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L’intervento inusuale del Presidente Mattarella per scongiurare una possibile crisi di governo, dopo le polemiche tra il ministro Minniti e il collega Delrio, le dispute, gli scontri, la dialettica aspra tra esponenti di maggioranza e opposizioni, e all’interno dello stesso governo stanno rivelando quanto sia acuto e preoccupante il fenomeno dello sbarco di tantissimi immigrati provenienti dall’Africa e soccorsi sulle nostre coste.

L’accoglienza e l’inclusione che gli si deve garantire sono aspetti non semplici che bisogna risolvere. Come pure bisogna approfondire e capire bene il ruolo di certe organizzazioni che svolgono azioni delicate nel far giungere nei porti italiani questa povera gente che fugge da guerre, da fame, dalla miseria, dallo sfruttamento.

L’Italia purtroppo di fronte a questo enorme problema si ritrova da sola, senza il sostegno dell’Unione Europea di cui pure è Paese fondatore. A che serve dire Europa unita se egoismo, indifferenza, ipocrisia prevalgono e contano solo gli interessi dei più forti, lasciando al loro destino chi è in difficoltà? Il terzo millennio della storia che si doveva caratterizzare per una reale unità e per una maggiore coesione tra le genti del pianeta, viste tutte le prediche sulla “globalizzazione”, si sta dimostrando tempo di esasperato egoismo e di preoccupante revanchismo nazionalista.

Una condizione del genere di certo non potrà essere di giovamento al Vecchio continente, che rischia l’irrilevanza nello scenario globale col suo laicismo nichilista, agnostico. I morti che periodicamente gli italiani contano in solitudine nelle acque del Mediterraneo, sulle coste italiane, sono il prodotto del bieco cinismo della politica politicante europea. Sono la risultante di un falso concetto di “globalizzazione”, che alcuni ritengono bella, buona, da abbracciare senza troppi distinguo, perché considerata il sol dell’avvenire, capace di procurare all’intera umanità benessere e prosperità.

Un’idea apprezzabile, da diffondere, se fosse davvero così, ma non è così. C’è una “globalizzazione” utile per gli interessi forti, che porta ricchezza e benessere a chi possiede gli strumenti necessari per approfittarne, ma ne esiste anche un’altra che tocca i meno fortunati che provoca impoverimento, sofferenza, miseria, emarginazione tanto da far crescere sempre più l’umanità dolente. Il pianeta, dal punto di vista socio-economico, diventa sempre più ricco di tanti sud e sempre più scarso di nord. Se non ci sarà riequilibrio, se non si ridurrà il gap tra questi estremi si continueranno a contare i morti alla frontiera tra disperazione e benessere, come oggi accade nelle acque del Mediterraneo.

L’angoscia, l’afflizione per la condizione patita nella patria di origine sono tali che per raggiungere paesi più fortunati si è disposti a sacrificare l’unico bene prezioso posseduto: la vita. E allora non sono più le tragedie che si verificano nel Mare Nostrum, che pure arrecano tristezza e tormento alle nostre coscienze, a dovere scuotere la sensibilità degli uomini di governo dei vari paesi del benessere, ma la nuova condizione di vita dell’umanità che è cambiata e richiede misure complessive e non occasionali per renderla vivibile.

La “globalizzazione” non può riguardare solo gli affari e le ambizioni del “capitalismo”, occorre globalizzare la povertà, il bisogno, le esigenze della gente meno fortunata. Il sistema economico, vivendo il circuito triangolare capitale, ricerca, tecnica sta affrontando una nuova fase di eccezionale sviluppo che arreca benefici enormi ad alcuni, ma non ad altri, allora è auspicabile che gli effetti positivi siano appannaggio di tutti, dal debole al ricco. Non è una questione semplice che può essere risolta dai singoli Paesi. Per quanto ci riguarda abbiamo detto della lontananza dell’Ue, ma il fenomeno immigratorio dell’umanità bisognosa è oggi il “problema” del mondo. I governi nazionali da soli non possono farcela, è necessario che un organismo giuridico internazionale riconosciuto e legittimato, Onu o altri, governi oggi la questione immigrazione del pianeta, perché le disuguaglianze, le disparità siano ridotte al minimo.

flussi migratori

Come governare i flussi migratori?

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