Skip to main content

La partita italiana in Libia si gioca oggi anche negli Stati Uniti. Nel giorno dell’incontro tra Donald Trump e Giuseppe Conte a Washington, il capo di Palazzo Chigi è consapevole del ruolo strategico che l’Italia può assumere nei rapporti non semplici tra Usa e Europa e si fa forte della leadership che l’amministrazione americana riconosce all’Italia in Libia. In un momento, infatti, in cui le carte di tutte le parti in causa sono sparpagliate sul suolo libico in cerca di una mano che riesca a raccoglierle e dar loro un senso, la contesa tra Italia e Francia appare sempre più farraginosa. Su un articolo uscito sulla Stampa di ieri si evidenzia un Emmanuel Macron maratoneta elettorale per la Libia che tira fuori dal cilindro un nome imprevisto ma allo stesso tempo non sconosciuto: Saif al Islam, il figlio del colonnello Gheddafi. Sarebbe lui, secondo fonti diplomatiche francesi, il candidato prescelto dall’Eliseo per correre alle prossime elezioni.

Una decisone curiosa che giunge dopo la visita di Le Drian a Tripoli della scorsa settimana. Nel corso di una sola giornata, il ministro degli esteri di Parigi aveva discusso con tutti gli interlocutori possibili (incluso Haftar), sia per sondare il terreno dopo i molteplici viaggi dei membri dell’esecutivo italiano, sia per dare quella spinta finale all’acceleratore elettorale libico. Secondo quanto riferisce al The Times un uomo d’affari molto vicino al figlio del rais, la scelta di candidare il figlio di Gheddafi potrebbe rivelarsi vincente, poiché sarebbero circa 2 milioni le persone disposte a votarlo.

Questo sprint del processo elettorale libico da parte francese, iniziato con la conferenza di Parigi del 29 maggio scorso, mette in evidenza l’esigenza di Macron di inserirsi in una partita in cui, fino ad ora, la Francia ha giocato un ruolo sostanzialmente marginale. Come afferma sempre sulla Stampa Jalel Harchaui, ricercatore dell’università Paris 8, le elezioni in Libia sono per il capo dell’Eliseo una scommessa, “se la vince ritorna in gioco. Se va male, pace”.

E se nel frattempo l’Italia auspica l’appoggio Usa alla prossima Conferenza di Roma per discutere della situazione libica e mettere un freno più deciso alla possibilità di andare al voto, il parlamento libico con sede a Tobruk, è intanto chiamato a votare oggi e domani per il referendum costituzionale e per una serie di leggi proprio sulle prossime elezioni. Una prerogativa, quella del referendum, avanzata in ultimo anche dall’inviato speciale Onu Ghassan Salamè, per poter andare alle urne a dicembre.

La delicata e frammentaria situazione della regione, in ogni caso, potrebbe racchiudere insidie che, con le consultazioni elettorali e l’avanzamento del processo per la formazione di un governo democratico, tornerebbero a inasprire i toni dell’Isis, provocando nuovi attacchi. Questo, oltre all’emergenza umanitaria, porterebbe inevitabilmente, come dichiara il ricercatore francese alla Stampa, ad un aumento di migranti che “si ripercuoterebbe sull’Italia, perché arriverebbero in Sicilia e non a Marsiglia”.

Anche nel campo degli investimenti, d’altronde, l’Italia avrebbe da perdere decisamente più della Francia. Dopo la crisi della Mezzaluna petrolifera, infatti, l’Eni nelle scorse settimane ha messo a segno un’importante affare insieme alla Noc riconosciuta dal governo di accordo nazionale di Tripoli. Un investimento che, aggiunto ai circa 348mila barili di greggio al giorno estratti dalla società italiana in Libia nel 2017, la conferma leader della produzione nella regione. La Total francese, invece, che pure ha aspirazioni di crescita in Libia, resta a solo 31mila.

In aggiunta a questo, con le elezioni, anche quell’equilibrio tra il governo di Serraj e le milizie di Haftar che, dopo la crisi del mese scorso avevano riconsegnato i terminal nelle mani della Noc di Tripoli, potrebbe dunque saltare. Tuttavia, secondo l’esperto di energia Francis Perrin, la stabilizzazione democratica del Paese “sarebbe un vantaggio per tutti gli operatori del settore”. Senza contare che, dopo il crollo del petrolio in Venezuela dovuto alla criticità della situazione interna del Paese, è necessario che in Libia la produzione non cali ancora di più.

cesi libia tregua malta

Equilibrio politico (e petrolifero) cercasi in Libia. L’Italia guarda al sostegno Usa

