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Secondo quanto ricostruito dal New York Times, la propaganda russa avrebbe sperimentato su Bluesky una modalità diversa rispetto al repertorio più noto delle campagne di influenza online. Via i profili falsi, le reti automatizzate o i contenuti artificialmente amplificati, dentro account reali violati e usati per pubblicare video e articoli contraffatti, costruiti per apparire come contenuti giornalistici occidentali.

La piattaforma ha dichiarato di aver individuato e rimosso fino a un paio di migliaia di post sospetti, pubblicati a ondate a partire da aprile e proseguiti almeno fino alla scorsa settimana, definendo le operazioni di influenza russe un problema che riguarda l’intero settore e spiegando di dedicare risorse significative all’individuazione e all’interruzione di campagne coordinate e non autentiche.

Cos’è successo

Il caso raccontato dal New York Times parte da un account apparentemente ordinario. Ben Gilbert, professore alla Colorado School of Mines, usa Bluesky raramente e soprattutto per temi legati alle risorse naturali, suo ambito di competenza. Sul suo profilo, però, è comparso un video che imitava un servizio giornalistico e attribuiva il sostegno francese all’Ucraina a carenze di personale nella polizia in Francia. Gilbert, contattato dal quotidiano americano, ha spiegato di non sapere nulla della pubblicazione e di averla cancellata.

Secondo Bluesky e i ricercatori della Clemson University, che hanno lavorato insieme al collettivo di monitoraggio dTeam, quello del professore sarebbe solamente uno dei centinaia di account compromessi. Tra i profili coinvolti figurano giornalisti, professori, un sondaggista del Texas, un artista anime e un filmmaker di Hollywood.

La campagna, riporta il Nyt, è stata collegata dai ricercatori di Clemson alla Social Design Agency, società con sede a Mosca già indicata in passato come parte dell’ecosistema di influenza riconducibile al Cremlino e legato alle attività note come Matryoshka, un’operazione emersa nel 2024 e specializzata nella produzione di falsi contenuti attribuiti a testate riconoscibili, da Reuters a France 24. ì

La differenza, qui, riguarda il vettore. Le operazioni russe hanno spesso utilizzato account creati ad hoc o profili anonimi e poco credibili. Su Bluesky, invece, sarebbero stati sfruttati account autentici, appartenenti a persone reali e, in alcuni casi, riconoscibili nei rispettivi settori professionali. Joseph Bodnar, ricercatore dell’Institute for Strategic Dialogue citato dal New York Times, ha osservato che questa modalità mostra un livello di sofisticazione superiore rispetto alle consuete attività basate su profili casuali o oscuri.

Per Mosca, l’interesse verso Bluesky sembra legato anche alla trasformazione dell’ecosistema digitale e social occidentale. La piattaforma è infatti cresciuta come alternativa a X, soprattutto dopo la politicizzazione più marcata della piattaforma di Elon Musk. Con 42 milioni di utenti, Bluesky resta molto più piccola di X, che secondo il quotidiano americano conta quasi 600 milioni di utenti. Ma la sua composizione, con una presenza significativa di giornalisti, ricercatori, commentatori e utenti politicamente attivi, la rende uno spazio interessante per operazioni mirate.

La propaganda russa prova a usare Bluesky contro l’Ucraina. Ecco come

Bluesky denuncia una campagna russa basata sulla compromissione di account reali per diffondere falsi contenuti attribuiti a media occidentali. Secondo il New York Times, la tattica segna un’evoluzione delle operazioni di influenza legate al Cremlino: via i profili anonimi, dentro identità credibili usate per colpire il sostegno occidentale all’Ucraina

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