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La Francia e la Spagna che chiudono i loro porti ai migranti in arrivo dall’Africa, l’Austria che minaccia l’invio dei blindati al Brennero e l’Italia che si ritrova ancora una volta da sola nel fronteggiare l’emergenza: l’ennesima prova che per l’Europa i giorni delle difficoltà e degli egoismi sono tutt’altro che finiti. Eppure – ha affermato in questa conversazione con Formiche.net l’ex ministro della Pubblica istruzione Francesco D’Onofrio – “continua a non non esserci alternativa al progetto unitario“. Una situazione di crisi – ha commentato anzi il costituzionalista – che richiede uno sforzo ancora più deciso da parte del nostro Paese nel tentativo di trovare un difficile ma necessario punto di equilibrio tra interesse nazionale e integrazione europea.

Visto ciò che sta accadendo in queste ore, a suo avviso quante speranze ci sono che l’Europa riesca a ritrovare le ragioni dell’unità sul tema immigrazione?

Mi rendo conto che non si tratta del giorno più semplice per parlare di Europa e per riaffermare in modo convinto il nostro europeismo. Ma il nostro compito è questo: le ragioni della strategia politica devono prevalere sulle paure del momento.

Il distacco con cui molte cancellerie europee guardano all’emergenza italiana è un favore agli anti-europeisti? 

Non c’è dubbio che sia così: è un assist ai cosiddetti sovranisti, a chi soffia sui timori della popolazione per spiegare che senza Europa per l’Italia le cose andrebbero meglio. Ma non è vero.

Ma come farà il nostro governo a farsi ascoltare dagli altri Stati membri? Perfino un europeista come Emmanuele Macron ha deciso di non aprire i suoi porti ai migranti. 

Dobbiamo insistere su questa strada e continuare a porre ai nostri alleati la questione migranti: l’Europa deve farsi carico dell’emergenza e, ancor di più, del compito di trovare una soluzione a lungo termine anche e soprattutto nei rapporti da instaurare con l’Africa.

Quale soluzione? 

Serve una sorta di Trattato di Maastricht dedicato, però, esclusivamente a queste tematiche: è il discorso del migration compact che aveva avviato Matteo Renzi quand’era a Palazzo Chigi. L’obiettivo è trovare un punto di equilibrio tra interesse nazionale e costruzione europea. Un po’ come riuscì a fare l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl.

In che senso la sua vicenda può rappresentare un esempio?

In settimana ho partecipato al Senato a un’iniziativa in sua memoria (qui la gallery firmata Umberto Pizzi e qui l’approfondimento di Formiche.net): il suo ricordo non è soltanto commemorativo ma anche, per così dire, di carattere pratico. Kohl è stato un esempio perché fu in grado di contemperare l’interesse tedesco alla riunificazione e quello europeo a procedere speditamente verso una maggiore integrazione. E il risultato finale premiò la sua abnegazione e la sua visione: da un lato la Germania di nuovo unita, dall’altro il Trattato di Maastricht e l’euro.

Ma in quel caso l’Europa rispose presente, mentre stavolta sembrano prevalere le posizioni di parte. 

Ma anche Kohl – dopo la caduta del Muro di Berlino – ci mise due anni ad ottenere la riunificazione del suo Paese. E’ un processo estremamente difficile ma tanto non è che le alternative percorribili abbondino.

Secondo gli anti-europeisti, invece, un’alternativa ci sarebbe?

Certo, invece di andare avanti sulla strada della trattativa e della moral suasion a Bruxelles a dire dei sovranisti si potrebbe sempre decidere di abbandonare la nave europea. O, quantomeno, di rinunciare a molta dell’integrazione che è stata fin qui faticosamente costruita. Ma sarebbe un’errore inenarrabile, commesso sulla scia di un’illusione: uscire dall’Europa renderebbe l’Italia ancora più sola e sicuramente aggraverebbe e non limiterebbe l’emergenza migranti con cui il nostro Paese si confronta ogni giorno.

E se l’Europa non dovesse mai prestare attenzione alle esigenze italiane?

Intanto mi pare che alcuni buoni risultati il nostro ministro degli Interni, Marco Minniti, li stia già ottenendo. Spero in questo senso che la conferma arrivi già oggi dal vertice di Tallin. E, in ogni caso, sono convinto che alla fine prevarrà l’interesse a trovare un punto di equilibrio tra le esigenze italiane e quelle europee. L’Italia, d’altronde, non può seriamente minacciare di andarsene perché non ne avrebbe la forza. D’altro canto, però, l’Europa non può minimamente fare a meno di noi: senza il nostro Paese, l’Unione non avrebbe davvero senso. Ecco perché sono fiducioso che un punto di incontro si riuscirà a trovare.

Sì ma intanto l’Austria minaccia di schierare i blindati al Brennero…

E’ un fatto certo significativo ma che non credo sia il caso di enfatizzare troppo. Mi pare abbia un’evidente natura elettorale, considerato che in Austria si voterà per le politiche il prossimo ottobre.

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