Skip to main content

Israele è la Start-Up Nation (bestseller consigliato): ha fatto della crescita del capitale umano e dei centri di ricerca la chiave del successo (4,1% del Pil dedicato alla ricerca, secondo solo alla Corea del Sud). Tuttavia si confronta con le difficoltà di integrare una società occidentale nell’irrequieto Medio Oriente. Una soluzione a ciò potrebbe essere la nostra comune identità mediterranea. L’Italia rappresenta il ponte per rendere il nostro mare un luogo di incontro e non di tragedie. Più a sud, poi, vi è l’Africa: con Israele si punta a una concreta collaborazione trilaterale in alcuni Paesi del continente, partendo dalla cooperazione allo sviluppo, ad esempio in agricoltura e nella lotta alla desertificazione. Questa regione vive drammatiche tensioni che arrivano in Europa attraverso il vettore del terrorismo, minaccia alle nostre capitali e per i cittadini israeliani. Le crisi regionali diventano sfide globali e Israele è il fronte avanzato dell’occidente, una “villa nella giungla”: democrazia proiettata verso il futuro e piccolo Paese con contraddizioni interne, circondato da un difficile vicinato. L’Italia è naturalmente il più prossimo interlocutore con il quale Israele può sviluppare rapporti con l’Europa e il resto della regione.

Al suo interno, Israele vive una realtà frammentata. Alla dicotomia tra maggioranza ebraica e comunità araba (20% della popolazione), si aggiungono differenze tra le componenti ebraiche: il fattore demografico è cruciale in un Paese dove, sia pure in misura diversa, tutti i settori sociali crescono impetuosamente nei numeri. Nonostante tutti i problemi, o anche a causa di essi, il Paese guarda al futuro. La sfida è un’opportunità da affrontare con l’atteggiamento baldanzoso chiamato chutzpah (interessante concetto di cui suggerisco di cercare il significato su Google). Emblema delle sfide più gravi, ma possibile opportunità di pace e sviluppo per la regione, è la questione palestinese, tema di politica estera e interna, ineludibile problema di sicurezza e identitario. Le questioni sono molte: dagli insediamenti alle violenze, che sono anche conseguenza di un’inaccettabile istigazione all’odio. L’Italia continuerà a impegnarsi per il riavvio di negoziati diretti perché portino a due Stati per due popoli. In tale ambito, la posizione italiana riguardo a tentativi di delegittimazione è chiara: chi boicotta Israele, boicotta se stesso. Sul piano bilaterale, siamo impegnati in rapporti politici, economici e culturali, con innumerevoli progetti che portano ogni anno quasi 4mila persone in ambasciata. Uno strumento di lavoro per la promozione dell’Italia.

Tale rapporto cresce nel trinomio cultura-scienza-crescita: due antiche culture producono innovazione facendo leva sul capitale umano per raggiungere cruciali obiettivi di crescita. Un accordo scientifico e industriale favorisce l’interazione tra imprese e centri di ricerca con due bandi l’anno: uno industriale, l’altro destinato alle università. L’accordo è un volàno concreto che ha favorito oltre 160 progetti di ricerca di base e sviluppo industriale. L’economia israeliana gode di una situazione invidiabile. Nel 2016, la crescita del Pil dovrebbe essersi avvicinato al 3%, con un debito pubblico al 62% e un deficit del 2,9%. Il tasso di disoccupazione è al 4,5%. Dati straordinari per un Paese Ocse, anche se non mancano i problemi: alto costo delle abitazioni, forti divari economici tra la popolazione e un’insufficiente presenza nel mondo del lavoro di donne arabe e uomini ultraortodossi. L’Europa è il maggiore partner commerciale e nel 2015 ha fornito il 49% dei prodotti qui importati. In vent’anni le esportazioni da Israele sono aumentate del 280% e le importazioni dall’Ue del 175%. L’Italia è il terzo fornitore europeo, dopo Germania e Belgio (i cui dati sono influenzati dal commercio di diamanti) con un interscambio di circa 4 miliardi di euro e un forte saldo attivo a nostro favore. Ricordo due settori: l’energia e la cyber-security.

