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Ci sono due governi in uno, questa è la lezione che abbiamo imparato in questa settimana. C’è il governo del presidente Giuseppe Conte, con il suo eloquio da uomo di legge e d’accademia che sta prendendo le misure alla realtà, a cominciare dal contesto internazionale più sfilacciato che mai (come dimostra il G7 canadese dove va in scena una sorta di “tutti contro Trump”, al punto che il Presidente Usa lascerà in anticipo i lavori con evidente intento polemico).

In sintonia con Conte c’è Luigi Di Maio, che ha sfoggiato ieri all’assemblea di Confcommercio molto buon senso in materia economica e che oggi prende posizione sull’Ilva in puro stile ministeriale, affermando che nessuna decisione verrà presa senza una vasta consultazione di tutti i soggetti interessati, cioè istituzioni locali, impresa, sindacati. Poi c’è un inedito fronte, rappresentato da Matteo Salvini e Beppe Grillo.

Un fronte che già in queste ore spinge con foga in molte direzioni, aprendo dibattiti (forse dovremmo dire scontri) dentro e fuori i confini nazionali, maneggiando argomenti delicati con una certa disinvoltura, intervenendo con chiaro intento “incendiario”.
È il caso, per arrivare all’attualità di queste ore, del video di Beppe Grillo sull’Ilva, guarda caso il dossier più delicato sul tavolo del neo ministro per lo Sviluppo Economico.

Poetico Grillo, sognatore, delizioso. Via l’orrore inquinante dell’acciaieria, avanti con turismo, mare pulito, ristoranti. A parole tutto bellissimo e, per giunta (dice Grillo), pagato dall’Europa. La realtà è però ben altra, poiché quel dossier presenta aspetti di politica industriale e occupazionale di enorme rilevanza, che vanno gestiti con competenza e saggezza.

Il merito però non spiega tutto, perché in verità Grillo ha deciso di giocare un ruolo preciso, quello di “controcanto”, sempre pronto a bilanciare l’ala “governista” del suo movimento incarnata dalla coppia Conte-Di Maio.

Poi c’è Salvini, entrato al governo con scarsa convinzione. Da leader politico di razza interviene su tutto, va dall’ambasciatore russo e litiga con la Tunisia, appoggia l’Austria che chiude le moschee e fa campagna elettorale per le amministrative. Nella frattempo però la sua amministrazione (cioè il Viminale) autorizza lo sbarco di 250 migranti in pericolo di vita, perché la gestione dell’immigrazione non è materia su cui si può agire con faciloneria (come ben spiegato ieri su Formiche.net dal prefetto Mario Morcone).

Ora deve essere chiaro a tutti che due anime possono convivere al governo, se si trova la sintesi virtuosa. In caso contrario il rischio diventa enorme, perché l’effetto è drammaticamente destabilizzante. L’Italia è già con lo spread a livello di guardia (intorno a 270 punti oggi), con i titoli greci e breve termine che pagano interessi inferiori ai nostri, segno di scarsa fiducia del mercato. Alcune stime informali calcolano in 40 miliardi di euro le posizioni su titoli italiani che hanno cambiato bandiera, passando a investimenti esteri negli ultimi 3-4 mesi.

Esponenti autorevoli della maggioranza hanno messo in dubbio il proseguimento della Tav e le missioni militari all’estero (Afghanistan in primo luogo), per non parlare di tutto il dibattito sull’euro (con il piano B del ministro Savona e le note opinioni di Borghi, Bagnai ed altri).
Insomma chi più ne ha più ne metta.

È tempo allora di dire le cose come stanno. Il governo Conte è governo di cambiamento radicale perché così hanno voluto gli italiani nelle urne il 4 marzo. Ma cambiamento non vuol dire caos e non vuole dire aprire tutti i fronti contemporaneamente.

La maggioranza deve imparare a lavorare come una squadra di calcio, allenandosi e prendendo le misure al campo ed agli avversari.
Bombardare (questo è il video di oggi di Grillo) il neonato quartier generale del governo vuol dire lavorare per distruggere, non per costruire. Al Quirinale ci sarà da lavorare ancora molto. La situazione non è stabile e il presidente lo sa bene.

matteo salvini

C’è il governo Conte-Di Maio e c’è quello Grillo-Salvini. Così non si va lontano

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