Skip to main content

Glavprodukt, azienda basata in Russia ma di proprietà statunitense, è senza ombra di dubbio uno dei colossi della produzione di carne in scatola dell’economia del Paese post-sovietico. Per questo, nell’ottobre del 2024, ha fatto scalpore la notizia del suo sequestro da parte del Cremlino. A portare a questo sviluppo è stata l’operazione giudiziaria (con delle marcate venature politiche) riguardante l’imprenditore Leonid Smirnov, residente appunto a Los Angeles, il quale è stato accusato dalle autorità russe di aver trasferito illegalmente 1,38 miliardi di rubli (pari a circa 17 milioni di dollari) fuori dal Paese nel periodo compreso tra il 2022 e il 2024. Lo stesso Smirnov ha respinto ogni accusa, definendo la vicenda un “raid aziendale in stile russo”. Dopo il sequestro la società è stata posta sotto il controllo dell’agenzia federale russa Rosimushchestvo, sottodivisione del ministero dello Sviluppo Economico che gestisce le proprietà statali federali di Mosca. A mesi di distanza, la ratio dietro questa scelta da parte dei vertici governativi russi comincia ad emergere in modo sempre più chiaro.

Un’inchiesta firmata dalla Reuters, che ha avuto accesso a materiale riservato, rivela infatti come la nuova direzione dell’azienda abbia affermato che il sequestro era necessario per garantire la continuità produttiva, specialmente riguardo alle forniture di vettovaglie per la Guardia Nazionale e al ministero della Difesa. Una mossa che segnala l’intenzione del Cremlino di integrare l’industria alimentare direttamente nella macchina bellica, in un momento in cui il conflitto in Ucraina, nonostante i negoziati in corso, non sembra destinato a concludersi rapidamente.

Il nuovo direttore generale di Glavprodukt sarebbe stato nominato su richiesta della società Druzhba Narodov, già unico fornitore della Guardia Nazionale russa tra il 2019 e il 2020. Le due aziende condividono il dominio e-mail agrocomplex.ru, riconducibile alla holding agricola “Agrocomplex named after N. I. Tkachev”, secondo quanto ricostruito attraverso registrazioni aziendali russe. Il proprietario finale dell’holding risulta essere Alexander Tkachev, ex ministro dell’Agricoltura russo vicino alla cerchia più stretta del presidente russo Vladimir Putin, tanto da venire sanzionato dall’Unione europea nel 2014 per il suo sostegno all’annessione della Crimea.

Nonostante Glavprodukt non avesse mai fornito direttamente l’esercito russo prima d’ora, il suo nuovo impiego rappresenta un’evoluzione coerente con la strategia del Cremlino: assicurarsi un controllo più stretto su asset strategici, in un contesto di guerra prolungata e crescente spesa militare.

L’esproprio di Glavprodukt si inserisce in una più ampia campagna di nazionalizzazione forzata. Circa una dozzina di società europee — tra cui il colosso danese Carlsberg e l’azienda energetica finlandese Fortum — hanno già subito simili espropri tramite decreto presidenziale. Le autorità russe hanno anche avvertito di possibili ulteriori sequestri di beni stranieri.

Mentre Stati Uniti e Russia cercano un dialogo per porre fine al conflitto ucraino, la vicenda di Glavprodukt rischia di diventare un nuovo nodo nelle relazioni bilaterali. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha affermato che il trattamento riservato all’azienda sarà un punto fondamentale nelle discussioni sul futuro dei rapporti tra Mosca e Washington.

Nel frattempo, il prossimo 18 aprile è fissata un’udienza presso il Tribunale Arbitrale di Mosca sul sequestro dei beni. Ma la direzione del cambiamento appare già chiara: in tempo di guerra, per la Russia, anche una scatoletta di carne può diventare un’arma.

