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Quando si fermerà Donald Trump? Sempre che si fermi. Sono giorni che i listini di mezzo mondo bruciano miliardi, indispettiti e terrorizzati al tempo spesso dalla guerra commerciale scatenata dagli Stati Uniti. Eppure, fa capire lo storico ed economista Giulio Sapelli in questa intervista con Formiche.net, nella scelta muscolare di Trump c’è tanta normalità. Come a dire che stupirsi non ha granché senso.

“Più che dazi, e onestamente non vorrei passare per provocatore, parlerei di naturale ritorno del neo-imperialismo americano, di stampo classico. Diciamocelo, niente di nuovo sotto il sole, la situazione non è molto diversa da quella che si stava annunciando già da un decennio. Anche con l’amministrazione Biden si faceva dumping sociale finanziando l’industria nazionale e locale. Trump, in fin dei conti, è un abile propagandista”, premette Sapelli.

“Oggi Trump impersonifica una rivolta, una rivolta che investe anche l’economia, con tutto quello che stiamo vedendo in questi giorni. Ci sono sempre stati cicli di libero scambismo e di protezionismo nella politica americana Trump non fa altro che enfatizzare certi temi, come i dazi o le regole sanitarie o i processi di unificazione tecnica”.

E l’Europa? “L’Europa può apparire come frastornata, inerme. Forse è così, ma fondamentalmente è colpa sua, dinnanzi a questi dazi l’Ue può fare poco. Specialmente se non è riuscita a ratificare ancora il Trattato sul Mercosur, dopo l’accordo di dicembre. Questo per dire che il nostro Continente dovrebbe cercare, anche, strade alternative, per reggere un urto simile. Nel mentre che cerchiamo altri sbocchi, se in Europa vogliamo differenziarci dagli Stati Uniti, come a parole sostiene Ursula von der Leyen, non dobbiamo commettere errori simili ai loro distruggendo il diritto doganale, non dobbiamo pensare alla vendetta, ma lavorare per negoziare”.

Sapelli torna poi sul discorso americano e sul futuro di Trump, ora che anche chi lo ha sostenuto e votato sta perdendo soldi, se non altro a Wall Street. “Che cosa sono gli Stati Uniti? Un’egemonia wasp circondata di tribù. Ecco, ogni volta che un presidente di queste tribù è diventato per l’appunto presidente, è finita male. Questo per dire che Trump incontrerà per strada molti ostacoli, i suoi stessi elettori lo metteranno in discussione, perché queste sue politiche indeboliranno l’America, la de-industrializzeranno”.

Insomma, guai in vista per il presidente? “Sì, a meno che non si fermi per tempo. Il commercio mondiale lo fanno le piccole e medie imprese e le filiere, che possono benissimo cambiare nazione, andarsene. E questo a Washington non lo hanno capito. Io credo che Trump si fermerà a breve, ma non prima di aver messo a soqquadro l’economia globale. E questo avrà come effetto finale che la Cina sembrerà simpatica a molti Paesi, a cominciare da quelli del Global South. Già polemici con gli Stati Uniti, ora più che mai arrabbiati con Washington e forse inclini a scegliere la Cina”.

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Il Presidente degli Stati Uniti sta applicando una forma di neo-imperialismo classico, c’è poco da stupirsi. Ma se non si ferma per tempo, chi lo ha votato e sostenuto lo metterà presto in discussione. L’Europa cerchi altri spazi vitali e nel frattempo negozi. La Cina? Coi dazi risulterà più simpatica a molti Paesi. Conversazione con Giulio Sapelli, storico ed economista

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