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Il 2025 per la Repubblica Ceca sarà un anno all’insegna della competizione elettorale, con lo svolgimento delle elezioni parlamentari pianificato per il prossimo ottobre. E all’interno della competizione dialettica tra parti e partiti, era inevitabile che anche il conflitto in Ucraina diventasse terreno di scontro.

Nel marzo dello scorso anno il governo della Repubblica Ceca guidato da Petr Pavel ha annunciato l’avvio di un’iniziativa, portata avanti assieme ad altri Paesi partner, volta a recuperare sul mercato globale  munizioni con un calibro compatibile con gli standard sovietici (in particolare 122 mm, 130 mm e 155 mm), per poi inviarle a Kyiv, i cui arsenali d’artiglieria sono composti principalmente da pezzi risalenti appunto al periodo sovietico. Nonostante alcune problematiche, legate sia alla difficoltà di coordinarsi tra partner che alle operazioni di sabotaggio dell’iniziativa promosse da Mosca, i risultati non sono certo mancati: secondo le stime del governo ceco fino ad ora sono circa mezzo milione i proiettili che tramite questa iniziativa hanno raggiungo le forze ucraine impegnate al fronte. E nel corso dei prossimi mesi, sono altri trecentomila i proiettili che attraverso questo meccanismo andranno a rimpinguare le scorte ucraine.

Ma la situazione potrebbe essere destinata a mutare. Karel Havlíček, vice-segretario del partito populista Ano guidato dall’ex primo ministro Andrej Babiš (che al momento risulta in testa nei sondaggi boemi), nei giorni scorsi ha rilasciato dichiarazioni piuttosto critiche nei confronti dell’iniziativa promossa dall’attuale governo. “Dobbiamo fermare il progetto”, ha dichiarato il politico di opposizione, che ha espresso dubbi sulla qualità e sul prezzo dei proiettili: “Abbiamo informazioni dal settore militare che la qualità non è ottimale, ma che è estremamente costosa” ha detto.

Una versione che cozza con quella condivisa da funzionari e soldati ucraini, secondo cui l’iniziativa ha contribuito a colmare un vuoto di munizioni quando le loro forze sono state messe sotto pressione da una nuova offensiva russa lo scorso anno. E nonostante sia stato riferito che una piccola parte dei proiettili era di scarsa qualità e non poteva essere utilizzata, nel complesso Kyiv si è detta soddisfatta delle consegne di munizioni, e dei risultati che esse hanno permesso di ottenere. Il vice-ministro degli Esteri di Praga Eduard Hulicius ha paragonato la minaccia dell’opposizione di sospendere l’iniziativa sulle munizioni a un medico che “taglia l’ossigeno al paziente perché tanto c’è aria in abbondanza nell’atmosfera”.

Ma il dibattito sulla questione, come sottolineato dallo stesso Havlíček, potrebbe essere reso vano qualora il presidente degli Stati Uniti Donald Trump riuscisse a promuovere il raggiungimento di un cessate il fuoco tra Mosca e Kyiv. “Devono iniziare i colloqui di pace. Più prolungheremo il conflitto… più la situazione per l’Ucraina peggiorerà sempre di più”, ha detto Havlíček. “Quando saremo al governo, sarà la fine della guerra e se non dovesse essere la fine, allora sarà davvero brutto per l’Ucraina”.

Le munizioni a Kyiv infiammano il dibattito politico di Praga. Ecco perché

Uno dei principali esponenti del partito populista ceco, secondo i sondaggi destinato a trionfare alle prossime elezioni, ha attaccato l’iniziativa promossa dall’attuale governo. Promettendo di porvi fine dopo l’eventuale vittoria elettorale

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