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Gli Stati Uniti raccolgono la sfida di Putin nell’aerospazio e rilanciano aumentando il budget per l’Us Air Force e ribadendo l’impegno militare in Europa. Nei giorni in cui si consuma la crisi tra Mosca e il Vecchio continente sul caso Skripal, il segretario dell’Aeronautica americana chiede al Congresso maggiori stanziamenti per il 2019, e il comandante delle Forze aeree Usa in Europa e in Africa spiega l’intenzione di rafforzare il rapporto con gli alleati e di incrementare le attività di addestramento e air policing con chiaro accento anti russo.

LA PRONTEZZA NEI CIELI EUROPEI

“Il nostro intento è sviluppare una forza comune più letale, resiliente e rapidamente innovativa che sia combinata con la robusta costellazione di alleati e partner”, ha spiegato il generale Tod D. Wolters, comandante delle Us Air Forces Europe and Africa, nel corso di un collegamento con la stampa europea. In linea con la Strategia di difesa nazionale (Nds) presentata dal Pentagono diverse settimane fa, anche il Comando Usafe-Afafrica ha elaborato la propria Strategy. Essa, ha spiegato il generale, si basa su tre elementi essenziali: le forze disponibili (“gli aviatori, gli equipaggiamenti, le unità e le organizzazioni assegnate o schierate a rotazione presso il Comando che possiamo vantare per affrontare le sfide alla sicurezza in tutti i campi e su tutti i livelli di conflitto”); il network vitale di infrastrutture e capacità di supporto; gli accordi e le partnership con gli alleati.

LA PREOCCUPAZIONE DA EST

La preoccupazione principale resta la pressione esercitata dalla Russia sul fianco est. Dal 2015, ha spiegato Wolters, “abbiamo osservato un’andatura costante dell’aviazione russa; né un consistente incremento, né una riduzione”. Se è vero che “in oltre il 95% degli incidenti registrati abbiamo osservato un comportamento safe da parte delle Forze dell’aviazione russa”, è altrettanto vero che sono stati “quasi 60” i casi in cui, negli ultimi quattro mesi, i velivoli americani “sono decollati in allarme in risposta a attività insolite o discutibili” da parte della Russia. “Lo scorso gennaio – ha ricordato il comandante – gli uomini del 48esimo Fighter Wing, stanziato presso la base Raf di Lakenheath, hanno concluso la quinta rotazione del Baltic air policing; in questi quattro mesi i quattro F-15 dell’Usaf hanno completato circa tremila ore d’allerta, più di 170 sortite, e 300 ore di volo”. Sempre a gennaio, e sempre in risposta alla pressione russa, dodici F-16 americani sono stati invece inviati in Estonia, in supporto dell’Operazione Atlantic Resolve nata come reazione alla crisi ucraina. Alle attività di air policing, inserite nell’Europea Deterrence Initiative (a cui Usa hanno destinato “oltre un miliardo di dollari nel 2018”), si aggiungono però le esercitazione con gli alleati, che hanno il duplice obiettivo di accrescere la prontezza operativa e di inviare segnali di deterrenza a Mosca. Le esercitazioni proseguiranno con una scadenza “via via più robusta” ha promesso Wolters.

LE ALTRE ATTIVITÀ DELL’USAFE

Sono difatti molte le attività di esercitazione condotte dal Comando dell’Usaf tra Europa e Africa. A inizio anno, i bombardieri strategici B-52 Stratofortress della base aerea di Minot Air, in Nord Dakota, hanno svolto attività “per l’integrazione e l’interoperabilità tra le forze e gli alleati”. I C-130 sono volati invece in Portogallo in supporto all’esercitazione Real Thaw 2018 e poi in Polonia per attività di training improntante alla prontezza operativa. È attualmente in corso l’esercitazione Juniper Cobra ’18, condotta con le Forze israeliane e dedicata alla difesa missilistica. È in corso anche la missione Iniochos con le Forze aeree greche, dedicata a esercitazioni multinazionali di volo che coinvolgono 15 F-15E e circa 300 unità di supporto americane che da Lakenheath sono volate in Grecia. A preoccupare è però anche la crescente instabilità in Africa nord orientale, dalla Libia alla Somalia, un contesto che potrebbe presto tramutarsi, ha detto Wolters, in una “potenziale catastrofe”.

