Skip to main content

Minerali, ma non solo. L’intesa che sembra essere stata trovata tra Kyiv e Washington pare non limitarsi solamente alle terre rare, ma anche ad altre risorse strategiche presenti nel suolo ucraino, come ad esempio gas e petrolio. Nella bozza della versione finale dell’accordo, non ancora diffusa pubblicamente ma che è stata resa accessibile al Financial Times, viene prevista l’istituzione di un fondo comune al quale l’Ucraina contribuirebbe con il 50% dei proventi derivanti dalla “futura monetizzazione” delle risorse minerarie di proprietà dello Stato, compresi petrolio e gas, e della logistica associata. Viene anche specificato che il fondo potrebbe usare le proprie risorse per finanziare alcuni progetti siti in Ucraina.

Tuttavia, nell’accordo non risulterebbero incluse le risorse già sfruttate (e monetizzate) dall’Ucraina, come ad esempio le attività già avviate di Naftogaz o Ukrnafta, i maggiori produttori di gas e petrolio dell’Ucraina. Nel testo non sono inoltre affrontati argomenti di rilievo, come ad esempio l’entità della partecipazione degli Stati Uniti al suddetto fondo.

Così come non sono menzionate garanzie di sicurezza di sorta, le stesse che il Presidente statunitense Donald Trump aveva evocato nelle scorse settimane, quando aveva sollevato per la prima volta la questione dell’accordo sulle terre rare (definendolo di per sé una sorta di committment statunitense nei confronti dell’Ucraina), e che sarebbero state discusse durante la visita dell’inviato speciale Usa Keith Kellog a Kyiv la settimana scorsa.

L’accordo raggiunto tra Ucraina e Stati Uniti è una rinegoziazione della proposta iniziale avanzata dal governo statunitense, la quale prevedeva un fondo di investimento per la ricostruzione in cui gli Stati Uniti avrebbero manenuto “un interesse finanziario del 100%”, con l’Ucraina che avrebbe contribuito al 50% delle entrate del fondo derivanti dall’estrazione di risorse minerarie, tra cui petrolio, gas e infrastrutture associate, fino a un massimo di 500 miliardi di dollari. Questi termini, descritti come inaccettabili dai funzionari ucraini, sono stati rimossi dalla bozza finale, mentre è stata aggiunta la già menzionata clausola relativa al finanziamento di progetti in terra ucraina.

La bozza dell’accordo sarebbe stata approvata dai ministri della Giustizia, dell’Economia e degli Esteri di Kyiv, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è reso disponibile per volare negli Stati Uniti già il prossimo venerdì per siglare definitivamente l’accordo con la sua controparte americana. Secondo un funzionario vicino a Zelensky, il leader ucraino potrebbe cogliere l’occasione per discutere del proseguimento del sostegno militare Usa a Kyiv.

Fin dall’inizio, Trump aveva mostrato interesse verso i depositi ucraini di quelle che lui stesso aveva definito “Terre rare”. Ma la definizione non sarebbe corretta. “Secondo lo stesso Istituto Geologico Usa, la presenza di terre rare in Ucraina è quasi inesistente”, scrive l’economista e fondatore della società di consulenza T-Commodity Gianclaudio Torlizzi, “La situazione è diversa invece per quanto riguarda minerali critici come titanio e gallio. Ma da qui ad arrivare ai miliardi di dollari chiesti da Trump ce ne corre. Prima della guerra, l’Ucraina rappresentava circa il 6% della produzione globale di titanio. Meno, ad esempio, del Mozambico. Il vero tesoro minerario ucraino sembra riguardare piuttosto carbone, minerale di ferro, e gas”.

La questione delle terre rare in Ucraina è stata sollevata anche dal Presidente russo Vladimir Putin durante la sua intervista di pochi giorni fa, nella quale ha sottolineato la disponibilità di Mosca a cooperare con i “partner americani” sullo sviluppo dei giacimenti di terre rare in Ucraina, in una sorta di captatio benevolentiae rivolta alla Casa Bianca.

