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Ha sbaragliato la società francese Tikehau che in cordata con Italmobiliare della famiglia Pesenti voleva conquistare il Fondo Italiano di Investimento. Neuberger Berman, ex braccio di asset mangement di Lehman Brothers, ha conquistato a fine giugno la trattativa in esclusiva per acquisire l’intero portafoglio di partecipazioni dirette di Fondo Italiano d’Investimento. Tratterà con gli investitori del Fondo, ovvero Cassa Depositi e Prestiti, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane, Banco BPM, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Credito Valtellinese, Banca Cividale e UBI Banca. Neuberger Berman, acquisirà le partecipazioni di minoranza in 22 pmi italiane, che valgono circa 300 milioni di euro.

Neuberger Berman è stata preferita alla cordata franco-italiana nonostante avesse offerto di meno, perché avrebbe in progetto il lancio di un fondo quotato focalizzato sugli investimenti di minoranza in piccole e medie imprese non quotate con criteri comparabili con i PIR. Il Fondo Italiano d’Investimento sarà la base del nuovo fondo che punta a raccogliere tra i 500 milioni e il miliardo di euro: un fondo di fondi che punta sia al retail che agli atri PIR. Che cioè, vuole essere uno strumento per consentire ai piccoli risparmiatori e agli istituzionali di avere accesso a un gruppo di società piccole e non quotate che non sarebbero altrimenti intercettatili, e di farlo per il tramite di uno strumento quotato e quindi liquido.

Neuberger Berman è stata fondata nel 1939 con un unico obiettivo: offrire investimenti competitivi ai clienti nel lungo termine, “che resta il nostro singolare proposito oggi, trainato da una profonda ricerca fondamentale e facilitato dal libero scambio di idee all’interno dell’organizzazione”, così la presentazione sul sito del gruppo.
Sede a New York, uffici in 30 città nel mondo, gestioni in equity, fixed income, provate equity e strategie hedge, 500 professionisti dell’investimento e 1900 dipendenti in totale, un vero e proprio colosso del risparmio gestito, partecipato completamente dai proprio dipendenti. Le masse gestite a fine 2016 sono ammontate a 255 miliardi di dollari.

L’interesse per l’Italia la società Usa lo aveva testimoniato chiaramente un paio di anni fa, fondando nel 2015 una branca italiana di private equity, in partnership con Intesa Sanpaolo. Il team italiano, basato a Milano, è formato da Marco Cerrina Feroni (nella foto) e Fabio Canè, rispettivamente ex responsabili Merchant Banking e Private Equity Operations di Intesa; e Stefano Bontempelli, managing director del business del private equity europeo di Neuberger Berman.

Il responsabile del provate equity Anthony Tutrone aveva commentato all’epoca che “l’operazione si inserisce nella strategia di Neuberger Berman di ampliamento geografico e rafforzamento delle nostre competenze negli investimenti: si tratta di un passo in avanti importante per andare incontro alla crescente domanda di private equity da parte dei nostri clienti”.

Sicuramente quindi l’acquisizione del Fondo Italiano d’Investimento entra nella strategia complessiva del gruppo, ma è anche una rivincita contro Pesenti che era già stato in gara con Neuberger Berman ad aprile 2016 per rilevare la SGR Clessidra: gli americani sembravano i favoriti nella corsa, ma alla fine era stata Italmobiliare a spuntarla. Anche in quel caso oggetto del contendere era il made in Italy e in particolare società italiane che competono sui mercati internazionali. “Tra gli atout che hanno portato Italmobiliare a prevalere è stata la rassicurazione di voler «sostenere e sviluppare l’attività di Clessidra assicurando autonomia e indipendenza della società», a cui contribuirà rafforzandone la struttura manageriale. Quindi, il prezzo”, scriveva La Stampa. Dunque, 1 a 1 e palla al centro.

Tutte le mire italiane di Neuberger Berman

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