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La notizia che arriva da Mosca su un prossimo incontro in Russia dei due contendenti libici, il premier Fayez al Sarraj e il generale Khalifa Haftar, conferma che la diplomazia internazionale è in costante fermento con l’obiettivo di dare stabilità a uno Stato decisivo per tanti motivi e per tanti interessi. Sarraj ha confermato le trattative aggiungendo che non è stata fissata ancora la data.

La straordinaria rivalità, cioè il considerare se stesso tanto indispensabile quanto inutile l’avversario, è stato finora l’ostacolo più difficile da superare e i contatti che negli ultimi mesi il governo italiano ha avuto con entrambi stanno provando a smussare gli angoli camminando su un filo sospeso nel vuoto: vietato urtare le suscettibilità. Ecco perché sabato 23 settembre il capo di Stato maggiore della Difesa, Claudio Graziano, ha incontrato a Roma il suo omologo del governo di accordo nazionale, generale Abdulrahman al Tawil, pochi giorni prima dell’arrivo in Italia di Haftar il cui ruolo è uno e trino, avendo incontrato vertici politici, militari e di intelligence. La nota diffusa dalla Difesa dopo l’incontro del 26 settembre con il ministro Roberta Pinotti mostra i due aspetti della trattativa: riconoscenza di Haftar per gli aiuti sanitari dell’Italia che cura i suoi feriti, sostegno del ministro all’azione dell’Onu e all’inviato Gassam Salamè con l’auspicio che tutti contribuiscano alla pace. Insolita invece la conferma dell’incontro con il titolare dell’Interno: nessuna nota del Viminale e annuncio dato a tarda ora dallo stesso Marco Minniti a una festa dell’Unità. Il concetto è il solito: bisogna dialogare con tutti.

Il sostegno all’azione dell’Onu non è solo ovvia, ma ha due aspetti fondamentali: uno legato alla gestione dell’immigrazione, l’altro al futuro della Libia e alle annunciate elezioni. Il freno ai flussi migratori verso l’Italia dovrà avere prima possibile un sostegno con una gestione dei profughi in Libia in condizioni migliori delle attuali. Il rappresentante dell’Unhcr per la Libia, Roberto Mignone, alla commissione Diritti umani del Senato ha detto che stanno trattando con le autorità per l’apertura a Tripoli di un centro di transito per i migranti verso paesi terzi, a patto che ci sia libertà di movimento e che non diventi un altro centro di detenzione. Per dare un’idea di come dovrebbe funzionare ne sono stati mostrati due, a Milano e a Treviso, a una delegazione libica arrivata appositamente.

L’altro punto irrinunciabile sono le elezioni auspicate per la primavera prossima. Haftar nei mesi scorsi ha dato la sua disponibilità perché convinto di poter raccogliere voti sufficienti, a patto che l’azione dell’Onu si concluda entro la fine di quest’anno con l’annuncio della data. In altri termini, avrebbe detto Haftar nei suoi incontri italiani, la sua disponibilità terminerà alla fine di dicembre: un ultimatum che nessuno ha interesse a far scadere.

Ecco l'ultimatum di Haftar a Europa e Onu sul voto in Libia

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