L'accordo sui minerali tra Usa e Ucraina è quasi realtà. I dettagli

L’intesa prevede la creazione di un fondo al quale Kyiv contribuirebbe con metà delle entrate dalla futura monetizzazione delle sue risorse minerarie. Tuttavia, non sono state definite né l’entità della partecipazione americana né eventuali garanzie di sicurezza per l’Ucraina

Nezha 2, ecco il film che sfida Hollywood e ridefinisce il soft power di Pechino

Nezha 2 ha frantumato ogni record d’incassi in Cina e minaccia il dominio di Hollywood nell’animazione. Il film segna un punto di svolta nella competizione culturale tra Oriente e Occidente, mettendo in crisi l’egemonia americana nel soft power

Nato e Indo-Pacifico. C’è un ruolo anche per l’Italia

“L’ Italia può avere un posto dignitoso nel contribuire insieme ai suoi alleati alla cooperazione e alla sicurezza nell’area dell’Indo-Pacifico”, spiega l’ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo, analizzando la “soft security” che la Nato può aiutare a costruire nella regione

Perché il futuro dei Five Eyes è una chance per l’Italia. Il commento di Mayer

Peter Navarro, consigliere di Trump, avrebbe spinto per escludere il Canada dall’alleanza Five Eyes, sollevando interrogativi sulla sicurezza transatlantica e il futuro delle relazioni Usa-Russia. Mentre l’ipotesi viene smentita, la premier Meloni potrebbe cogliere l’opportunità per proporre l’ingresso dell’Italia, rafforzando la posizione europea nell’intelligence occidentale

Lotta al fentanyl. Le ultime mosse di Usa, Messico e Canada

Sheinbaum sottolinea l’importanza di indagare sull’intera filiera della potente droga. Un passo verso Trump, che aveva imposto dazi. Il dossier è stato al centro anche della telefonata tra il segretario al Tesoro americano e il vicepremier cinese

Politica internazionale e teoria dei giochi. La questione dazi secondo Scandizzo

È abbastanza chiaro che gli Stati Uniti possono trarre benefici netti dalla imposizione di forti tariffe sui Paesi da cui importano. La risposta dei governi colpiti potrebbe però essere più efficace, se consistesse nel riallineamento delle proprie politiche commerciali e industriali e contribuisse in modo attivo alla ridefinizione delle aree di influenza e dei meccanismi di coordinamento necessari per ristabilire l’ordine internazionale. L’analisi di Pasquale Lucio Scandizzo

Cosa serve per un centrodestra europeo. Il commento di Tatarella

Un centrodestra in Francia e Germania è oggi più attuale che mai per costruire, domani, anche in Europa un centrodestra di stampo europeo. Il commento di Fabrizio Tatarella

La Difesa europea, un antico sogno (anche italiano). Il racconto di Caffio

Le esperienze passate, dalla Ced alla Politica di sicurezza e difesa comune, mostrano i limiti di un’integrazione militare ancora ostacolata dalla frammentazione politica e dalla riluttanza a cedere sovranità. Tuttavia, modelli già esistenti come Euromarfor dimostrano che una difesa europea più solida è possibile, a patto di superare le incertezze e puntare su una reale cooperazione operativa. L’analisi dell’ammiraglio Fabio Caffio

Il voto Onu svela nuovi equilibri globali. La lettura dell’amb. Talò

Il recente voto all’Onu sulla guerra in Ucraina ha rivelato uno scenario inedito: per la prima volta, Stati Uniti e Russia si sono trovati dalla stessa parte in Consiglio di Sicurezza, mentre l’Europa è apparsa sempre più isolata. Il Vecchio continente deve ripensare il suo ruolo in un contesto internazionale sempre più frammentato. L’intervista con l’amb. Talò

Quale futuro per il trasporto aereo in Italia

Il trasporto aereo italiano è in crescita e guarda a nuove sfide per rafforzare la propria competitività. Il settore, privo di aiuti dal Pnrr, si distingue in Europa per il più alto tasso di crescita nel 2024, ma deve affrontare regolamentazioni ambientali stringenti e una concorrenza globale sempre più agguerrita. Questi i temi al centro dell’evento “Green deal del trasporto aereo”, organizzato da Enac in media partnership con Formiche

×

Iscriviti alla newsletter