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L’auto elettrica può mandare fuori strada i colossi del petrolio? Secondo alcuni analisti, l’avvento dei veicoli elettrici e autonomi, disponibili magari a noleggio, sarà per l’industria dell’energia una rivoluzione di proporzioni analoghe a quella innescata dall’arrivo sul mercato dell’iPhone, di cui Apple ha festeggiato nei giorni scorsi il decennale. L’iPhone ha cambiato il modo di concepire i device mobili, mandando fuori mercato la vecchia generazione dei telefonini. Big Oil rischia la fine di Nokia e Blackberry?

UNA TRASFORMAZIONE “DI SISTEMA”

Non dobbiamo immaginare semplicemente la scomparsa delle auto a benzina: il cambiamento è di tipo “sistemico”, nota l’economista Tim Harford. E’ così che l’iPhone ha rivoluzionato la telefonia mobile: non tanto perché introduceva il touch screen e mandava in pensione la tastiera reale, ma soprattutto perché ha dato il via alla app economy. I telefoni cellulari di nuova generazione non si usano principalmente per telefonare e mandare Sms, ma per chattare, navigare, scaricare video e musica e accedere a servizi di ogni genere tramite le applicazioni. Sull’onda di questo cambiamento epocale, Apple, Samsung, e in seguito la cinese Huawei hanno costruito un successo globale.

AUTONOMA E ON DEMAND: I TREND CHE DECIDONO

I costruttori di auto elettriche (Tesla, ma anche molti gruppi tradizionali dell’auto) avranno degli alleati nella rivoluzione “sistemica” dell’auto elettrica. Il primo sono il ride sharing e il ride hailing: “Le auto elettriche da sole potrebbero non diventare un grande mercato, ma se si considerano i servizi di condivisione dei veicoli o le nuove forme di servizio taxi allora le dimensioni prevedibili sono ben più rilevanti”, ammette David Eyton, direttore della divisione tecnologie di BP. Il secondo alleato è la guida autonoma: tutti i veicoli autonomi sperimentati oggi sono elettrici perché meccanicamente meno complessi. Come ha osservato anche Francesco Starace, l’Ad di Enel: “Non vedo un futuro nel driverless per i veicoli col motore a scoppio”.

Il gruppo svizzero Ubs ha condotto uno studio sulla Chevrolet Bolt di General Motors e ha concluso che richiede una manutenzione prossima allo zero: il motore elettrico ha solo 3 parti meccaniche contro i 133 pezzi che si muovono in un motore convenzionale a 4 cilindri. Il total cost of ownership dei veicoli elettrici sarà pari a quelli dei veicoli a benzina o diesel nel 2020 per chi gestisce flotte in sharing, secondo le stime di Bloomberg New Energy Finance.

Non a caso i servizi di ride hailing Uber e Lyft intendono inserire nella loro flotta auto elettriche e autonome. Lyft tra l’altro ha appena ricevuto un investimento da 1 miliardo di dollari da Google che a sua volta ha uno spin off, Waymo, che sviluppa e testa le tecnologie per le auto autonome. Per Steven Martin, chief digital officer e vice president della divisione Energy Connections di General Electric, le persone avranno scarso interesse a possedere un’auto al cento per cento autonoma, visto che non si guida, e si verificherà un boom per i servizi di noleggio e on demand. Con le parole di Martin, “sarà come pompare Uber di steroidi”.

L’AUTO ELETTRICA E’ GIA’ COMPETITIVA

Che cosa significa questo per Big Oil? Lo ha spiegato Laszlo Varro, economista capo dell’International Energy Agency: “La competitività dell’auto dipende da come e quanto si utilizza. Un veicolo Uber percorre in media un terzo di chilometri in più rispetto a una berlina in Europa e questo amplifica i benefici dei bassi costi di gestione a tal punto che sarebbe conveniente passare all’elettrico anche con un prezzo del barile di petrolio di 30 dollari più basso di oggi”.

Ovviamente, considerati tutti i problemi di Uber in Europa e in generale le questioni regolatorie, legali, etiche e di accettazione culturale dell’auto autonoma, è possibile che la velocità della rivoluzione dell’auto elettrica non sia la stessa della rivoluzione iPhone. Secondo Bloomberg Energy Finance, la tecnologia driverless sarà sul mercato a partire dal 2020 ma non diffusamente adottata fino al 2030. Ciò però basterebbe a tagliare 8 milioni di barili di petrolio dalla domanda petrolifera giornaliera nel 2040, più di quanto esporta oggi l’Arabia Saudita (7 milioni di barili al giorno). L’impatto sul prezzo potrebbe essere devastante: nel 2008-2009 un calo di 1,7 milioni di barili al giorno nel consumo globale ha provocato un crollo del prezzo del greggio da 146 dollari a 36 dollari al barile.

Si tratta di scenari estremi e probabilmente Big Oil non farà la fine di Nokia, perché i giganti del petrolio hanno attività diversificate e nel futuro punteranno sempre più sul gas naturale, la cui domanda è in ascesa (anche per alimentare le centrali elettriche che servono alle batterie delle auto). Spencer Dale, chief economist di BP, pensa che i veicoli a batteria ridurranno la domanda di petrolio mondiale solo di 1 milione di barili al giorno nel 2035. Ma ammette: se l’auto elettrica vivrà davvero una rivoluzione in stile iPhone, Big Oil dovrà rivedere i suoi calcoli.

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