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Una divergenza su tempi e modalità del piano finanziario ha aperto una crisi senza precedenti ai vertici di Banca Carige. Ieri il vicepresidente e socio di maggioranza relativa (al 17,6%), Vittorio Malacalza, ha presentato una lettera di sfiducia nei confronti dell’amministratore delegato Guido Bastianini, regista della strategia presentata a febbraio al mercato.

I MOTIVI DELLE TENSIONI

Secondo quanto risulta, all’origine dello scontro ci sarebbe il debt-equity swap ipotizzato nelle scorse settimane per le obbligazioni subordinate, con lo scopo di colmare parte del deficit di capitale calcolato dalla Bce. Nelle simulazioni degli advisor Credit Suisse, Deutsche Bank e Goldman Sachs, l’operazione, inizialmente pensata solo per il Tier1 da 160 milioni, potrebbe estendersi a buona parte del portafoglio di obbligazioni junior da 665 milioni complessivi, comportando così un forte effetto diluitivo per gli attuali azionisti, a partire dallo stesso Malacalza (che ieri non era in cda).

I MALUMORI DI MALACALZA

Quale che sia l’entità della diluizione, è comprensibile il malumore di un azionista che ha investito circa 250 milioni in una partecipazione che agli attuali prezzi di borsa vale appena 37 milioni. Privata anche del premio di controllo, quella quota rischia insomma di rivelarsi il peggior investimento di sempre per la dinastia di imprenditori siderurgici.

LA DECISIONE SU BASTIANINI

La defenestrazione dell’ad Bastianini è insomma l’unico modo per mantenere la presa sulla banca genovese, anche se la situazione rimane precaria. Non solo perché lo scontro (che dovrebbe risolversi martedì 9 giugno con l’uscita dell’ad) ritarderà il rafforzamento patrimoniale e l’azione di pulizia sugli attivi, ma anche perché la spaccatura nella governance rischia di spaventare i potenziali sottoscrittori dell’aumento da 450 milioni e di attirare l’attenzione della Vigilanza.

LO SCENARIO

Unica notizia positiva per ora è che il cda ha dato luce verde alla cartolarizzazione di sofferenze da 950 milioni messa in piedi nei mesi scorsi da Banca Imi e Prelios. Alle notes dovrebbe essere applicata la garanzia pubblica (Gacs).

(Pubblicato su MF/Milano Finanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

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