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Così dice oggi al Corriere della Sera il Presidente della regione Puglia Michele Emiliano: “Capisco le esigenze del ministro Minniti, ma militarizzare mezzo Salento avrebbe incendiato il clima, invece di raffreddarlo. Bene che sia stato bocciato l’emendamento del governo, ora sono pronto a incontrare il ministro dell’Interno e il premier Paolo Gentiloni”.

Il tema è ben noto, cioè il terminale TAP da costruire in provincia di Lecce (con tutte le polemiche arrivate in questi mesi), cui il governo vuole assegnare la caratteristica di opera strategica d’interesse nazionale, con conseguenti strumenti di protezione del cantiere in capo alle forze dell’ordine. Ci sono alcuni punti da chiarire per provare a mettere un punto in questa storia.

Il primo riguarda la scelta (sbagliata) del governo di mettere quel provvedimento dentro la legge di bilancio. È il solito pessimo modo di fare all’italiana, quello delle norme “omnibus” che imbarcano provvedimenti sulle materie più disparate e generano da decenni la mostruosa, incoerente e incomprensibile produzione legislativa del nostro Paese. Questa però è obiezione di metodo, perché poi il merito rimane. E nel merito suscitano forti dubbi le parole del presidente Emiliano, innanzitutto sotto due profili.

Il primo è nella inaccettabile esagerazione dei toni (come già accaduto nei giorni scorsi con il riferimento ad Auschwitz, che poi Emiliano ha corretto scusandosi): non è serio parlare di “militarizzazione di mezzo Salento”, per il semplice fatto che il cantiere occupa una porzione irrisoria del territorio, cioè una manciata di chilometri quadrati, mentre la superficie totale del Salento è stimata (Wikipedia 2017) in 5.329 km2.
Non si tratta di fare le pulci o arrampicarsi sugli specchi, si tratta di accettare una volta per tutte il fatto che i vertici istituzionali sono chiamati a parole di verità, senza esacerbare gli animi e senza avanzare suggestioni inutili.

Poi c’è una seconda questione politica tutt’altro che banale.
Come può un governatore negare al ministro competente per materia il ruolo di interlocutore (in questo caso Carlo Calenda)? È atteggiamento inaccettabile sotto il profilo istituzionale e di micidiale effetto su scala internazionale: come possiamo presentarci al mondo come un Paese credibile se le nostre istituzioni passano il tempo a litigare davanti al TAR invece che presentarsi unite di fronte agli investitori?
TAP è opera strategica per l’Italia e per il Mezzogiorno, che può essere realizzata facendo ogni sforzo di tutela dell’ambiente con il coinvolgimento degli enti territoriali.
Non può diventare argomento per ripicche e gelosie di varia natura: l’Italia è una e così deve essere capace di stare al tavolo della globalizzazione.
Altrimenti perderemo tutti, Emiliano compreso.

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