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(Articolo ripreso da www.graffidamato.com)

Fatta eccezione per Il Foglio, Il Dubbio e Il Fatto Quotidiano, che però, come vedremo, ne ha riferito a modo suo, i giornali italiani non hanno ritenuto da prima pagina la notizia della scarcerazione di Alfredo Romeo, figura chiave delle indagini sulla Consip: una misura ordinata dal tribunale del riesame di Roma dopo un rinvio disposto dalla Corte di Cassazione.

Questa curiosa e quasi generalizzata distrazione, o sottovalutazione di una notizia del genere, dopo che l’imputato, peraltro già condannato una volta ingiustamente, si è fatto cinque mesi e mezzo di detenzione “cautelativa”, disposta cioè nella fase preliminare dell’inchiesta sugli appalti della centrale degli acquisti della Pubblica amministrazione, conferma purtroppo il quadro desolante dell’informazione italiana quando si intrecciano le cronache giudiziarie e politiche. E le valutazioni politiche prevalgono su quelle giudiziarie, per cui la graduatoria delle notizie è funzionale solo agli obiettivi partitici, correntizi e quant’altro che si perseguono dietro le quinte di un’informazione che si autoproclama a torto indipendente.

La notizia della scarcerazione di un imputato come Romeo, finito in manette su tutte le prime pagine dei giornaloni e giornalini nazionali quando o perché si pensava che la sua posizione giudiziaria potesse sfociare in misure analoghe per altri indagati eccellenti, fra i quali il padre di Matteo Renzi, Tiziano, deve essere apparsa un po’ troppo scomoda, o addirittura sgradevole. Meglio quindi ignorarla o riferirne nel modo meno visibile. Tanto – avrà detto qualcuno dei protagonisti o degli attori dell’informazione falsamente indipendente – la scarcerazione era già nell’aria, essendo Romeo già da un mese e mezzo agli arresti domiciliari, e non più ristretto in un carcere: segno che la sua posizione giudiziaria si era alleggerita.

Ma se questa è informazione, ci sarebbe da pentirsi di avere scelto il mestiere del giornalista. Parlo di mestiere e non di professione, come pure dovrei fare per l’esistenza di ordini e albi appunto professionali, perché la professionalità dalle mie parti lascia sempre più a desiderare.

Nel riportare, sia pure controvoglia, temo, la scarcerazione di Romeo in prima pagina, con due righe di titolo sopra la testata, Il Fatto Quotidiano ha in qualche modo riparato alla sgradevolezza della notizia, almeno per un giornale che ha cavalcato più di tutti l’inchiesta targata Consip, distorcendola. La scarcerazione, disposta – ripeto – dal tribunale del riesame di Roma dopo un rinvio ordinato dalla Corte di Cassazione, è stata attribuita al superamento delle condizioni o ragioni iniziali della misura restrittiva della libertà di Romeo. Che oggi non avrebbe più la possibilità di inquinare le prove, di ripetere il reato di corruzione contestatogli o di fuggire. Invece, cari signori del Fatto Quotidiano, sono state valutate diversamente le contestazioni mosse all’imprenditore campano perché le inchieste, sia quelle cominciate a Napoli sia quelle passate poi a Roma, si sono rivelate molto meno consistenti di quanto i giornali con fughe di notizie ben orchestrate, e sfociate a loro volta in altre indagini, avessero raccontato e fatto credere ai loro lettori.

L’inchiesta a Roma, su Romeo, la Consip e dintorni, compreso evidentemente il padre di Renzi, prosegue, “si spera”, ha riferito il giornale di Travaglio. E in quella speranza per dovere di ufficio, o di mestiere, come dicevo, si coglie tutt’altra sensazione: la paura di un flop.

Tanto, a carico del solito Renzi, quello vero, il figlio e non il padre, Travaglio ha già trovato un altro caso da montare, su cui fare domande e aprire e chiudere sommariamente l’ennesimo processo mediatico: la gestione da presidente del Consiglio, l’anno scorso, delle informazioni passate dal governo americano a quello italiano sull’assassinio di Giulio Regeni al Cairo. Dove il successore di Renzi a Palazzo Chigi e il nuovo ministro degli Esteri sembrano avere compiuto l’imprudenza, pensate un po’, di rimandare un ambasciatore, visto che in Egitto si giocano per l’Italia anche altre partite, a cominciare dalla stabilizzazione della Libia e dagli sviluppi del fenomeno dell’immigrazione che si rovescia sulle nostre coste.

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