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Il rinvio sistematico dell’accordo tra l’Unione europea e il Mercosur non ha rappresentato soltanto un’opportunità commerciale rimandata: ha rivelato uno dei maggiori fraintendimenti strategici dell’Europa nel secondo Dopoguerra. Per troppo tempo, l’America Latina è stata trattata come una periferia, un serbatoio di materie prime da negoziare con approcci burocratici e pretese asimmetriche, alimentando l’illusione che la regione avrebbe atteso pazientemente nei corridoi diplomatici europei. Questo atteggiamento, protrattosi per decenni, ha trascurato un patrimonio di civiltà condiviso e ha indebolito una relazione storica di amicizia e influenza culturale.

Diversamente da altre aree del mondo, dove la distanza culturale e le fratture storiche rendono complesse le relazioni internazionali, il legame tra Europa e America Latina poggia su radici e valori comuni. Voltando le spalle al Mercosur, l’Europa non ignorava un attore remoto: stava sottovalutando la propria estensione culturale e istituzionale nell’emisfero occidentale. Le istituzioni, la tradizione giuridica, l’organizzazione universitaria e la concezione stessa di cittadino in molte città latinoamericane non sono importazioni estranee, ma capitoli condivisi di una medesima storia intellettuale. I valori che oggi l’Europa promuove globalmente, Stato di diritto, democrazia rappresentativa, libertà individuali, hanno già un terreno naturale in America Latina.

Questa sottovalutazione ha creato uno spazio che altri attori internazionali, come la Cina, hanno saputo occupare rapidamente. Mentre l’Unione europea rimaneva vincolata da dibattiti interni e da approcci cauti e normativi, Pechino ha agito con pragmatismo silenzioso ma efficace: finanziamenti immediati, infrastrutture chiavi in mano e strategie dirette verso le élite locali. Il risultato è che infrastrutture, porti e contratti strategici parlano oggi anche mandarino, evidenziando quanto l’Europa abbia trascurato il proprio patrimonio di relazioni e affinità culturali.

Tuttavia, ciò non significa che la partita sia persa. La riattivazione dell’accordo Ue-Mercosur può rappresentare un’opportunità di recupero e di rinascita strategica. Non si tratta solo di abbattere dazi o regolari scambi commerciali: è l’occasione per ridestare una memoria condivisa e rafforzare un ponte transatlantico fondato su valori e interessi comuni. Come nelle pagine di Tolkien, quando tutto sembra perduto e le ombre sembrano dominare, la speranza risorge da legami antichi e profondi. Anche nel momento più critico, quell’amicizia transatlantica non è mai scomparsa: può risorgere, trasformando un bivio geopolitico in un punto di ripartenza.

Se sapremo guardare oltre protezionismi e frammentazioni settoriali, l’Atlantico può tornare a essere un ponte e non una barriera. Esiste ancora spazio per ricucire gli strappi del passato, recuperare il tempo perduto e ridare slancio a un’alleanza naturale. La cooperazione Ue–America Latina e Caraibi può diventare il fulcro di un nuovo equilibrio globale, una “Nuova alleanza” che valorizzi istituzioni solide e principi di libertà condivisi, riscattando un rapporto che, per troppo tempo, l’Europa aveva lasciato sopire.

 

La rinascita strategica. Ue e America Latina in un mondo in trasformazione

Di Constanza Mazzina e Lorenzo Tordelli

Per anni l’Europa ha sottovalutato il valore strategico dell’America Latina, lasciando spazio all’avanzata di altri attori globali come la Cina. Il rilancio dell’accordo Ue-Mercosur offre ora l’opportunità di recuperare un rapporto fondato su radici culturali, istituzionali e politiche condivise. L’analisi di Constanza Mazzina, direttrice del corso in Scienze politiche presso Ucema (Argentina), e Lorenzo Tordelli, esperto America Latina e cooperazione europea

Geopolitica, milizie e guerra cognitiva. Così l'Iraq torna al centro del Medio Oriente

Di Michele Prudente

Baghdad torna al centro dell’attenzione internazionale tra indiscrezioni sull’utilizzo del suo territorio nelle operazioni contro l’Iran e la formazione del nuovo governo al-Zaidi. L’Iraq resta uno spazio strategico conteso, dove fragilità istituzionale, dipendenza energetica e minaccia jihadista si intrecciano con la competizione tra grandi potenze

Trasformare la salute in una vera priorità. Moratti spiega il salto di qualità che serve all'Ue

L’eurodeputata Letizia Moratti mette a fuoco i nodi della politica sanitaria europea: autonomia farmaceutica, sostenibilità dell’innovazione, carenza di professionisti. E indica come priorità assoluta per la legislatura una strategia europea per le life science ancorata a una vera politica industriale, con regole più semplici e accesso reale dei pazienti alle terapie innovative

Tornerà il centrosinistra? La riflessione di Merlo

Oggi non si può parlare di una coalizione di centro sinistra. La stagione del Ppi, della Margherita o della prima fase del Partito democratico sono ormai alle nostre spalle. Prevale, invece, una chiara e netta connotazione di sinistra e progressista dell’alleanza guidata dal Pd, dai 5 stelle da Avs, dalla Cgil, da varie associazioni di categoria e da larga parte del circo mediatico/televisivo e della carta stampata che ogni giorno appoggia e supporta l’alleanza progressista: una riedizione della gioiosa macchina da guerra

Il mostro di Frankenstein. La guerra cognitiva russa e la narrativa che cuce ideologie morte

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L'Europa dei volenterosi e la pace che non arriva. L'opinione di Guandalini

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