Dopo la scoperta di gas al largo delle coste israeliane e del maxi-giacimento di Zohr in Egitto a opera di Eni, sta nascendo un polo di produzione nel Mediterraneo orientale. Esso include per ora Israele, Egitto e Cipro. Le vie per l’esportazione possono essere diverse, ma potrebbero raggiungere l’Italia rendendola il perno per la distribuzione di nuovi flussi di energia. Israele è inoltre all’avanguardia nella cyber-security. I contatti delle nostre imprese e dei centri di ricerca con gli interlocutori israeliani sono cresciuti negli ultimi anni. Nel 2015 è stato istituito un laboratorio di ricerca congiunto presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Un aspetto cruciale per la crescita e la sicurezza del nostro Paese. Abbiamo fatto molto e si può fare ancora di più per comprendere il ruolo che un Paese può avere per l’altro grazie ai diversi punti di forza che Italia e Israele hanno nel mondo. È questa la chiave di lettura del rapporto che si gioca nel trinomio cultura-scienza-crescita: forti delle nostre identità e impegnati nell’innovazione, offrire insieme un futuro di speranza ai nostri popoli e alla regione mediterranea che ci accomuna, una regione che Shimon Peres sognava come una start up region.

di Francesco Talò – Ambasciatore d’Italia in Israele

Articolo pubblicato sul numero di Formiche di Febbraio

israele

Tutte le relazioni tra Italia e Israele

Di Francesco Talò

Israele è la Start-Up Nation (bestseller consigliato): ha fatto della crescita del capitale umano e dei centri di ricerca la chiave del successo (4,1% del Pil dedicato alla ricerca, secondo solo alla Corea del Sud). Tuttavia si confronta con le difficoltà di integrare una società occidentale nell’irrequieto Medio Oriente. Una soluzione a ciò potrebbe essere la nostra comune identità mediterranea.…

economia, israele

Vi racconto l'economia israeliana

Di Ofer Sachs

Le vicende dell’economia di Israele ricordano, per certi aspetti, la storia di Cenerentola. Uno Stato che, fra circa un anno e mezzo, celebrerà i settant’anni dalla sua fondazione, anni durante i quali la popolazione è cresciuta di quattordici volte; uno Stato che ha dovuto affrontare le sfide di un’immigrazione di vaste proporzioni, con complessi problemi di sicurezza; uno Stato con…

Cosa succede a Uber tra sbuffi dei tassisti e ipotesi di web tax in Europa

Le imprese della sharing economy (Uber, Airbnb i nomi più noti) vanno tassate? La Russia ha trovato il modo con la web tax in vigore dal primo gennaio 2017 che impone un prelievo dell'Iva del 18% per le aziende IT straniere che forniscono servizi tramite Internet ai consumatori residenti in Russia. Intanto la Corte di Giustizia Europea è impegnata in un procedimento,…

off-shore

Ecco come lo shale dà energia all'industria americana del petrolio

La scoperta di nuove riserve di petrolio o gas ha toccato nel 2016 il punto più basso degli ultimi 60 anni, con appena 174 nuovi giacimenti rinvenuti su scala mondiale; fino al 2013 la media mondiale era di 400-500 l’anno. Lo ha calcolato la società di ricerche IHS Markit: le aziende dell'oil&gas spendono molto meno, soprattutto nell'attività di esplorazione, ed è anche…

Chi sono i nuovi pirati chiamati hacker

Sempre pirati sono, e navigare resta il loro avventuroso mestiere. Ma al posto dei ricchi vascelli carichi d’oro e di spezie che, sciabola in mano e coltello fra i denti, amavano un tempo assalire in mezzo all’Oceano, ora vanno all’assalto di istituzioni e di governi, di grandi aziende e di banche. E lo fanno forse ancora con una benda nera…

FACEBOOK SITO SITI INTERNET MOTORI RICERCA

Facebook, Google, Snapchat e Twitter. Ecco perché agli editori non piacciono (troppo) i social network

Quanti dei ricavi degli editori oggi sono generati grazie alla distribuzione dei contenuti sui social network (e altre piattaforme di terze parti)? Appena il 14% del fatturato totale del primo semestre 2016, ovvero 7,7 milioni di dollari per ciascun gruppo editoriale, ha calcolato l'ultimo Distributed Content Revenue Benchmark Report realizzato da Digital Content Next sulla base di un sondaggio su 17 gruppi internazionali…

'A sai 'a legge de Say?

Sei sicuro? Sicc'asò! Dice: «Un prodotto terminato offre da quell'istante uno sbocco ad altri prodotti per tutta la somma del suo valore. Difatti, quando l'ultimo produttore ha terminato un prodotto, il suo desiderio più grande è quello di venderlo, perché il valore di quel prodotto non resti morto nelle sue mani. Ma non è meno sollecito di liberarsi del denaro…

I sondaggi e le responsabilità della politica

In un articolo di qualche giorno fa, Sandro Pagnoncelli racconta con tono preoccupato che l’indice di favore degli italiani nei confronti dell’Unione Europea e della moneta unica è drasticamente crollato, tanto da essere passati da un sostanziale sostegno ad un aperto dissenso: “solo un italiano su tre ha un’opinione positiva” (Link). Analizzando con grande attenzione l’andamento storico dei dati, Pagnoncelli…

×

Iscriviti alla newsletter