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La corsa al dominio delle Bcc (qui l’ultimo focus di Formiche.net dedicato al tema) sta riservando risvolti inediti, arricchendosi di colpi di scena nel mondo del credito cooperativo. Con la partita tra Iccrea e Cassa centrale sembra sempre più giocarsi in un fazzoletto di terra: il Nord Est.

TREVISO DICE NO (A TRENTO)

Domenica scorsa è successo qualcosa a Orsago in provincia di Treviso. E cioè che l’assemblea dei soci di Banca della Marca, prima Bcc dell’area trevigiana e presieduta da Claudio Sernagiotto, ha optato per Iccrea, accogliendo l’orientamento del consiglio di amministrazione riunitosi lo scorso 5 aprile. Una delle prime realtà bancarie della roccaforte veneta, sulla carta bacino di pesca della Cassa trentina guidata da Giorgio Fracalossi, ha detto no al progetto del Nord Est per aderire alla proposta romana targata Iccrea. La decisione non è passata inosservata, come dimostra la spaccatura apertasi in assemblea, con uno zoccolo duro di soci che non solo ha contestato il metodo di votazione, ma ha anche espresso forti critiche verso l’adesione a Iccrea. Un episodio isolato? Non proprio. Soprattutto se la spaccatura nell’assise trevigiana riflette una frattura ben più ampia, che include l’intero Nord-Est.

ICCREA IN VANTAGGIO IN VENETO

Maggio sarà un mese decisivo per individuare il nuovo baricentro del credito cooperativo. Tra il 5 e il 28 maggio sono infatti fissate quasi tutte le assemblee chiamate a ratificare le decisioni dei relativi board. Certo, è difficile pensare che i soci boccino il verdetto del consiglio. Ed è forse proprio anche per questo che è possibile avere già una mappa abbastanza aggiornata degli istituti che finora hanno aderito ad Iccrea. Un altro colpo a Trento è arrivato da Centro Marca Banca, un’altra trevigiana e guidata da Tiziano Canavese, che pochi giorni fa ha deciso di mettersi sotto il cappello romano. Non solo. Con Iccrea andranno anche Credito Trevigiano (assemblea il 21 maggio) Banca della Marca per l’appunto (che aggregherà Bcc Marcon), Centro Marca Banca, Bcc Monastier e del Sile, quindi Banca Patavina, Valpolicella Benaco Banca, Cassa Rurale di Brendola, Banca Veronese, Bcc Concamarise, Bcc San Giorgio- Quinto-Valle Agno  e il Credito vicentino. Ad oggi una dozzina di banche dicono Iccrea.

COSI’ IL NORD EST DI SPACCA

Chi invece ha deciso di andare dietro a Cassa centrale, fresca di via libera all’aumento da 600 milioni e di raggiungimento del miliardo di patrimonio previsto dalla riforma, ci sono Bcc Prealpi, Cassa rurale ed artigiana di Cortina, Bcc Colli Euganei, Banca Adria, Rovigo Banca, Bcc San Biagio Veneto Orientale, Cra di Vestenanova, Banca Alto Vicentino, Banca del Centroveneto, Bassano Banca e Cerea Banca. 11 istituti con Trento. Attenzione però, perché la conta è ancora in corso e tra assemblee ancora da tenere e fusioni in atto, alla fine potrebbero uscire equilibri diversi. Ma il dato incontrovertibile però è la profonda spaccatura interna a uno dei cuori pulsanti della riforma cooperativa targata Trento. Anche perchè c’è un altro elemento da inserire nel risiko delle Bcc. Ovvero la partita in Friuli. Dove Bcc Pordenonese e Banca di Udine hanno optato per Roma. Mentre due pesi massimi della cooperazione friulana,  Credifriuli e Bcc Staranzano sembrano ancora indecise.

IL BLITZ (A VUOTO) DI ZAIA

Pensare che Trento aveva trovato uno sponsor eccellente nel governatore del Veneto Luca Zaia, che nei giorni scorsi si è speso in favore del progetto targato Cassa centrale proprio in occasione dell’assemblea di Banca della Marca, i cui soci (Zaia è di Treviso) sono stati invitati dal governatore a scegliere Trento. Pronta la reazione dei presidenti delle Bcc venete aderenti a Iccrea, che in una lettera hanno rimarcato la loro scelta. “La scelta di aderire a Iccrea non muove da ragioni politiche o geografiche o istintive, ma si basa su fatti e numeri molto concreti. Del complessivo portafoglio impieghi del gruppo bancario Iccrea al 31 dicembre 2016 pari a 9,7 miliardi di euro, il 18,9% (1,9 miliardi) è destinato al Veneto. Stupisce che si possa continuare ad associare in modo dispregiativo Iccrea a Roma quando complessivamente tutto il Nord Italia ha beneficiato del 64% degli impieghi attualmente nel portafoglio del gruppo Iccrea”.

SCEGLIERE TRENTO? UN RISCHIO

“Il presidente Zaia”, prosegue la missiva, “tenga conto che questi numeri e questi fatti concreti non solo ci hanno convinto ma ci hanno tranquillizzato. Perché se abbiamo l’onore di rappresentare un’estesa base sociale di cooperatori, abbiamo anche l’onere – che vogliamo continuare ad assumerci – di contribuire allo sviluppo del territorio affianco ai suoi principali attori, siano essi famiglie o imprese. Ecco perché a nostro avviso scegliere Cassa Centrale di Trento è un rischio da ponderare bene, in quanto implica un importante impegno di risorse delle Bcc (che devono contribuire all’aumento, ndr) che, invece di essere destinate al territorio, terminerebbero nel capitale di una banca che oltre tutto ha la sede in una regione autonoma e non in Veneto”.

L’INCOGNITA DEGLI STATUTI

Tecnicamente, per chiudere i giochi sul credito cooperativo, c’è tempo fino a tutto il 2017. E le sorprese potrebbero arrivare anche nella seconda metà dell’anno. Ambienti vicini al credito cooperativo consultati da Formiche.net, sollevano due incognite in particolare. Punto primo, alcune Bcc potrebbero decidere di saltare la tornata di assemblee di primavera, rimandando al decisione all’autunno. Secondo, a fine anno ci saranno le assemblee straordinarie, quelle cioè chiamate ad approvare il cambio di statuto, dentro al quale verrà espressamente indicato il soggetto di appartenenza. E lì, dicono le fonti, ci potrebbero essere delle sorprese. Magari un’improvvisa retromarcia. “Questione più teorica che pratica” viene detto. Ma tanto basta a instillare il dubbio che i giochi non siano ancora davvero chiusi.

LUCA ZAIA

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