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Molto si parla dei legami tra la formazione politica di Matteo Salvini e il presidente russo Vladimir Putin. L’ultimo episodio riguarda le dichiarazioni del finanziere, George Soros, che si è detto “molto preoccupato per l’influenza della Russia sull’Europa in generale e sul nuovo governo italiano […] Non so se Salvini è stato finanziato da Mosca, ma l’opinione pubblica avrebbe il diritto di sapere”. Il neo-ministro degli Interni ha negato che sia stato finanziato in qualsiasi modo dalla Russia, ma ha voluto sottolineare che secondo lui “Putin è uno degli uomini di Stato migliori”.

“NELLA TASCA DEL CREMLINO”

Le voci sull’influenza di Mosca in alcune formazioni politiche europee che portano avanti discorsi nazionalisti e anti-sistema era arrivata anche in Spagna. Oltre la Lega di Matteo Salvini in Italia e il Front National di Marine Le Pen in Francia, Putin avrebbe investito denaro e intrattenuto rapporti con il partito spagnolo Podemos di Pablo Iglesias.

Nel 2015 il settimanale britannico The Economist pubblicò un articolo dedicato ai legami tra la Russia di Putin e i partiti populisti (di destra e di sinistra) in Europa. Intitolato “Nella tasca del Cremlino. Chi sostiene Putin e perché”, l’articolo esprime la preoccupazione per l’oscuro finanziamento di Mosca ad alcune formazioni politiche che potrebbero alimentare un fronte pro-russo al Parlamento europeo. L’Economist citava chiaramente il partito di Iglesias: “Un’altra formazione di sinistra pro-russa è Podemos in Spagna. Il suo leader (Iglesias, ndr) ha accusato l’Occidente di avere una doppia morale nel modo di trattare con la Russia. Il settimanale faceva riferimento alla dichiarazione di Iglesias nella quale accusava la leadership europea, guidata dalla Nato, di non avere lo stesso atteggiamento nei confronti della Russia e di Israele.

IL RANCORE DI PUTIN  

Ma lo stesso Iglesias ha mantenuto un doppio discorso sulla figura di Putin. In rete circola un intervento dell’ex professore universitario nel quale critica il Presidente russo: “Putin è il risultato di quella disintegrazione così aggressiva dell’Unione sovietica che sprofondò il Paese nel caos e nel disastro economico. Vladimir è un ex agente del Kgb in Germania che, quando è tornato nel suo Paese, si è visto nella necessità di lavorare come tassista. Il rancore di nazionalista russo con poco rispetto per i diritti umani e poco rispetto verso le dinamiche della democrazia lo allontana molto da noi. Putin è il risultato dell’auge del totalitarismo dopo la transizione”.

LO STATO DUALE RUSSO

Più recentemente, invece, la visione di Iglesias è completamente cambiata. A febbraio del 2018 Iglesias dedicò un’edizione del suo programma di analisi geopolitica “Fort Apache” alla Russia. “Alla fine del primo mandato di Putin, la Russia è tornata alla crescita economica e alla stabilità politica – ha detto Iglesias nell’introduzione del programma – . E questo gli ha fatto guadagnare molta popolarità. Per gli oppositori lui ha uno stato neo-autoritario che combatte la corruzione con repressione. Per altri, quello che è nato nel suo governo non è né un’autocrazia né una versione più leggera del regime sovietico. Si tratta di uno Stato duale composto da un ordine legale costituzionalista e un sistema discrezionale-amministrativo che restano in equilibrio grazie alla centralità della figura di Putin”. Tra gli analisti che ha intervistato Iglesias c’è chi ha sostenuto che l’80% dei russi è con Putin mentre un altro ha detto che “l’Europa deve difendere un accordo di pace con la Russia per tornare ad essere un attore politico internazionale”. Come Salvini, Iglesias ha visitato più volte Mosca.

IL CASO DELLA CATALOGNA

Anche la vicenda catalana era nel mirino per una probabile influenza russa. Secondo il Washington Post, nel referendum per l’indipendenza della Catalogna l’unica ad avere vinto è la Russia. In un editoriale pubblicato lunedì 2 ottobre del 2017, il quotidiano americano ha sostenuto che Mosca considera il movimento separatista catalano un altro canale per indebolire l’Occidente democratico: “Gli unici sostenitori dei nazionalisti catalani sono i separatisti scozzesi, il governo del Venezuela e la macchina dell’intelligence e della propaganda della Russia. La Catalogna ha votato in un referendum. E la Russia ha vinto”. Per il Washington Post i russi hanno mobilitato i mezzi di comunicazione e i social network in appoggio dei separatisti: “Evidentemente Mosca pensa che il movimento separatista catalano sia un altro mezzo per dividere e indebolire l’Occidente democratico”. Gli alleati dei separatisti catalani sono l’estrema destra europea e gli euroscettici. Putin è tornato sulla Spagna durante un intervento al Foro Economico di San Pietroburgo alla fine di maggio del 2018. Il presidente russo ha negato l’ingerenza russa a favore dell’indipendentismo catalano, augurandosi che la Spagna conservi la sua “integrità territoriale”. Tuttavia, ha detto che “tutti i popoli hanno diritto all’autodeterminazione, ma allo stesso tempo condividiamo il concetto di rispetto e conservazione della sovranità degli Stati”.

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