Skip to main content

A due anni dall’inizio della guerra a Gaza e dalla conseguente riconfigurazione degli equilibri (geo)politici in Medio Oriente, Israele e Hamas si trovano oggi davanti a un bivio cruciale: accettare la sfida dei negoziati internazionali o sabotare ancora una volta le trattative, rischiando di innescare una nuova spirale di conflitto.

Nelle ultime settimane gli Stati Uniti, insieme a Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Egitto, Turchia e Giordania, hanno intensificato gli sforzi diplomatici per rilanciare il piano in 20 punti promosso da Donald Trump per la Striscia di Gaza. L’iniziativa, sostenuta in larga parte dai Paesi arabo-musulmani, punta a delineare una nuova cornice politica e di sicurezza per l’enclave palestinese, concepita per procedere “con o senza” l’adesione finale di Hamas.

Il progetto si articola intorno a due pilastri principali. Da un lato, la sicurezza: rilascio immediato degli ostaggi ancora in mano a Hamas, progressiva smilitarizzazione della Striscia, smantellamento delle infrastrutture militari e dei tunnel, esclusione del movimento islamista da ruoli politico-amministrativi. Dall’altro, la ricostruzione: investimenti mirati al rilancio economico, potenziamento delle infrastrutture e creazione di zone economiche speciali, con un orizzonte ancora poco chiaro riguardo al progetto di “riviera” evocato dal presidente americano sin dal suo ritorno alla Casa Bianca. Parallelamente, si ipotizza la creazione di una autorità transitoria a guida internazionale o araba, incaricata di gestire la fase di transizione.

Per i Paesi del Golfo la posta in gioco è duplice: impedire che Hamas continui a detenere il monopolio sulla Striscia, ma al tempo stesso cogliere l’opportunità di ridefinire il loro peso negli equilibri regionali e internazionali. Non a caso, le monarchie arabe stanno cercando di muoversi in stretto coordinamento con Washington e soprattutto con il Cairo, che ha ribadito la necessità di un reale disarmo da parte di Hamas e di un ritorno dell’Autorità Nazionale Palestinese nella gestione del territorio sin dalle immediate fasi post-conflitto.

Dal canto suo, Hamas ha mostrato un’apertura solo parziale: disponibilità al rilascio degli ostaggi e all’eventuale affidamento dell’amministrazione a un’entità tecnica palestinese, ma ferma richiesta di ulteriori negoziati su questioni ritenute essenziali, come i diritti dei palestinesi e il futuro assetto politico di Gaza. Il punto più controverso rimane la smilitarizzazione totale, percepita come una resa incondizionata che lede l’identità stessa del movimento islamista.

In questo contesto, sono partiti il 6 ottobre a Sharm el-Sheik, inEgitto, i negoziati per un cessate il fuoco, basati sul piano statunitense formalmente accettato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu e accolto solo in parte da Hamas e definito “promettente” da Trump. Un passaggio che, almeno sul piano simbolico, segna un tentativo di riportare la diplomazia al centro, aprendo una finestra di opportunità per una de-escalation.

Tuttavia, questo non significa che la pace sia più vicina, né che la soluzione a due Stati possa oggi tornare a essere una prospettiva concreta. Al contrario, le fondamenta restano fragili: l’obiettivo immediato appare piuttosto quello di contenere la crisi, evitare una nuova escalation e impedire che il “modello Gaza” venga percepito da Israele come replicabile anche in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Tutto ciò senza però affrontare in profondità le questioni strutturali che continuano a rendere irrisolvibile il conflitto e la stessa questione palestinese.

Due anni dopo uno dei conflitti più sanguinosi della storia recente, il piano americano è al tempo stesso un’occasione e un azzardo, in quanto l’iniziativa potrebbe ridisegnare il futuro di Gaza senza risolvere la questione palestinese nel suo insieme. Tutto dipende da un equilibrio precario: le scelte di Israele, la tenuta del fronte arabo, la disponibilità di Hamas e la capacità degli Stati Uniti di tenere alta la pressione. Una partita aperta con troppe variabili, che potrebbe segnare un nuovo inizio o riportare la regione al punto di partenza.