Carne da cannone. Perché il Cremlino ha nazionalizzato Glavprodukt

Un’inchiesta rivela le vere ragioni dietro al sequestro del colosso della produzione di carne in scatola, avvenuto nell’autunno del 2024. In una mossa che vede intrecciarsi economia, politica e logistica militare

Francesco, Giovanni XXIII e le visite nelle carceri dei papi “in uscita”

Francesco intende mostrare nel pomeriggio odierno che lui va, varca il portone del penitenziario, si reca da questi “figli invisibili”. È qui l’importanza dell’atto ripetuto nell’attuale contesto. Nel nostro tempo infatti gli “invisibili” sono diventati “visibili” come deterrente. Per la Chiesa in uscita, per la Chiesa ospedale da campo invece restano visibili nella loro condizione, vale dunque “il Papa è venuto a trovarvi”, come Giovanni XXIII andò a trovare i detenuti nel 1958. La riflessione di Riccardo Cristiano

L'opposizione lavora sempre per il tanto peggio tanto meglio. L'opinione di Merlo

Con una opposizione ideologica impegnata a criminalizzare politicamente, e moralmente, l’intera maggioranza di governo è difficile, molto difficile, che si rafforzi la qualità della nostra democrazia e la credibilità delle nostre istituzioni democratiche. Per non parlare della stessa efficacia dell’azione di governo

A volte ritornano. Cosa si muove sul fronte del carro armato franco-tedesco del futuro

La costituzione della Mgcs Project Company rappresenta un passo significativo per il programma franco-tedesco, volto a sviluppare il carro armato del futuro. Tuttavia, le difficoltà rimangono, tra divergenze strategiche, sfide industriali e la crescente autonomia di altri attori europei. Tuttavia, c’è il rischio che il progetto, pur promettente, non superi i nodi strutturali che finora ne hanno rallentato l’avanzamento. Il vero test sarà riuscire a tradurre la convergenza formale in un’effettiva piattaforma comune

Difesa verticale. Ecco il nuovo sistema italiano per proteggersi dai droni

Il campo di battaglia moderno si gioca anche (e soprattutto) nello spazio aereo vicino. L’avvento massiccio dei droni, le nuove posture operative e le minacce ibride impongono un cambio di paradigma. Anche l’Italia è chiamata ad accelerare sul fronte tecnologico e industriale. Il sistema anti-drone di Elt Group, Karma, si inserisce in questo scenario, offrendo una risposta avanzata a una sfida che non è più rimandabile

Un poker di concessioni per Autostrade dello Stato

Il soggetto pubblico guidato da Vito Cozzoli ha rilevato quote importanti di alcune importanti infrastrutture viarie. Avviandosi a diventare un nuovo modello per il settore

Perché Meloni può essere un ottimo mediatore tra Ue e Usa. Parla Barba Navaretti

La visita della premier italiana a Washington può trasformarsi in una mediazione su cui costruire un’agenda commerciale europea. Alla Casa Bianca ci sono troppi economisti e funzionari che assecondano Trump, senza badare al costo delle loro scelte. La Cina? Pechino ha un vantaggio strategico sugli Usa. Intervista all’economista e docente alla Statale, Giorgio Barba Navaretti

Come nasce la crisi americana che ha portato ai dazi. L'analisi di Velo e Preziosa

Di Pasquale Preziosa e Dario Velo

La crisi del 2025 non nasce con Trump, ma affonda le radici nel crollo dell’ordine di Bretton Woods e nella fine dell’egemonia unipolare americana. I dazi sono solo il sintomo di una frattura più profonda: quella tra economia globale e consenso interno. Senza un nuovo progetto politico, il protezionismo rischia di minare la stabilità stessa degli Stati Uniti. L’analisi di Dario Velo, docente di Economia, e del generale Pasquale Preziosa, docente di Geostrategia

Intelligence e spazio, la nuova frontiera della sicurezza nazionale

Lo spazio è ormai divenuto cruciale per la sicurezza e l’Italia intende consolidare il suo ruolo con una visione integrata tra difesa, tecnologia e diplomazia. La recente convenzione tra l’Asi e il Dis segna un passo decisivo verso una strategia più strutturata e consapevole. In un contesto sempre più competitivo come quello spaziale, la vera sfida per l’Italia sarà quella di mantenere un equilibrio tra apertura tecnologica e sicurezza nazionale

Usa e Iran si incontreranno a Roma. La conferma da Teheran

La tv di Stato di Teheran conferma le indiscrezioni di Axios: appuntamento sabato in Italia per il secondo round mediato dall’Oman. Si cerca un hotel

×

Iscriviti alla newsletter