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“Carige: salta il consorzio per l’aumento di capitale da 560 milioni. Lo schema sembra molto simile a quello dI Mps di un anno fa”. E’ il tweet di stamattina di Carlotta Scozzari, giornalista finanziaria di Business Insider Italia e autrice del recente libro “Banche in sofferenza-La vera storia della Carige di Genova” (qui un estratto pubblicato da Formiche.net), che sintetizza la situazione preoccupante che caratterizza l’istituto ligure. Le ultime notizie, infatti, non sono per nulla buone per banca guidata dall’amministratore delegato, Paolo Fiorentino (nella foto). Ecco tutti i dettagli sulle vicissitudini che sta attraversando la banca ligure non solo in Borsa, con un rischio risoluzione paventato da alcuni analisti. Ma andiamo con ordine.

IL CDA

Dopo il consiglio fiume di ieri notte, il board di Carige è tornato a riunirsi oggi alle 9,30. La ragione sta nel fatto che non ci sono le condizioni per il consorzio di garanzia sull’aumento di capitale da 560 milioni di euro. Lo ha reso noto la stessa banca ligure in una nota.

IL CONSORZIO DI GARANZIA

Credit Suisse, Deutsche Bank  e Barclays avrebbero cercato di tutelarsi chiedendo un elevato sconto sul Terp, il prezzo teorico ex diritto. Fatto però che va a contrastare con gli interessi degli azionisti, che in questo modo vedrebbero il titolo ridimensionarsi molto.

LO STALLO

Come detto, il consiglio di amministrazione di Carige si è riunito in mattinata a Milano, fino all’ora di pranzo, e si aggiornerà in serata. Carige ha affidato all’amministratore delegato Fiorentino il compito di verificare “l’esistenza dei presupposti per il proseguimento del piano di risanamento” e “per una eventuale proroga dei termini dell’operazione”. La Bce ha infatti chiesto di chiudere la ricapitalizzazione entro il 31 dicembre 2017. Senza qualcuno che sottoscriva o garantisca l’aumento in tempi rapidi, occorrerà chiedere a Francoforte di posticipare la deadline di fine anno.

IL REPORT

Il titolo per tutto il pomeriggio di oggi è stato sospeso in attesa di un nuovo comunicato ufficiale atteso al termine del consiglio di amministrazione. “Date le condizioni attuali di mercato, non escludiamo che la banca sia posta sotto risoluzione dal supervisore”, scrivono gli esperti di Banca Akros, aggiungendo che “probabilmente verrebbero separati gli asset positivi da quelli deteriorati, con la bridge bank che verrebbe ricapitalizzata con un intervento da parte dello Stato e aggregata a un gruppo più grande. Le Npe verrebbero, invece, trasferite a un investitore specializzato per un recupero futuro”. Secondo fonti vicine al dossier, citate questa mattina dal Sole 24 Ore, il cda di Banca Carige issato a 0,01 euro il prezzo di sottoscrizione dell’aumento di capitale da 560 milioni di euro, atteso con molta probabilità per lunedì prossimo.

L’ANDAMENTO IN BORSA

La tempesta borsistica non è solo di oggi. Carige ieri ha chiuso in ribasso dell’11,1% a 0,1473 euro dopo essere stato sospeso più volte durante le contrattazioni. Dal 6 novembre scorso a ieri ha perso quasi il 30% in borsa andando a capitalizzare 144 milioni di euro, circa un quarto dell’aumento di capitale. Nel frattempo oggi il titolo è sospeso in attesa di informazioni aggiuntive.

LE DICHIARAZIONI

Ad alleviare la tensione sul titolo non sono bastate neppure le aperture dei grandi azionisti sull’offerta. Scrive oggi Mf/Milano Finanza: “La famiglia Malacalza ad esempio sarebbe disponibile ad aderire pro quota e a comprare dall’inoptato, arrotondando così la partecipazione al 20%. Così pure Gabriele Volpi, oggi al 6% ma pronto a salire verso il 10%, mentre proprio ieri l’imprenditore Aldo Spinelli ha confermato a un’agenzia di stampa l’intenzione a sottoscrivere: «Sono stato da Fiorentino ieri. Ha un programma veramente ambizioso per la banca e tutti noi dobbiamo sostenerlo. Sono intenzionato a sottoscrivere e spero che tutti i genovesi che vogliono bene a Carige  facciano altrettanto»”.

IL FORCING SU UNIPOL

Pure il soccorso di Unipol appare in bilico, seppure i vertici di Carige siano in pressing sul gruppo assicurativo guidato da Carlo Cimbri per convincerla a partecipare all’aumento di capitale da 560 milioni: “Sarebbe questa la mossa in grado di cambiare uno scenario che, altrimenti, si farebbe ancor più cupo per la banca dei liguri – ha scritto oggi Repubblica – Dopo due giorni di riunione, infatti, il cda non ha ancora emesso il prezzo delle azioni per l’aumento. Un simile annuncio, infatti, va fatto solo con l’accordo del consorzio di garanzia che, pare, vincolerebbe il suo sì all’adesione all’aumento da parte di Unipol”. Il gruppo assicurativo aveva infatti convertito i bond subordinati in senior, garantendosi la possibilità di partecipare all’aumento. Rispetto a una prima ipotesi favorevole, però, Unipol ora sembrerebbe ora più fredda.

(articolo aggiornato alle ore 17)

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