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Il giornalista sciita Ali al Amin, figlio di una delle più importanti famiglie sciite libanesi, in vista delle imminenti elezioni politiche ha deciso di candidarsi ma non con il blocco di Hezbollah, con una lista di sciiti e cristiani dell’altro campo, “È sufficiente parlare”. Ieri però, mentre attaccava il suo primo manifesto elettorale nella cittadina del sud del Libano dove vive, Shaqra, è stato assalito e malmenato e lui ha fatto sapere appena gli è stato possibile di essere stato aggradito da sostenitori di Hezbollah.

“Erano più di trenta”, ha detto nonostante i denti rotti e le gravi ferite riscontrate e curate dai medici dell’ospedale di Tebnin dove è stato ricoverato. I calci e i pugni che gli assalitori gli hanno sferrato anche al volto lo hanno ridotto abbastanza male, dicono i media libanesi. Ali al Amin è un giornalista importante anche per il rilievo della sua famiglia, gli al Amin infatti hanno dato i natali a importanti figure del mondo sciita libanese, come il padre di Ali, che usualmente calza il copricapo nero dei sayyed, come sono chiamate a fare le autorità religiose sciite che discendono direttamente dal profeta Maometto, e l’ex imam di Tiro, famoso per aver criticato Hezbollah durante la guerra del 2006.

Dall’ospedale dove la televisione libanese MTV lo ha raggiunto, Ali al Amin ha chiesto al Presidente della Repubblica, l’ex generale in pensione Michel Aoun, alleato di Hezbollah, di pronunciarsi su quanto gli è accaduto, come anche al Comitato che ai sensi della legge elettorale libanese è chiamato a controllare il regolare svolgimento delle elezioni. “Queste azioni intimidatorie non ci fermeranno, non ci ritireremo dalle elezioni, ma è importante che il mondo sappia che tipo di elezioni si svolgeranno in Libano il prossimo 6 maggio”. La lista elettorale di al Amin ha denunciato il fatto come un gravissimo e pericoloso attacco politico.

I media libanesi hanno sottolineato, e il fatto è oggettivamente rilevante, che al Amin non è solo un candidato ma anche un giornalista! E così qualche giornale ha ricordato altri episodi che hanno contrapposto Hezbollah a reporter, come quel giornalista arabo che è stato arrestato e picchiato per ore: indagava nel sud del Libano sul traffico di armi tra Hezbollah e gruppi armati siriani, che Hezbollah poi sul campo combatteva.

Quale sia l’attributo di al Amin più importante da sottolineare, candidato, giornalista o sciita, è difficile a dirsi, ma chi sottolinea che Ali al Amin è un giornalista ricorda che ha seguito per anni la presenza militare di Hezbollah in Siria e i suoi articoli sono stati ripresi da tanti giornali arabi per la loro importanza. Nel 2016 la sua abitazione fu già oggetto di attenzioni pericolose da parte di violenti. Certo è che Hezbollah ama definirsi come il partito degli sciiti, e forse il messaggio di quei teppisti che domenica hanno malmenato Ali al Amin è rivolto soprattutto agli altri sciiti.

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