La partita italiana in Libia si gioca oggi anche negli Stati Uniti. Nel giorno dell'incontro tra Donald Trump e Giuseppe Conte a Washington, il capo di Palazzo Chigi è consapevole del ruolo strategico che l'Italia può assumere nei rapporti non semplici tra Usa e Europa e si fa forte della leadership che l'amministrazione americana riconosce all'Italia in Libia. In un…

SoftBank inietta soldi nella più grande start-up di intelligenza artificiale al mondo, la cinese Sense Time

Il fondo creato dalla giapponese SoftBank, Vision Fund, sta per chiudere un investimento miliardario con la cinese Sense Time Group, la più importante start up di intelligenza artificiale al mondo. La questione è piuttosto interessante perché il coinvolgimento di Vision Fund, il più grande fondo di investimenti del mondo concentrato sulle nuove tecnologie e destinato a guidare la sorte dei…

eni

Ecco perché (e come) Washington si schiera con Cipro e la Grecia

Si registra un nuovo capitolo nella delicata questione relativa al dossier idrocarburi nel Mediterraneo orientale. La Casa Bianca, per bocca dell'assistente del segretario di Stato Usa, ha precisato perimetro e intensità delle nuove policies americane nel mare nostrum. I dettagli sono emersi in occasione di quattro visite in pochi giorni in luoghi strategici come Bruxelles, Kiev, Varsavia ed Atene. CASA…

cernobbio

Le divergenze parallele del governo gialloverde

Le divergenze parallele di Salvini e Di Maio. Un ossimoro rovesciato rispetto ad una delle intelaiature politologiche della Prima Repubblica. Era stato Aldo Moro a parlare di “convergenze parallele” un ircocervo che non esisteva in natura. Traduceva, nel linguaggio democristiano, la più vecchia posizione di Palmiro Togliatti. Quella che affidava al grande incontro tra le masse popolari - cattoliche e…

La partita delle autonomie regionali tra Salvini e Di Maio

Sta emergendo la questione non solo istituzional/giuridica dell’equilibrio del tutto nuovo tra Stato centrale e Regioni da un lato, ma anche quello del rapporto finanziario tra Nord e Sud: si può pertanto prevedere una complessa vicenda anche politico/governativa perché sta giungendo a compimento la stagione del cosiddetto "regionalismo differenziato" che ebbe origine al tempo della Commissione Istituzionale D’Alema (quindi nel…

La neurologia delle pensioni. L'analisi di Pennisi

Il vice presidente del Consiglio e ministro del Lavoro Luigi Di Maio dovrebbe o passare le meritate ferie estive a studiare la neuro-economia oppure prendere un paio di consiglieri esperti della materia. Di cosa si tratta? Dell’impiego in economia di analisi tipiche della neurologia. Non è certo una novità. È una filiazione dell’ "economia dei sentimenti" e dell’"economia dell’informazione". Maestri…

La Lega di Salvini e i dossier economici? Leggere Armando Siri per capire

È autore della proposta di Flat tax avanzata dal partito di Salvini, riferimento per la Lega nelle questioni economiche e per questo voce strategica per i dossier più caldi che nelle ultime settimane stanno facendo ribollire alcuni dei dicasteri chiave del governo Conte, come quello di Alitalia, ma anche Tav, Tap. Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti, ha tracciato oggi una…

Italo, Flixbus e la gomma. Tutte le sfide per le Ferrovie di Castelli e Battisti

Gianluigi Vittorio Castelli e Gianfranco Battisti, rispettivamente neo presidente e ceo di Ferrovie, devono sapere una cosa. I prossimi anni non saranno facili per il gruppo di Piazza della Croce Rossa, guidato fino a una settimana fa da Renato Mazzoncini. L'azzeramento non privo di traumi dell'intero cda ad opera del ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, lascia aperta più di una partita…

Come cresce la cyber war dell'Iran in Medio Oriente (e non solo). Report Symantec

Mentre la tensione tra Washington e Teheran cresce, un team di hacker basato nella Repubblica Islamica starebbe minacciando molte compagnie in Medio Oriente. IL GRUPPO LEAFMINER In particolare, un gruppo denominato Leafminer avrebbe provato - secondo la società di sicurezza informatica Symantec - a inserirsi in diverse reti aziendali sfruttando vulnerabilità presenti su siti web e in reti. Ammonterebbe a…

Ecco come i motociclisti di Putin seminano divisione in Slovacchia

Alla fine la scorsa settimana il Gruppo di iniziativa studentesca slovacco ha rinunciato alla protesta che sarebbe andata sotto l'hashtag #niejenamtojedno, che significa grosso modo "per noi è importante", contro la presenza nel Paese di un club motociclistico di nazionalisti russi legati fortemente al Cremlino e spesso in tour nei Paesi della periferia orientale europea per seminare divisione e diffondere la propaganda…

×

Iscriviti alla newsletter