellite italiano Athena-Fidus, dedicato alle comunicazioni protette. “Mentre Athena-Fidus continuava tranquillamente la rotazione intorno alla Terra, un satellite si è avvicinato un po’ troppo; era talmente vicino che si sarebbe potuto credere davvero che tentasse di intercettare le nostre comunicazioni”, ha raccontato la Parly. Le parole del nostro ministro alla Cnbc sembrano trasmettere maggiore cautela. D’altronde, ci ha detto il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa e già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, “mi sembra che molti Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti, rendano i russi colpevoli di ogni nefandezza, dalla cyber-security, agli interventi per modificare il consenso elettorale, dall’avvelenamento, ai bombardamenti in Siria”. Ciò sembra, ha concluso il generale, “uno sport un po’ troppo praticato che, nella maggior parte dei casi, non è sostanziato da considerazioni e soprattutto da prove, come mi sembra che sia in questo caso”.

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