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Crescono domande, dubbi e perplessità sulla prospettiva di un conglomerato industriale franco-italiano nel settore navale proposto da Parigi che includa anche il settore militare, coinvolgendo anche Leonardo. Dopo i timori espressi a Formiche.net da un addetto ai lavori vicino ai militari e all’ex Finmeccanica (“nella parte francese il vaso di ferro sarebbe Thales che alla fine diventerebbe l’unico interlocutore per l’elettronica, a detrimento dell’ex Finmeccanica”, qui l’articolo completo), anche al ministero della Difesa si iniziano a sollevare rilievi sul progetto ideato dalla Francia, dopo quelli già espressi dai sindacati: “La Francia non può pretendere la maggioranza della gestione nel settore militare”, ha detto Giovanni Contento, segretario nazionale della Uilm, invitando il gruppo ex Finmeccanica a dire no.

CHE COSA SCRIVE REPUBBLICA

«Ma qualcuno ha pensato a quale fine farebbe Leonardo-Finmeccanica, cosa sarebbe delle sue industrie che installano radar, missili, cannoni anti-aerei sulle navi militari di cui Fincantieri costruisce lo scafo? Se si farà il “Grande Accordo” con i francesi e se ci sarà dentro anche il Naval Group, che con Thales fa le stesse cose di Leonardo, l’industria italiana della Difesa potrà anche chiudere». È stato un discorso del genere, fatto una decina di giorni fa alla ministra della Difesa, Roberta Pinotti – scrive oggi Repubblica – a convincere la senatrice a chiamare i colleghi Pier Carlo Paodan e Carlo Calenda per chiedere di rallentare la corsa verso l’unione fra i cantieri navali italiani e il cantiere Stx francese. «è un piano non solo interessante, ma quasi inevitabile, ma dobbiamo studiarlo per bene», dicono ancora al ministero della Difesa, scrive Repubblica. I timori si appuntano soprattutto sul ruolo del gruppo Naval Group: “Naval Group con Thales nel suo azionariato ha capacità civili ma soprattutto militari, per gli scafi e per i sistemi. Fincantieri, invece, per l’80% è impegnata nel campo delle navi da crociera, e quando costruisce navi militari le capacità dei sistemi e degli impianti sono quelle di Leonardo, ovvero quelle che in Francia avrebbe Thales”, aggiunge il quotidiano. Così gli interrogativi di carattere militare e strategico del dicastero retto da Pinotti si aggiungono alle perplessità note da tempo del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, sulla baldanza francese anche in questo dossier, oltre a quello di Vivendi.

LE PERPLESSITA’ DI LEONARDO

Giorni fa a Formiche.net (qui l’articolo completo) un addetto ai lavori che preferisce l’anonimato – a proposito dell’aspetto militare del piano in fieri tra Francia e Italia – aveva sottolineato: “Il problema, dal lato di Leonardo, è che nella parte francese il vaso di ferro è Thales che alla fine diventerebbe l’unico interlocutore per l’elettronica. I francesi se non chiudono questo accordo rischiano di essere spiazzati via dal settore navale, soltanto per questo cercano di fare l’intesa. Mica fanno altrettanto su aerei ed elicotteri, dove sono sempre più in concorrenza con noi…”. Ecco perché il gruppo presieduto da Gianni De Gennaro e guidato dall’amministratore delegato, Alessandro Profumo, nicchierebbe non poco sul progetto militare in fieri con la Francia.

MODELLO FREMM?

Il governo vuole approfondire tra l’altro, nell’ambito dell’interlocuzione ancora in corso con Parigi anche perché non sono ancora chiari e definiti tutti i dettagli, il modello Fremm sotteso al piano in cantiere. Infatti qualche osservatore ha fatto notare come lo schema allo studio dei due governi riprenda quello già sperimentato dai due governi con il progetto bilaterale delle navi fregata Fremm, che è di fatto un sistema a geometria variabile, in cui il lavoro si sviluppa in funzione degli ordini acquisiti o procacciati dai due azionisti. In pratica, se c’è una commessa militare rientra nell’orbita di Naval Group, se è civile in quella Fincantieri.

UNA GOVERNANCE, DUE INDUSTRIE

Lo schema Fremm porterebbe direttamente alla costituzione di un gruppo a governance italiana con la parte civile affidata a Fincantieri e a Parigi per quella militare. Secondo il Sole 24 Ore, l’assetto del nuovo gruppo dovrebbe tenere conto anche del peso delle singole industrie militare e civile. Un ultimo dettaglio riguarda la tabella di marcia. L’Italia vorrebbe prima di tutto assicurarsi il controllo di Saint Nazaire per poi, con tale garanzia, procedere alla costituzione del nuovo soggetto.

L’ANALISI DI BONO

L’esigenza di un’integrazione anche nel settore navale è stata spiegata di recente dal numero uno di Fincantieri, Giuseppe Bono, in un’analisi per la rivista Airpress e pubblicata da Formiche.net: “Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, oggi la potenza industriale più importante è diventata la Francia. Ha investito bene anche nel comparto della difesa, ha tutte le piattaforme, ed è l’unica in grado di realizzare aerei e navi da combattimento. Gli altri produttori, Italia compresa, sono costretti a vendere “parti del tutto”, in questo modo esportando valore aggiunto a vantaggio di chi assembla”. Bono ha poi approfondito la questione delle alleanze e del controllo azionario: “Sarà necessario fare alleanze: in alcune saremo in maggioranza, in altre in parità, ma ne va del futuro del Paese, altrimenti saremo costretti a pagare lo stesso scotto dei tedeschi che, di fatto, non hanno già più un’industria della difesa vera e propria, ad eccezione di poche realtà. Oggi la nostra industria ha un orizzonte molto ampio, e per questo è chiamata a prendere degli impegni di lungo periodo, fino a 30 anni. In questo scenario, i programmi più importanti al mondo sono quelli navali”.

STUDIO CESI

Anche esperti in rapporti con il settore militare e con la Difesa auspicano che lo scenario delineato da Bono possa avverarsi con il progetto in fieri fra Fincantieri e Naval la ex Dcns. Scrivono infatti gli analisti del Cesi, il Centro studi internazionali presieduto da Andrea Margelletti: “Un’aggregazione Fincantieri-Dcns avrebbe il pregio di permettere un migliore utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo di tecnologie idonee a potenziare le capacità costruttive delle unità di superficie – si legge nelle conclusioni del report sull’evoluzione della cantieristica europea – In particolare, la nuova entità industriale italo-francese diventerebbe l’attore principale sia per l’utilizzo dei fondi europei duali destinati alla cantieristica (Horizon 2020 su tutti) sia per quelli esplicitamente destinati al mantenimento della Base Industriale e Tecnologica della Difesa Europea (in capo all’Eda). Inoltre, la nuova realtà Fincantieri-DCNS permetterebbe di dare ulteriore impulso allo sviluppo di sinergie europee anche in ambito di gestione e contrattualizzazione dei futuri nuovi programmi navali valorizzando ulteriormente il ruolo dell’Occar che, ad esempio, già gestisce i programmi navali Fremm, Ppa e Lss per conto della Marina Militare”.

Fincantieri-Stx-Naval, ecco i dubbi di Difesa e Leonardo-Finmeccanica sul progetto francese

Di Pietro Di Michele e Fernando Pineda

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