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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte può lasciare Bruxelles questa sera soddisfatto del suo lavoro, poiché sul piano politico la sua è certamente una vittoria.

Sia chiaro: le conseguenze operative sono tutte da verificare e, come spesso accaduto in passato, il rischio che gli accordi presi a Bruxelles restino lettera morta (o quasi) è molto alto.

Però è innegabile il cambio di passo, così com’è evidente che ad imprimere questo mutamento è stata innanzitutto la linea “dura” scelta dal governo italiano.

Guardiamo da vicino alcuni dei passaggi più importanti dell’intesa raggiunta a notte fonda.

Al punto 3 si legge: “Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, gli sforzi per fermare i contrabbandieri che operano fuori dalla Libia o altrove devono essere ulteriormente intensificati. L’Ue continuerà a sostenere l’Italia e altri Stati membri in prima linea. Rafforzerà il suo sostegno alla regione del Sahel, alla guardia costiera libica, alle comunità costiere e meridionali, alle condizioni di accoglienza umane, ai ritorni umanitari volontari, alla cooperazione con altri paesi di origine e di transito, nonché al reinsediamento volontario. Tutte le navi che operano nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non ostacolare le operazioni della Guardia costiera libica”.

E ancora al punto 5: “Per spezzare definitivamente il modello di business dei contrabbandieri, evitando così tragiche perdite di vite umane, è necessario eliminare l’incentivo a intraprendere viaggi pericolosi. Ciò richiede un nuovo approccio basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri per lo sbarco di coloro che sono salvati nelle operazioni di ricerca e salvataggio. In tale contesto, il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a esplorare rapidamente la possibilità di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i Paesi terzi interessati nonché con l’Unhcr e l’Oim. Tali piattaforme dovrebbero operare distinguendo le singole situazioni, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza creare un fattore di attrazione”.

E infine al punto 12: “Per quanto riguarda la riforma per un nuovo regime europeo comune in materia di asilo, sono stati compiuti molti progressi grazie agli sforzi instancabili delle presidenze bulgare e precedenti. Diversi punti sono vicini alla finalizzazione. È necessario trovare un consenso sul regolamento di Dublino per riformarlo sulla base dell’equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate in seguito a operazioni di ricerca e salvataggio. Ulteriore esame è richiesto anche per la proposta sulle procedure di asilo. Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di trovare una soluzione rapida all’intero pacchetto e invita il Consiglio a proseguire i lavori al fine di concludere quanto prima. Ci sarà una relazione sui progressi durante il Consiglio europeo di ottobre”.

È ben evidente il continuo richiamo ai temi sollevati dall’Italia, così come è chiaro dal tono generale del documento che i più agguerriti oppositori della linea italiana (Macron in testa) hanno fatto una significativa marcia indietro, comprendendo perfettamente che una rottura avrebbe giovato più all’Italia ed alla sua maggioranza giallo-verde che agli altri, in particolare sull’asse Parigi-Berlino.

Insomma Conte ha fatto la sua parte, portando a casa in quel consesso (che generalmente preferisce riunirsi per non decidere) quello che poteva ottenere. Dunque missione compiuta e tutto bene madama la marchesa? No, in verità, tanto è vero che il ministro Salvini reagisce così stamattina: “Non mi fido delle parole, aspetto i fatti, vediamo che succede”. Già perché da molti punti di vista l’accordo è tutto da verificare, soprattutto nella fase di attuazione.

Si legga con attenzione il punto 6: “Sul territorio dell’Ue, coloro che vengono salvati, secondo il diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico, sulla base di uno sforzo condiviso, attraverso il trasferimento in centri controllati istituiti negli Stati membri, solo su base volontaria, dove un processo di identificazione rapido e sicuro consentirebbe, con pieno sostegno dell’Ue, di distinguere tra migranti irregolari, che saranno rimpatriati, e quelli che necessitano di protezione internazionale, per i quali si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri controllati, compresi il trasferimento e il reinsediamento, saranno su base volontaria, fatta salva la riforma di Dublino”.

Ricorre ossessivamente l’espressione “su base volontaria”, a testimoniare che i capi di governo non hanno preso impegni cogenti, ma solo deciso di lasciare alla volontà dei singoli Stati alcuni dei passaggi più delicati, come quello della creazione di centri di identificazione (hotspot) in giro per l’Europa.

E allora proviamo a fare una sintesi, che può girare su quattro punti.

Conte se l’è cavata bene, obbligando un tavolo abituato a girarsi dall’altra parte ad ascoltarlo fino a notte fonda. Sarà quasi impossibile attuare una reale distribuzione dei migranti in giro per l’Europa, quindi la soluzione migliore resta ridurre le partenze (dottrina Minniti).

L’opaca catena scafisti-ong-soccorsi esce duramente ammaccata sul piano della credibilità internazionale, con evidente condanna del ruolo proprio delle organizzazione (più o meno) umanitarie.

L’Europa c’è ancora, anche se esce malconcia da questo summit, con i suoi vertici Juncker e Tusk relegati in un angolo e costretti a smentire se stessi (avevano annunciato una conferenza stampa per le 19 di ieri, i lavori sono finiti all 4 del mattino).

Sul versante immigrazione dunque l’Italia può segnare un punto a suo favore, anche grazie ad una certa abilità mostrata dal suo primo ministro.

E bene però sapere da subito cosa sibilavano in molti “sherpa” nei corridoi del vertice stanotte, soprattutto francesi e tedeschi (ma anche molti dei Paesi del nord Europa).

La frase ricorrente è più o meno questa: “Voi italiani oggi avete vinto. In autunno si passerà ai temi economici e all’esame dei bilanci degli Stati membri. Lì ci ricorderemo molto bene di questa vostra vittoria. E consumeremo la nostra rivincita”.

Uomo avvisato, mezzo salvato (ministro Tria in bocca al lupo, di cuore).

Conte non rompe con la Ue (e vince). Salvini è preoccupato (e ne ha motivo)

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte può lasciare Bruxelles questa sera soddisfatto del suo lavoro, poiché sul piano politico la sua è certamente una vittoria. Sia chiaro: le conseguenze operative sono tutte da verificare e, come spesso accaduto in passato, il rischio che gli accordi presi a Bruxelles restino lettera morta (o quasi) è molto alto. Però è innegabile il…

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