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Un conto è comprare tempo, un conto è cambiare il corso degli eventi. E c’è una bella differenza. Il giorno dopo l’assemblea di Confindustria, a Bologna, è tempo di farsi una domanda. Gli imprenditori sono stufi di pagare l’energia più dei loro cugini europei e per questo hanno chiesto al governo misure precise per invertire la rotta e porre fine all’erosione dei margini per mano delle bollette: sganciamento del prezzo della luce da quello del gas, spinta al nucleare e un ripensamento del Green new deal. Suona bene? “Insomma”, dice a Formiche.net Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.

“Purtroppo quanto emerso dall’assemblea ribadisce un concetto: siamo sempre concentrati sul breve termine, sulle soluzioni tampone, sugli aiuti di Stato. Della serie, dateci più soldi”, premette Tabarelli. “Un’arma spuntata, quando invece bisognerebbe pensare in grande, avere un respiro ampio, una visione. Nemmeno il tentativo, magari nobile, di tirare sempre in mezzo le rinnovabili abbellisce il quadro. La verità è che qui si tira a campare, quando invece bisogna agire in profondità. Non ho per esempio sentito parlare di carbone, di produzione nazionale di gas. Quando invece sarebbe stato il caso di farlo. Non basta bussare alla porta del governo”.

Anche disaccoppiare il prezzo del gas dall’elettricità pare un palliativo, fa intendere Tabarelli. “Questo intervento riguarda i meccanismi del mercato, ma non la sua struttura. Dobbiamo metterci in testa che un conto è orchestrare come fare il prezzo, un conto è riscrivere le nostre fonti energetiche. Io personalmente sono scettico sul fatto che questa misura possa funzionare e poi ho paura che possa distrarre l’opinione pubblica dal vero problema delle fonti. Noi possiamo anche farlo, ma la Francia pagherà sempre meno l’energia di noi. Perché ha il nucleare, si intende. E non solo lei. Insomma, possiamo stare qui a pensare a questa o quella misura. Ma il problema va risolto alla radice”. E qui Tabarelli viene al punto.

“Io sono un grande fan del nucleare pulito. Ma ci vorrà tempo, anni. E nel frattempo? Dobbiamo essere realisti, non abbiamo ancora quella tecnologia, ma nel frattempo dobbiamo aumentare la produzione di gas e tenere aperte le centrali a carbone. In questo modo possiamo arrivare interi all’atomo. Il processo è lungo, si fa presto a dire nucleare, ma prima di 10-15 anni non se ne parla. Per questo, il giusto mix energetico, quello che tutti dovrebbero capire, è tanto gas, carbone e le rinnovabili. Altrimenti passeremo il tempo a riempirci la bocca di misure tampone, che per carità, hanno la loro dignità, ma non risolvono certo il problema dei costi energetici per le imprese e le famiglie”.

Insomma, non ci siamo ancora. “Ci siamo riempiti la bocca con la parola idrogeno verde. Quando abbiamo riserve di gas sotto il nostro territorio che potremmo sfruttare, eppure continuiamo a importare gas, soprattutto dagli Stati Uniti. Negli ultimi tre anni abbiamo importato circa 60 miliardi di metri cubi di gas all’anno, con un valore medio di 0,5 euro al metro cubo. Se avessimo prodotto anche solo 10 miliardi di metri cubi in più, avremmo risparmiato 5 miliardi di euro che invece abbiamo speso all’estero. Questo è un vero delitto economico, soprattutto considerando le difficoltà economiche del Sud Italia e i costi ambientali legati al trasporto del gas. Abbiamo un sistema debole da mezzo secolo, ogni tanto dovremmo ricordarcene”.

Gas, carbone e realismo. La ricetta di Tabarelli per uscire dalla crisi energetica

Le proposte per abbassare i costi dell’elettricità uscite dall’assemblea degli industriali sono solo in parte risolutive. Se si vuole invertire la rotta bisogna agire sulla struttura del mercato, più che sui meccanismi. E dunque, più gas e recupero del carbone. Nell’attesa del nucleare. Colloquio con Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia

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