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È ormai cosa ben nota che la difesa dell’“interesse nazionale” sia al centro del nuovo corso di politica estera americana inaugurato da Donald Trump. Lo ha ribadito senza mezzi termini il presidente degli Stati Uniti quando ha presentato due settimane fa il nuovo piano per la sicurezza nazionale, rigorosamente improntato all’America First, un mantra che ricorre in tutti i dossier aperti sulla scrivania dell’ufficio ovale, dal contrasto al dumping made in China alle truppe stanziate in Medio Oriente fino alle frizioni dentro all’Onu e alla Nato con gli alleati europei che tanto pretendono e poco restituiscono. Meno note sono le nuove minacce (terroristiche, militari, nucleari) che attendono al varco gli Stati Uniti nel 2018.

Con l’arrivo del nuovo anno il Council of Foreign Relations (Cfr), prestigioso e antico think tank a stelle e strisce ampiamente inserito nei cunicoli dell’alta politica americana, ha voluto tracciare una panoramica delle nuove insidie geopolitiche da cui dovrà guardarsi Capitol Hill. Il Preventive Priorities Survey, condotto dal Centro per l’Azione Preventiva (CPA) del Cfr, vanta più di 400 interviste fra alti ufficiali del governo ed esperti di politica internazionale e individua trenta minacce imminenti catalogate sulla base di due parametri: il loro impatto sull’interesse nazionale americano e la probabilità che si verifichino nell’immediato futuro. Ecco le priorità per il 2018.

SIRIA E DINTORNI

Quanto alla polveriera mediorientale, gli occhi degli analisti e degli alti papaveri del Pentagono sono tutti puntati sulla Siria. Il ritorno di Bashar al-Assad al potere sotto la protezione del Cremlino, ritenuto “altamente probabile” dal Cfr, rischia di portare con sé nuove tensioni regionali. Preoccupa, soprattutto dopo le frizioni seguite alla de-certificazione dell’accordo sul nucleare iraniano da parte di Trump, un conflitto armato per procura fra Washington e Teheran, quest’ultima accusata dai funzionari del governo di finanziare Hezbollah e altri gruppi terroristici nella regione.

IRAQ E AFGHANISTAN

Tra le aree più calde spiccano l’Iraq e l’Afghanistan. Un dato non irrilevante: il governo italiano ha infatti appena annunciato di voler ritirare una parte delle truppe lì stanziate per dare il via alla missione in Niger. Entrambi i Paesi costituiscono di nuovo una grave minaccia per gli Stati Uniti, ancora presenti con un massiccio schieramento militare. In Iraq il referendum per l’indipendenza dei curdi a settembre ha innescato un’ “escalation del conflitto fra le forze di sicurezza irachene e i gruppi armati curdi”. In Afghanistan invece l’instabilità politica e la violenza continueranno a farsi spazio, complici “il ritorno dei Talebani e un potenziale collasso del governo”.

ISRAELE E PALESTINA

Il sondaggio è stato concluso nel novembre 2017, e dunque non può tenere conto della dichiarazione di Donald Trump su Gerusalemme capitale di Israele. Ciononostante il Crisis Group del Cfr, che monitora su base giornaliera l’evoluzione dei conflitti internazionali, minimizza in un recente articolo le conseguenze della mossa del Tycoon. “La leadership palestinese non ha intenzione di usare quel poco di potere su cui può contare contro gli Stati Uniti e Israele” si legge sul sito, sicché “una scelta di questo tipo potrebbe innescare una serie di reazioni dolorose in un momento in cui la questione palestinese è stata marginalizzata nello scenario globale, l’UE è divisa su questo punto e il mondo arabo, diviso, indebolito e distratto, può offrire scarso supporto”.

IL MAR CINESE MERIDIONALE

Non c’è dubbio che per il 2018 la politica estera di Cina, Stati Uniti e Giappone sarà in gran parte tarata sull’escalation nucleare della Corea del Nord di Kim Jong-un. E infatti il Cfr pone in cima alla lista delle minacce imminenti per gli Stati Uniti un conflitto fra Pyongyang, Washington e gli altri attori regionali. Un’altra crisi, che finora è stata lasciata in sordina dalla stampa internazionale, prende piede nel Mar Cinese Meridionale e preoccupa non poco il Pentagono. Si tratta della disputa pluridecennale che vede un tiro alla fune fra Cina e Giappone per la supremazia delle isole Senkaku (in cinese “Diaoyu”): un arcipelago artificiale di 81 mila miglia quadrate che fa da snodo strategico per le rotte delle navi commerciali e vanta un sottosuolo ricco di risorse energetiche. Da mesi si susseguono passaggi provocatori di navi militari cinesi a ridosso delle isole nipponiche. Qualora scoppiasse un conflitto armato, gli Stati Uniti sarebbero costretti a schierarsi dalla parte di Tokyo per il Trattato di Sicurezza del 1960, rischiando di mandare in fumo gli sforzi diplomatici per isolare e neutralizzare la minaccia nordcoreana.

 

cfr

Tutti i dossier della politica estera nel 2018 secondo il Cfr

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