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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già licenziato il proprio capo delle Comunicazioni Anthony Scaramucci, dopo appena undici giorni dall’assunzione. Gideon Rachman, compassato capo dei commentatori di affari internazionali per il Financial Times, commenta su Twitter che “Mooch”, il soprannome con cui è conosciuto l’estroso Scaramucci, è stato “trattato come un cane”, e il pensiero corre al febbraio 2016, quando in piena campagna elettorale Trump stesso, in un tweet (c’è sempre un vecchio tweet), disse del suo contender repubblicano Ted Cruz altrettanto proprio a proposito del modo con cui il texano aveva licenziato il suo responsabile della comunicazioni.

C’È CAOS ALLA CASA BIANCA?

È il secondo alto dirigente della Casa Bianca che viene messo alla porta nel giro di pochi giorni: sempre in questa settimana era toccato al capo dello staff Reince Priebus, e una decina di giorni fa era stato il Press Secretary Sean Spicer a lasciare. I casi si intrecciano, anche se il presidente assicura – sempre via Twitter – che “non c’è caos alla Casa Bianca” e che quello di ieri è stato un “great day“. Sia Spicer che Priebus erano in disaccordo con l’affidare un ruolo di alto livello a Scaramucci, ma poi alla fine il presidente ha deciso, anche con il sostegno del clan giovanile del potere familiare (gli Ivankner, ossia Ivanka Trump, la figlia prediletta, e suo marito Jared Kushner, che dentro al cerchio magico trumpiano hanno un ruolo di primissimo piano). Alla fine Scaramucci è diventato scomodo anche per loro. Intanto Spicer s’era subito dimesso in disaccordo con la nomina; Priebus è durato appena una settimana in più, fatto fuori da una telefonata in cui Scaramucci ha vomitato addosso a un giornalista del New Yorker la sua pessima opinione sull’allora capo dello staff.

IL VOLERE DI KELLY

Secondo le informazioni ottenute per primo da Politico a richiedere la rimozione di Scaramucci dall’incarico, però, sarebbe stato il nuovo capo dello staff, l’ex generale dei Marines John Kelly. Secondo la fonte della Casa Bianca che ha parlato con Politico,  Scaramucci non avrebbe potuto “in nessun modo” lavorare con Kelly. Possibile che l’esuberanza del finanziere newyorkese che Trump aveva voluto sotto il suo diretto riferimento a capo della comunicazioni, mal si sarebbe abbinata al passo cadenzato delle gerarchie militari che hanno formato Kelly. La portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders ha spiegato che il licenziamento di Scaramucci “rappresenta il modo migliore per dare al capo dello staff John Kelly il potere di azzerare tutto e di creare una propria squadra”.

LE RICOSTRUZIONI LATERALI

Ci sono anche ricostruzioni, diciamo così più complesse (per esempio, ne parla Anthony Zurcher, corrispondente della BBC da Washington), che val la pena citare fosse solo perché descrivono il contesto su cui si muove l’amministrazione Trump. Scaramucci sarebbe stato assunto dal presidente solo per sferrare un colpo contro alcuni elementi forti nel sistema di potere della Casa Bianca: quelli legati al partito, come appunto Spicer e Priebus. Sia l’ex addetto stampa, sia il vecchio capo dello staff, erano espressione dell’establishment del Grand Old Party, aveva ricoperto ruoli nei gangli del partito, erano ben visti dalla leadership, e per questo Trump voleva farli fuori. E ha usato Scaramucci come clava per farli fuori.

I RAPPORTI COL PARTITO

C’è una netta divisione tra la presidenza e i repubblicani, nonostante siano l’una espressione dell’altro, o viceversa. Lunedì, il senatore repubblicano Jaff Flake dell’Arizona, ha firmato un op-ed su Politico dal titolo emblematico: “Il mio partito è in disaccordo con Donald Trump”. Dopo l’addio di Mike Dubke un paio di mesi fa, la Casa Bianca è di nuovo senza un capo delle comunicazioni, ossia a Trump manca il riferimento strategico su come gestire il messaggio che l’amministrazione vuole mandare sulle sue scelte, le sue visioni, le sue policy. E questo è un elemento in più di preoccupazione e irritazione per i repubblicani al Congresso.

Come e perché Kelly ha fatto licenziare Scaramucci

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