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Nel 1889 faceva la sua comparsa nei campi il primo trattore. Una macchina che rivoluzionò la storia della produzione del cibo, facendo diminuire drasticamente l’utilizzo di animali e velocizzando i processi di lavorazione dei terreni. Un impatto non solo sull’agricoltura, ma sullo stesso modello di organizzazione dell’economia e della società. Una dimostrazione di come l’innovazione possa generare cambiamenti che vanno ben al di là della loro portata meramente materiale.

Oggi siamo davanti a una fase cruciale, che mostra opportunità e complessità nuove rispetto al passato. Abbiamo di fronte questioni di portata globale, come quelle legate alla sicurezza alimentare, al cambiamento climatico, alla lotta alla povertà che sono strettamente connesse alla necessità di produrre cibo sano, sicuro e sufficiente per una popolazione mondiale che crescerà sempre di più. E tutto questo incrocia anche l’esigenza di tutelare il reddito degli agricoltori, soprattutto quelli piccoli, che oggi sono tra i soggetti che nel mondo sono più a rischio fame, come dimostrano i dati Fao.

In questo contesto la tecnologia rappresenta perciò una chiave cruciale, un elemento strategico per la costruzione di un nuovo modello di sviluppo che guardi a diminuire le disuguaglianze, ottimizzando i fattori produttivi e aiutando a redistribuire meglio le risorse. Come vuole l’Italia contribuire alla costruzione di questi processi nuovi? Che apporto può dare un Paese di 60 milioni di abitanti che rappresenta solo lo 0,5% dei terreni del mondo?

Abbiamo provato a dare delle risposte concrete nei sei mesi straordinari di Expo Milano 2015 e con la sua eredità politica rappresentata dai principi della Carta di Milano. La grande partita che deve giocare l’agricoltura, tanto italiana quanto mondiale, passa per l’unione di tecnologia e sostenibilità. Serve una nuova rivoluzione ecologica e digitale. In un sistema agroalimentare mondiale che vede la tendenza sempre più spinta alla concentrazione della proprietà dei brevetti, delle sementi, dell’innovazione in poche grandi multinazionali, l’Italia può diventare un laboratorio a cielo aperto per una nuova agricoltura. Abbiamo il più grande patrimonio di biodiversità vegetale e animale al mondo, per questo abbiamo il dovere di investire in innovazione e ricerca che lo salvaguardino. Abbiamo deciso di investire nel sistema agricolo con l’obiettivo di rendere sostenibile al 100% entro il 2030 l’intero comparto.

Per questo sono nati due interventi, diretta eredità di Expo, che segnano un punto di svolta dopo anni di attesa: il piano per lo sviluppo delle biotecnologie sostenibili e quello per la crescita dell’agricoltura di precisione in Italia in collegamento con Industria 4.0.

Sul fronte biotecnologie abbiamo stanziato 21 milioni di euro per dare il via al progetto di ricerca pubblica più importante realizzato in Italia sul miglioramento genetico attraverso tecniche innovative e sostenibili. Le colture coinvolte all’interno del piano triennale sono quelle che più caratterizzano il modello agricolo italiano, come ad esempio vite, olivo, pomodoro e frumento. Grazie a iniziative di ricerca in laboratorio e alla legislazione vigente, con biotecnologie più moderne del vecchio transgenico come genome editing e cisgenesi (tecnologie che permettono di modi care in modo mirato il patrimonio genetico di piante, ndr) puntiamo a migliorare la resistenza alle malattie e la produttività delle nostre piante, senza però alterarne le caratterizzazioni produttive.

Allo stesso tempo siamo al lavoro per raggiungere un obiettivo ambizioso: in cinque anni arrivare a essere leader dell’agricoltura di precisione in Europa, aumentando gli ettari lavorati con queste tecnologie dall’1 al 10% della superficie coltivata in Italia. Per farlo, l’agricoltura sarà protagonista del piano Industria 4.0. Un segnale fondamentale per il settore non solo di attenzione, ma di investimento in politiche di sviluppo e di crescita. Sarà più facile per le imprese agricole e per i contoterzisti investire in macchine innovative grazie a iper e super ammortamento. Rafforziamo anche gli investimenti nella banda ultra larga, perché per una vera agricoltura 4.0 è necessaria un’infrastruttura Internet veloce e capillare.

Attraverso il nostro ente di ricerca Crea siamo pronti anche a sviluppare una piattaforma nazionale di gestione dei big data agricoli italiani, che serviranno a rendere sempre più efficiente proprio l’utilizzo e lo sviluppo di macchine che aiutino il nostro modello agricolo ad avere futuro.

Già oggi sono tante le aziende in Italia che utilizzano questi sistemi. Penso ai produttori di vino che in Toscana, con l’irrigazione di precisione e l’utilizzo dei sensori intelligenti, riescono risparmiare il 30% di acqua rispetto al passato. Penso ai giovani siciliani che hanno sviluppato un sistema di monitoraggio dei terreni attraverso le riprese effettuate dai droni che comunicano i dati via app. Penso a una società italiana di ingegneristica che sta lavorando su piccoli satelliti “personali” che saranno in grado di raccogliere e poi far elaborare informazioni necessarie per rendere più sostenibili le coltivazioni.

Il futuro del cibo passa da qui e l’Italia, con la sua tradizione secolare, ha voglia di giocare un ruolo da protagonista.

Renzi Martina, agricoltura

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