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Il presidente americano Donald Trump scalda i motori in vista del vertice Nato che inizierà martedì 10 luglio a Bruxelles, dove il nuovo Quartier generale dell’alleanza farà da cornice a un incontro tra i leader dei Paesi membri che si prospetta piuttosto teso. Trump ha sparato due tweet al vetriolo contro gli alleati europei in cui ha contestato lo scarso impegno nella spesa militare e il grosso surplus commerciale sofferto dagli Stati Uniti con l’Ue.

Prima attaccata direttamente la Germania, potenza capofila del processo europeo accusata di raggiungere solo l’1 per cento del Pil in investimenti militari contro il 4 americano; poi Trump lamenta il peso dell’alleanza sugli Usa, che “pagano per il 90 della Nato” e soffrono sul commercio. Confondere commercio e sicurezza è un modo d’azione già visto usare da Trump con Corea del Sud e Giappone.

Avete fatto qualcosa, dice il presidente americano, da quando “io mi sono insediato”, ricordando precedenti bordate dedicate alla Nato – che in campagna elettorale Trump definiva “obsoleta” – e ai membri, ma non basta; in realtà gli europei hanno già aumentato di complessivi 87 miliardi di dollari i loro bilanci militari, e l’impegno per raggiungere il 2 per cento in ogni singolo membro è stato preso nel 2014 con obiettivo decennale: ci sarebbe tempo, dunque, ma il Prez non è abituato ad aspettare.

Però attenzione: Trump non fa altro che seguire una linea, magari con metodi più crudi e duri. Già il suo predecessore, il simbolo globalista Barack Obama, aveva intrapreso questa traiettoria, per esempio quando definiva gli alleati “free-riders“, scrocconi che usufruiscono delle spese del Pentagono e godono dei benefici che gli americani possono garantire in termini di sicurezza globale.

In più Trump ha creato un alone di imprevedibilità, tipica della sua azione politica, che fa venire i brividi in Europa, dove la dipendenza strategica dagli Stati Uniti è reale. Scrive Steven Erlanger sul New York Times: “Le riunioni del vertice della Nato erano una volta eventi rituali, con le nazioni membri riunite per proclamare che l’alleanza non era mai stata più forte e impegnata a lavorare insieme sulle questioni di sicurezza del giorno. Nell’era di Trump, tuttavia, sono diventati scontri che producono ansia, in cui l’obiettivo principale è evitare danni a lungo termine all’alleanza”.

Trump ha già inviato lettere ad alcuni paesi membri dell’alleanza facendo pressioni sull’aumento dei loro bilanci militari. Gli alleati stanno organizzando un sistema di push-back, un qualche cuscinetto contro l’aggressività di Trump, cresciuta rispetto alla riunione dello scorso anno. La principale preoccupazione, spiegano gli sherpa che accompagnano le delegazioni, è la propensione del presidente a esternare pubblicamente ciò che pensa: si teme il danno di immagine, che irreversibilmente avrebbe pure un peso sui contenuti, a pochi giorni dal faccia a faccia dell’americano con Vladimir Putin.

 

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