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Il nuovo governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte non nasconde che nei rapporti con la Russia si aprirà “una nuova era”, con conseguenti immediate preoccupazioni degli alleati occidentali – l’Occidente, il fulcro attorno a cui storicamente è cresciuta l’Italia del dopoguerra.

Nel discorso con cui ha chiesto la fiducia al Senato, il nuovo presidente del Consiglio ha detto che “saremo fautori di una apertura alla Russia, che ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa”.

La questione delle sanzioni è un punto importante che sta scatenando il fini mondo attorno all’Italia: il 31 luglio scade la semestralità e va rinnovata. Se l’Italia dovesse porre il veto, l’Europa potrebbe vedersi costretta a bloccare il sistema sanzionatorio, ma a quali rischi? Un potenziale isolamento è evidente: dalla posizioni sulle sanzioni si costruirà la politica estera italiana.

Nessuno, nemmeno i più filorussi dei Paesi europei, hanno mai ipotizzato una scelta unilaterale sulle sanzioni come fatto da Roma. In questi giorni, Vladimir Putin era a Vienna per incontrare il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, storico sostenitore della necessità di riallacciare i rapporti a Mosca (il suo vice, Heinz-Christian Strache, leader del partito di ultradestra FpÖ h firmato un accordo di cooperazione con il Cremlino del tutto simile a quello siglato da Matteo Salvini con Russia Unita, il partito putiniano). Eppure, anche in Austria, Putin non ha ricevuto le stesse aperture avuta da Roma.

Salvini in questi giorni ha avuto anche un incontro riservato a Villa Abamelek (dove era in corso il ricevimento) con l’ambasciatore russo in Italia, Sergej Razov, in cui, secondo indiscrezioni, il discorso sarebbe ruotato attorno alla questione delle sanzioni. Roma pensa a quel veto: inquietante che il primo contatto concreto sull’argomento sia stato tra un esponente delle relazioni estere del governo russo e il leader politico di un partito che ha un accordo politico con quello che negli ultimi venti anni è diventato il monopartito russo. Contatti che per altro escono dal portafoglio di Salvini come ministro degli Interni.

Il leader del M5S, Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, e vice premier italiano, invece, parlando a “Radio Anch’io” su Radio 1 questa mattina ha detto che “le sanzioni alla Russia ci danneggiano. Noi siamo filo italiani e non filo russi, ma tutte queste decisioni le prenderà Conte nei sistemi internazionali”. Di Maio ha spiegato che togliere le sanzioni non significa uscire dalla linea Nato, europea o americana, ma è una necessità per l’Italia perché “le sanzioni alla Russia stanno danneggiando i nostri agricoltori, il mondo del design, del nostro artigianato: vengono indeboliti dalle contro-sanzioni russe”.

Ieri il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, ha sentito la necessità di annunciare una visita non prevista a Roma. Un modo per sottolineare la propria presenza, a tamponare sia le simpatie filorusse del governo Conte sia le posizioni particolari prese durante la prima uscita della ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, impegnata nel ministeriale di Bruxelles. Il governo giallo-verde sta pensando a un’exit strategy per l’Afghanistan e una riduzione dell’impegno in Iraq: una riduzione dell’impegno (sulle missioni all’estero) che se si abbina alla russofilia dà il senso delle preoccupazioni Nato.

Intanto lo spread vola a quasi 300 (valore al momento della stesura di questo articolo: 267, con un +9,4%) e, come dice una fonte diplomatica a Formiche.net, è ovvio che i mercati reagiscano così: “Mettiamo caso che l’Italia veramente alla fine decida il veto sulle sanzioni alla Russia, finisce che ci bombardano da tutte le parti”, e “che ne devono pensare gli investitori?”. L’Italia, ci dice, è l’unico “paese ex-occidentale – c’è sarcasmo, ma anche preoccupazione in questa affermazione – che si è spinta a tanto verso la Russia”: “Stiamo commettendo un enorme errore, che rischieremo di pagare in futuro”, ci dice senza edulcorare troppo.

 

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