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Domani Giorgia Meloni riceverà il Primo Ministro libico Abdul Hamid Dbeibeh, capo del Governo di Unità Nazionale (Gnu) riconosciuto a livello internazionale, in un momento caratterizzato da due elementi: ad aprile i due governi paralleli della Libia hanno raggiunto un accordo su un bilancio nazionale unificato per la prima volta dal 2013 e hanno anche partecipato a esercitazioni militari sponsorizzate dal Comando Africano degli Stati Uniti (Africom), tenutesi per la prima volta in Libia. Una doppia circostanza che potrebbe essere foriera della tanto auspicata, anche se farraginosa, normalizzazione istituzionale nel paese, passaggio propedeutico anche ad altri fronti interconnessi (migrazioni, sicurezza delle infrastrutture, politiche Ue). In questo quadro spicca il ruolo dell’Italia, particolarmente attiva con Eni e le nuove scoperte in Libia, attenta alla diversificazione degli approvvigionamenti alla luce della cosiddetta energy diplomacy.

La situazione politica nel Paese

L’accordo sul bilancio nazionale unificato non si verificava da 13 anni, a ciò si aggiunga che le due amministrazioni hanno anche partecipato a esercitazioni militari sponsorizzate dall’Africom. Due fatti che, da un lato, mettono in risalto una cooperazione tra fazioni rivali, ma dall’altro non riescono ancora a scardinare gli inserimenti da parte delle potenze straniere che si fatto ostacolano l’unificazione. Le Nazioni Unite continuano a chiedere la cessazione del contrabbando di armi e delle esportazioni illecite di petrolio da parte dei gruppi libici. Dopo il rinvio delle elezioni Dbeibeh è rimasto in carica come primo ministro. Secondo la direttrice della Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) il processo politico resta in una fase di stallo, ritardando gli sforzi per la riunificazione del Paese. Come è noto nella parte orientale della Libia governa il cosiddetto Esercito Nazionale Libico, guidato dall’autoproclamato Maresciallo Khalifa Haftar.

Riflessioni che sono state al centro della riunione svoltasi oggi a Bengasi del Processo di Berlino con il “security track” del Dialogo strutturato, facilitato da Unsmil, a cui ha preso parte anche Gianluca Alberini, Ambasciatore d’Italia in Libia.

Il dossier energetico

Anche se pervasa da un caos politico, la Libia resta preziosa alla voce energia. Non va dimenticato che è altamente strategica per le rotte del commercio globale del petrolio. Tra l’altro produce anche petrolio leggero destinato alle raffinerie europee. I maggiori players mondiali, come Eni, Total, Shell, Chevron e Repsol si sono detti pronti a partecipare alla prima asta di esplorazione a Tripoli dopo diciotto anni di buio assoluto. Inoltre la Noc (National Oil Corporation) ha dichiarato che l’aumento dei prezzi del Brent ha prodotto ricavi pari a 2,9 miliardi di dollari ad aprile, un aumento di tre volte rispetto all’inizio dell’anno. Per questa ragione il ministro del petrolio libico ha visitato Washington la scorsa settimana anche al fine di elaborare una strategia d’insieme che porti serenità politica nel paese, al fine di ottenere benefici energetici indispensabili alla luce del caos nello stretto.

Per cui in un momento internazionale davvero complesso, con l’incognita Hormuz che non dà cenni di risoluzione, il fronte libico può rivelarsi prezioso per i Paesi dell’Unione Europea. In questo senso il rapporto privilegiato che Roma ha con Tripoli è un elemento di vantaggio, da rafforzare ulteriormente, nella consapevolezza che energia e sicurezza devono procedere di pari passo dal momento che i seppur imprescindibili investimenti da soli non saranno sufficienti.

Italia-Libia, sicurezza ed energia. Meloni riceve Dbeibeh

In un momento internazionale davvero complesso, con l’incognita Hormuz che non dà cenni di risoluzione, il fronte libico può rivelarsi prezioso per i Paesi dell’Unione Europea. In questo senso il rapporto privilegiato che Roma ha con Tripoli è un elemento di vantaggio, da rafforzare ulteriormente. Domani incontro Meloni-Dbeibeh

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