Gaza, due anni dopo il 7 ottobre. Cosa aspettarsi secondo Dentice

Di Giuseppe Dentice

Sin dalle prime ore del 7 ottobre 2023, Giuseppe Dentice, analista Osservatorio sul Mediterraneo (OSMED), Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, commenta con Formiche.net l’evoluzione della guerra a Gaza e del conflitto regionale collegato. Ecco il suo bilancio, a due anni dall’attentato di Hamas che ha scatenato la violentissima reazione israeliana

Il consenso verso i conservatori cresce. Salis? Salvata per un calcolo politico. La versione di Fidanza

“Sicuramente c’è un forte spostamento a destra in gran parte delle nazioni europee”. A Formiche.net, anche nella sua veste di vicepresidente dell’International Democracy Union (IDU), Carlo Fidanza, vicepresidente di Ecr e capo delegazione di FdI al Parlamento europeo, racconta la convention dei conservatori a Manchester, il consenso sempre più capillare dei cittadini e il voto a Strasburgo sull’immunità di Ilaria Salis: “Una pagina tristissima per il Parlamento”

Guardia alta sul Fentanyl. Il punto del governo

Si è svolta a Palazzo Chigi una riunione di aggiornamento relativo all’attuazione del Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e altri oppioidi sintetici, presentato dal governo il 12 marzo 2024. Ecco che cosa è emerso

La stanchezza per l'Ucraina e l'emotività per Gaza. I rischi della disinformazione secondo Antinori

Per l’Ucraina si è generata una certa stanchezza nell’audience e il prolungarsi delle ostilità la ha confinato a una dimensione più “da addetti ai lavori”. Al contrario, in Palestina, l’interpretazione prevalente è immediatamente umanitaria. Serve un’educazione più accurata, capace di collocare i conflitti in un contesto storico e geopolitico, per ridurre l’impatto distorsivo dei social. Colloquio con Arije Antinori, professore di criminologia alla Sapienza di Roma e Senior Leading Expert dell’Eu Knowledge Hub on Prevention of Radicalisation

La diplomazia della crescita per fare dell'Italia l'ambasciatrice dell'America Latina in Ue

L’evento organizzato dalla Farnesina si colloca come una nuova occasione per il governo di distendere la propria strategia rispetto al concetto di Italia globale, anche alla luce dell’accordo Mercosur e dell’interlocuzione con Paesi dove Roma è percepita come alleato vicino

Destinazione Bitcoin. La Russia lancia il maxi audit sulle banche

Dopo aver detto sì, poi no e poi ancora sì, ora Mosca vuole preparare il terreno a una prima regolamentazione nazionale sulle criptomonete. Per provare ad aggirare le sanzioni, ma non solo

Missili Tomahawk a Kyiv, Trump sembra aprire (ma ad alcune condizioni)

Trump ha lasciato intendere che la decisione di fornire Tomahawk all’Ucraina sia vicina, ma condizionata. Vuole garanzie sull’impiego dei missili e punta a mantenere il controllo attraverso la Nato. Una mossa coerente con la sua linea: mostrare forza, evitando però un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti

Chi sono i mediatori di Trump inviati in Egitto per la pace a Gaza

I due uomini scelti dal presidente americano per mediare nelle negoziazioni con Hamas sono vicini a lui (e anche parte della famiglia), hanno esperienza in Medio Oriente e anche interessi economici che assicurano un impegno nella ricerca della stabilità per la regione. Chi sono e cosa hanno fatto Steve Witkoff e Jared Kushner

Diagnostica, accesso e territorio. La roadmap per la nuova presa in carico oncologica secondo Vitali

Di Mauro Vitali

Il tumore metastatico non è più una condanna, ma una condizione sempre più gestibile. L’innovazione terapeutica allunga la vita, ma impone nuove sfide al sistema sanitario. Mauro Vitali, Head of oncology Daiichi Sankyo Italia, illustra i pilastri per un cambiamento reale

L'allineamento Ue-Golfo su Gaza e Ucraina è un messaggio politico. Parla di Maio

Formiche.net ha intervistato l’Eusr per la Regione del Golfo Luigi Di Maio. La conversazione arriva al termine della ministeriale congiunta Ue–Gcc in Kuwait, che ha approvato uno statement comune di rilievo politico: sostegno al piano di pace promosso dal presidente Trump per porre fine alla guerra a Gaza e conferma dell’integrità territoriale dell’Ucraina

×

Iscriviti alla newsletter