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Cantieri che spuntano come funghi, dettagliati piani militari legati alla nuova frontiera della geopolitica mediterranea, link tra aeroporti, porti e isolotti potenzialmente trasformati in basi per F18 e F35.

Usa-Grecia, più di un’alleanza strategica: che succede da domani nell’Egeo? Sta nascendo un nuovo hub militare americano a due passi da casa nostra, complice l’innalzamento esponenziale della tensione a cavallo tra il quadrante mediterraneo e quello mediorientale, oltre alla certificazione del ruolo della Turchia sempre più corpo estraneo rispetto all’occidente e all’Europa. E le provocazioni di Ankara contro Atene stanno solo accelerando un processo già avviato.

Ciò avviene mentre l’Italia mette in discussione la sua alleanza atlantica e quindi Grecia e Montenegro potrebbero anche in tempi rapidi sostituire il nostro Paese.

QUADRO DI CRISI

Il termometro nell’Egeo è sempre più alto e dagli Usa matura la consapevolezza che un cambio di strategia è cosa fatta. Dopo le immagini che ritraevano il disimpegno Usa dalla base turca di Incirlik, si fa progressivamente luce sulla nuova logisitica del Pentagono, che ha individuato nell’Egeo nuove basi per marina e aeronautica in un quadro che nel frattempo si surriscalda sempre di più. Ultimo episodio, in ordine di tempo, è ancora sul filo delle polemiche tra Grecia e Turchia.

Secondo il governo di Atene “siamo nel mezzo di una guerra non dichiarata nell’Egeo, e le nostre forze militari per le intercettazioni sono disposte in modo tale che non perderemo altri piloti”.

La dichiarazione del vice minisro della Difesa Fotis Kouvellis è stata resa non solo per la questione dei due militari greci detenuti ormai da 50 giorni nel carcere di Adrianoupoli, ma per l’episodio di ieri su un isolotto disabitato vicino a Samos: era stata piantata una bandiera greca in ricordo del pilota del Mirage caduto giovedì scorso, ma poco dopo un commando turco l’ha ammainata.

EGEO NUOVO HUB

Secondo fonti militari sarebbe arrivato in Grecia un mega cavo per le telecomunicazioni e per l’approvigionamento di energia elettrica: verrà impiantato in un’isola disabitata (e collegato con Atene e Creta) che diventerà la nuova base dell’aeronautica militare americana da cui far decollare caccia e ricognitori. Inoltre Washington ha deciso di far costruire in Grecia nuove navi militari “ripagando” così Tsipras del disturbo per la presenza di proprie basi in loco.

I sommergibili verranno dislocati nella base di Souda Bay a Creta, dove è operativo anche un centro di formazione Nato. I caccia militari, così come emerso di recente, dovrebbero andare per la maggior parte nel Peloponneso nella base di Andravida e nell’aeroporto di Salonicco, che dovrebbe ricoprire il ruolo di centro di smistamento verso le isole da dove poi partiranno le singole missioni. In questi giorni nello scalo civile di Atene sono stati avvistati C5 Galaxy della Usa Air Force intenti a trasportare materiale e mezzi su suolo ellenico.

SYROS E ALEXANDRUPOLI

I siti interessati a questo nuovo progetto logistico nell’Egeo al momento sarebbero due: l’isola di Syros nel centro della Grecia e il porto di Alessandrupoli. L’isola è stata visitata più volte da diplomatici americani con l’intenzione (che dovrebbe concretizzarsi ufficialmente proprio in queste settimane, a meno di clamorosi colpi di scena) di trasferire la proprietà del cantiere del gruppo Neorion dall’isola delle Cicladi a Onex, con sede negli Stati Uniti, controllato dall’uomo d’affari greco-americano Panos Xenokostas.

I dettagli sono stati limati lo scorso novembre in occasione della conferenza Navigator 2017 dal titolo “The Shipping Decision Makers Forum” ospitata al Pireo. Era presente l’ambasciatore americano ad Atene, Geoffrey Pyatt, esperto tra l’altro di gas ed energia essendo stato in precedenza di stanza in Ucraina.

Per cui il gruppo Onex avrebbe raggiunto un accordo con le banche creditrici e il gruppo Neorion per acquisire una quota di maggioranza nel cantiere di Syros alla cifra simbolica di un euro. Per estinguere gli arretrati che il cantiere deve allo Stato greco Onex avrebbe richiesto un piano di rateizzazione in 250 mesi, con la Onex che si assumerebbe circa 40 milioni di euro in passività attualmente accumulate, con l’idea di immettere nel progetto altri 20 milioni di euro di capitale in modo da aggiornare e modernizzare il cantiere.

Secondo sito che diventerà scalo logistico a stelle e strisce sarà molto probabilmente il porto nord-orientale di Alexandroupolis, sia in termini di sfruttamento commerciale che in termini di presenza militare. Anche se di medio-piccole dimensioni, di recente è emersa anche la consapevolezza di una sua potenzialità navale in virtù di uno studio americano che è stato realizzato su tutti i siti greci dell’Egeo: situato all’estremità nord-orientale della Grecia, si trova a pochi chilometri dal confine terrestre con la Turchia, e tra l’altro è passaggio di un altro snodo assolutamente significativo per la geopolitica mediterranea come il gasdotto Tap. In quella zona sarà costruito a breve anche un grosso terminale gpl.

twitter@FDepalo

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