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Le elezioni presidenziali francesi hanno fatto emergere la vera natura dei problemi oggi sul campo. E delle loro soluzioni. Cè ne è voluto di tempo, ma oggi è assolutamente chiaro che, come suggeriva Spinelli durante la seconda guerra mondiale, la nuova linea di demarcazione fra progresso e conservazione passa per chi vuole un’Europa unita o il ritorno allo Stato-nazione.

Al ballottaggio andranno due leader con visioni radicalmente opposte sul ruolo dell’integrazione europea nella ripresa economica e sociale del Vecchio Continente e dei suoi sempre più angusti paesi. Non due leader ambigui, ondivaghi, che oggi inneggiano contro l’euro, domani si rimangiano tutto. Non astiosi contro Bruxelles, per poi andare ad elemosinare qualche zero-virgola di flessibilità di bilancio in più.

Entrambi hanno denunciato con forza le inconsistenze e le incoerenze della governance economica e politica dell’Unione Europea.

Macron sostiene la necessità, l’urgenza di procedere verso gli Stati Uniti d’Europa, una federazione europea in grado di riportare la sovranità popolare in settori chiave (difesa, politica fiscale, investimenti collettivi) all’unico livello in grado di esercitarla appieno: quello sovranazionale.

Le Pen, scettica sulla possibilità di riformare questa Unione, vorrebbe invece smantellare tutta la costruzione Europea, per tornare ad un modello nazionale, statuale (e, al massimo, confederale in ambito europeo) di esercizio della sovranità.

Sono risposte radicalmente opposte, ma ad un unico problema comune, da entrambi individuato con estrema lucidità: il fallimento di questo modello intergovernativo di Unione Europea.

Vedremo cosa sceglieranno i cittadini francesi. Che ci hanno storicamente abituato a scelte infauste. Quando affossarono la Comunità Europea di Difesa nel 1954, costringendo l’Europa a ripiegare verso la sola integrazione economica, ed allontanandoci per interi decenni (fino ad oggi) dalla prospettiva dell’integrazione politica. Quando, col referendum del 2005, bocciarono la costituzione europea, costringendoci ad accettare il compromesso del Trattato di Lisbona, emblema di questa Europa intergovernativa che non può funzionare, e infatti non funziona.

Aspettiamo dunque prima di gioire per una sconfitta della Le Pen al secondo turno.

Ma se dovesse, come ci auguriamo, prevalere Macron, l’Europa non avrà più scuse. Senza la “palla al piede” della Gran Bretagna, che metteva il veto a qualsiasi approfondimento istituzionale e politico in Europa, e con un rinnovato motore franco-tedesco (Merkel o Schultz non dovrebbero fare grande differenza) a favore dell’integrazione politica e della legittimità democratica della Ue, ci sono speranze concrete per un rilancio serio del processo d’integrazione europea, per la sua trasformazione in una genuina democrazia sovranazionale.

Certo, sarebbe interessante sapere che cosa intende fare l’Italia. Che negli ultimi settant’anni non è mai stata a rimorchio di quel motore franco-tedesco, ma l’ha spesso guidato, aiutandolo a compiere scelte storiche (i Trattati di Roma, lo Sme, l’euro).

Peccato che il nostro dibattito politico sia rimasto ancora fermo a “Renzi si, Renzi no”. E che a Renzi dell’Europa interessi quanto i risultati della Rignanese (la squadra di calcio di Rignano, dove abita Renzi; ma è una visione ottimistica, per dire che in fondo in fondo, anche se in minima parte, magari gl’interessa pure). Per non parlare ovviamente di tutti gli altri. Tutti impastoiati nelle beghe di gestione del potere interno, nelle nomine correntizie nei posti chiave del capitalismo ancora in gran parte pubblico. In un dibattito così povero di temi veri che quando qualcuno si avventura a sparare qualche slogan sull’Europa, anche solo per suggerire di uscire dall’euro, sembra improvvisamente assurgere al ruolo di statista.

Sarebbe un peccato se, nel caso in cui dovesse vincere Macron, l’Italia perdesse l’occasione di giocare un ruolo non subalterno nelle grandi scelte sull’Unione Europea. Ma questa è la classe politica che ci passa il convento in questo momento, in attesa di avere anche noi un Macron con le idee chiare sulla necessità esplicita di una federazione europea.

Se invece dovesse prevalere la Le Pen, iniziamo pure a ristampare lire, per essere sicuri di avere tempo a sufficienza per averle pronte prima del collasso dell’euro.

Macron, Le Pen e la profezia di Spinelli

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