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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha tracciato “la via da seguire” sull’Iran. Nel suo primo discorso programmatico da quando l’ex direttore della Cia è diventato il capo della diplomazia americana, ha spiegato che l’America non permetterà agli ayatollah di costruire un ordigno nucleare – “Non ora, né mai” – e ha aggiunto che “senza un nuovo accordo”, Teheran si ritroverà addosso le “più forti sanzioni della storia”.

Pompeo ha detto che le misure punitive americane che gravavano sull’Iran prima dell’accordo sul nucleare stanno tornando in vigore, dato che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di ritirare il suo Paese dal deal chiuso tre anni fa. Anzi: ne arriveranno di nuove, ha detto il leader delle feluche trumpiane (“Il regime iraniano dovrebbe sapere che questo è solo l’inizio”, ha avvertito a proposito delle sanzioni già reinserite).

Washington lavorerà per contenere l’influenza iraniana nella regione, ha detto il segretario parlando in un panel organizzato alla Heritage Foundation, anche collaborando con i suoi alleati; su tutti, certamente, Israele e Arabia Saudita, che vedono il contenimento dell’avventurismo iraniano come un veleno che intossica la regione, ma il contenimento della politica espansionistica è un punto che potrebbe smuovere l’interesse anche degli amici europei, che al momento vedono il ritiro americano dal deal come un problema, appianando qualche divergenza.

Pompeo ha tracciato punti specifici su cui poter costruire un eventuale nuovo accordo con l’Iran riassumibili in:

– L’Iran deve dare una contabilità completa delle attività nucleari del passato, fermare tutto l’arricchimento e consentire all’AIEA l’accesso a tutti i suoi siti nucleari

– L’Iran deve fermare il suo programma di missili balistici e porre fine al sostegno di gruppi come Hamas, Hezbollah, ribelli Houthi e talebani

– L’Iran deve fermare la sua aggressività nella regione e rilasciare tutti i prigionieri occidentali e alleati americani

I tre passaggi sintetizzano la lista composta da una dozzina di condizioni richieste a Teheran che Washington valuta indispensabili per poter chiudere con l’Iran un nuovo, eventuale deal sotto l’egida di un meccanismo multilaterale internazionale che prevede anche la propria partecipazione (che è garanzia di aver nell’intesa la più grande potenza del mondo). Ma si tratta di una lista che sotto l’attuale leadership iraniana appare oggettivamente irraggiungibile.

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A questo punto, stante alle parole di Pompeo, sembra molto più difficile per gli europei riuscire a raggiungere i propri obiettivi: l’Ue vorrebbe creare un sistema di blocco delle sanzioni americane in grado di mantenere in piedi i benefici economici seguiti alla firma del deal (sostanzialmente legati all’eliminazione complessiva della sanzioni che ha permesso a determinati settori economici iraniani, come quello energetico, di tornare appetibili per il mercato estero).

Bruxelles teme che società europee coinvolte col business iraniano possano subire contraccolpi per effetti secondarie delle sanzioni negli Stati Uniti. Pompeo però è stato piuttosto chiaro sul fatto che Washington non è disposto ad accettare limitazioni sulla minaccia incarnata dal regime iraniano.

Il segretario americano è addirittura arrivato a rivolgersi al popolo della Repubblica islamica chiedendogli di sfidare la loro leadership, dipingendo un quadro di un regime corrotto che ruba alla sua popolazione mentre rafforza i gruppi terroristici internazionali – “È questo ciò per cui vuoi che il tuo paese sia conosciuto?” Pompeo ha chiesto, riferendosi al supporto iraniano per gruppi come Hezbollah: “Gli Stati Uniti credono che tu meriti di meglio”, ha detto riferendosi a un ipotetico cittadino di Teheran.

Il popolo della Repubblica islamica è l’obiettivo dei “benefici” che l’amministrazione Trump sta cercando, secondo lo StatSec.

(Foto: Twitter, @StateDept)

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