IL RAPPORTO CON ANKARA E IL DIBATTITO NELLA NATO SUL 2%

Meno preoccupazione sembra emergere su altri due dossier caldi della presenza americana in Europa: il rapporto con la Turchia e il famigerato 2% del Pil da destinare alla difesa. Sul budget, le richieste americane agli alleati della Nato si sono fatte negli ultimi tempi sempre più pressanti, anche se Wolters non nasconde un certo ottimismo: “Europa e Canada hanno aumentato le spese per la difesa negli ultimi tre anni; otto Paesi raggiungeranno l’obiettivo del 2% nel 2018 mentre altri 15 sono sulla strada per farlo o superarlo entro il 2024. Credo che sia una notizia molto molto positiva”. Con la Turchia, l’aria si è fatta decisamente tesa dopo il tentato golpe del 2016 e il repulisti che ne è seguito. Ankara ha mostrato una certa insofferenza nei confronti di Washington e di Bruxelles, attratta anche dalle lusinghe di Putin che non ha esitato a offrire il sistema di difesa aerea S-400. Anche su questo però Wolters è parso ottimista. “La realtà è che abbiamo nel Paese lo stesso numero di basi che avevamo in passato, e il rapporto che è in corso si basa su una prospettiva di strettissima collaborazione militare”, ha spiegato il comandante. La Turchia “è un partner forte della Nato e la partnership per l’aviazione è incredibilmente potente”.

IL BUDGET DELL’USAF

Nel frattempo, lo scorso mercoledì, il segretario dell’Air Force Heather Wilson e il chief of staff David Goldfein hanno presentato alla Commissione per gli stanziamenti della Camera dei rappresentanti la richiesta di budget per il 2019. L’Aeronautica Usa chiede risorse per 156,3 miliardi di dollari, in aumento del 6,6% rispetto al 2018. “Siamo ritornati alla competizione tra grandi potenze e la sfida centrale per la sicurezza e la prosperità deve essere raccolta”, ha spiegato la Wilson. “Abbiamo bisogno di esercitare deterrenza, di difendere e prevalere contro chiunque cerchi di negare le nostre capacità di operare liberamente nello spazio”, ha aggiunto il segretario. L’interesse è forte soprattutto per “il passaggio a operazioni multi-dominio; proponiamo un cambiamento nel modo in cui conduciamo sul campo le attività di comando, controllo e comunicazione”. L’obiettivo, ha rimarcato la Wilson, “è continuare a dare priorità alla prontezza delle forze per vincere ogni combattimento in ogni momento”. Le risorse richieste, hanno spiegato i vertici dell’Usaf, estenderanno l’addestramento dei piloti e aumenteranno incentivi e bonus al fine di colmare le lacune amministrative e operative. Il tutto servirà a garantire la prontezza del potere aereo americano in un’ottica di sempre maggiore integrazione con le altre Forze armate e in continua collaborazione con gli alleati.

L’IPOTESI DI UNO SPACE CORP

Intanto continua a far discutere a Washington l’ipotesi di istituire uno specifico Space Corp, una struttura militare dedicata alle attività spaziali. Il dipartimento dell’Aeronautica è sembrato particolarmente ostile all’idea, probabilmente nel timore di veder ridursi le risorse ad esso destinato. Eppure, nel Congresso sono in molti a sostenere la necessità di istituire un Corpo spaziale, per ora pensato come un’entità che dipenderebbe dal dipartimento dell’Air Force ma che godrebbe di un’autonomia paragonabile a quella di cui gode il corpo dei Marine, formalmente dipendente dalla US Navy. Di recente, sull’argomento si è espresso il presidente Donald Trump che ha addirittura ampliato il progetto descrivendo come “una buona idea” l’istituzione di un dipartimento tutto dedicato allo spazio, posta l’ormai evidente natura competitiva di tale dominio sancita dalla Strategia di sicurezza nazionale (Nss). Nonostante il discreto appoggio di Capitol Hill, nel National defense autorization act (Ndaa) approvato a novembre 2017 dal Senato era prevalsa la linea del dipartimento Usaf e del Pentagono, favorevoli a un approccio più attendista. E così, il Ndaa per il 2018 non solo non prevede lo Space Corp, ma addirittura ne vieta esplicitamente la creazione. Intanto il dibattito procede, e i maggiori sostenitori del progetto (tra cui l’influente deputato repubblicano Mike Rogers) sono convinti che nel giro di tre anni il nuovo Space Corp possa vedere la luce.

(Foto: U.S. Air Force photo/Staff Sgt. Aaron Allmon)

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