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L’attacco aereo condotto questa notte dall’Arabia Saudita contro la città portuale yemenita di Mukalla segna un nuovo e delicato punto di frizione all’interno del fronte anti-Houthi e mette ulteriormente sotto pressione i rapporti tra Riyadh e Emirati Arabi Uniti. Secondo la versione ufficiale saudita, il raid ha colpito un carico di armi e veicoli militari destinati alle forze separatiste del Southern Transitional Council (Stc), arrivato via mare dal porto emiratino di Fujairah.

In una nota diffusa dall’agenzia di stampa ufficiale saudita, la coalizione guidata dal Regno ha affermato che le navi coinvolte avevano i dispositivi di tracciamento disattivati e che il carico rappresentava una “minaccia imminente” alla pace e alla stabilità. L’operazione, descritta come “limitata”, sarebbe stata condotta durante la notte per evitare danni collaterali. Al momento non sono state confermate vittime né un coinvolgimento di altre forze militari oltre a quelle saudite.

L’episodio evidenzia un’escalation nelle tensioni tra l’Arabia Saudita e lo Stc, movimento sostenuto politicamente e militarmente da Abu Dhabi. Se da un lato Riyadh e gli Emirati condividono l’obiettivo di contrastare i ribelli Houthi appoggiati dall’Iran, dall’altro continuano a sostenere attori rivali sul terreno yemenita, alimentando una competizione che dura da anni. L’attacco di Mukalla arriva infatti dopo altri raid sauditi condotti nei giorni precedenti come avvertimento ai separatisti, accusati di espandere il proprio controllo nelle province di Hadramout e Mahra.

Stando alle informazioni che circolano sui media, il bombardamento avrebbe colpito una nave identificata come la Greenland, un mezzo roll-on/roll-off battente bandiera di St. Kitts, arrivato a Mukalla dopo una sosta a Fujairah. Video circolati sui social mostrerebbero nuovi veicoli blindati nelle strade della città, immagini successivamente rilanciate anche dalla televisione di Stato saudita. Per Mohammed al-Basha, esperto di Yemen, la risposta dello Stc potrebbe essere una “escalation calibrata”, accompagnata da un rafforzamento del controllo territoriale, mentre il flusso di armi dagli Emirati rischia di ridursi, anche a causa del controllo saudita dello spazio aereo.

Mukalla, situata a circa 480 chilometri a nord-est di Aden, è un nodo strategico nel sud dello Yemen. Negli ultimi giorni il Consiglio di Transizione Meridionale ha consolidato la propria presenza nell’area, scontrandosi con forze affiliate alla National Shield Forces, sostenute da Riyadh. Parallelamente, la crescente esposizione di bandiere del Sud Yemen e le manifestazioni a favore di una nuova secessione riaprono una frattura storica mai del tutto sanata.

Lo scontro indiretto tra Arabia Saudita ed Emirati si inserisce in un quadro regionale più ampio, segnato da rivalità lungo il Mar Rosso. Le tensioni si riflettono anche in altri teatri, come il Sudan, dove i due Paesi appoggiano schieramenti opposti, nonostante restino partner strategici e membri dell’Opec. Sullo sfondo, ulteriori fattori di instabilità emergono dal Corno d’Africa, dove il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele ha suscitato minacce da parte degli Houthi, e fortemente criticato dai sauditi (ma non dagli emiratini), contribuendo ad aumentare la pressione su una regione già fortemente militarizzata.

Attacco saudita contro armi emiratine. Cosa accade in Yemen?

Il raid saudita su Mukalla contro un presunto carico di armi destinato ai separatisti del Sud segna una nuova escalation interna al fronte anti-Houthi in Yemen. L’episodio mette in luce le crescenti tensioni strategiche tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, in un contesto regionale sempre più instabile lungo il Mar Rosso

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