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Il recentissimo accordo tra Ministero degli Affari Esteri e Dis sulle informazioni classificate nelle intese internazionali riafferma la collaborazione tra due fondamentali istituzioni della Repubblica. Nello stesso tempo invita a riflettere su tre aspetti interessanti: il rapporto tra diplomazia e intelligence, le intese internazionali e le informazioni classificate.

Il tutto alla luce della sicurezza dello Stato che è il bene costituzionale preminente, che consente l’esercizio di tutti gli altri diritti, garantendo la stabilità delle istituzioni, a cominciare dall’integrità del patto sociale con i cittadini.

Diplomazia e intelligence hanno un rapporto che affonda le radici nella notte dei tempi: sono due funzioni della sovranità nazionale, che rispondono al potere esecutivo e trattano le informazioni agendo, rispettivamente, a livello pubblico e a livello riservato, sopra il pelo dell’acqua e sotto il pelo dell’acqua. Pertanto lavorare insieme diventa naturale. Con il protocollo di intesa questo rapporto viene adesso regolamentato attraverso una serie di procedure, per evitare frammentazioni, ritardi, sovrapposizioni.

Per Michele Valensise diplomazia e intelligence sono “due facce della stessa medaglia dell’interesse nazionale”. Da un lato si richiede la sintesi del decisore politico e dall’altro operatori sempre più professionali.

Per quanto attiene alle intese internazionali, ogni anno il nostro Paese sottoscrive decine di accordi, che vanno esaminati sotto il decisivo profilo della sicurezza, che oggi si amplia a dismisura e che rappresenta una delle caratteristiche della società contemporanea definita da Ulrich Beck “del rischio”.
Pertanto un raccordo puntuale tra Farnesina e Piazza Dante è più che opportuno, rappresentando anche un possibile modello per la pubblica amministrazione centrale per renderne coerente l’azione verso i paesi esteri.

Le informazioni classificate chiamano in causa il rapporto centrale tra intelligence e democrazia. Infatti, la classificazione di una informazione è un atto puramente politico, in quanto i responsabili della Repubblica decidono quali informazioni proteggere per tutelare l’interesse nazionale.
Stabilire criteri tracciabili e condivisi attenua l’aura di arbitrarietà che, per le necessarie modalità operative, da sempre investe i Servizi, aumentando così la fiducia dei cittadini.

Inoltre, c’è un interessante profilo nelle relazioni internazionali poiché la competizione geopolitica richiede lo scambio selettivo di informazioni sensibili verso alleati fidati, come nel caso dei programmi di difesa europei o degli accordi Nato.
Di conseguenza, un’efficiente gestione delle informazioni classificate aumenta la credibilità della Nazione. È un vero nodo strutturale.

In definitiva, l’accordo siglato tra il segretario generale del ministero degli Affari Esteri Riccardo Guariglia e il direttore generale del Dis Vittorio Rizzi può rappresentare un importante tassello per rafforzare una consapevole cultura della sicurezza nazionale all’interno delle istituzioni.

Così Farnesina e Piazza Dante rafforzano la cultura della sicurezza nazionale. La lettura di Caligiuri

L’accordo siglato tra il segretario generale del ministero degli Affari Esteri Riccardo Guariglia e il direttore generale del Dis Vittorio Rizzi può rappresentare un importante tassello per rafforzare una consapevole cultura della sicurezza nazionale all’interno delle istituzioni. La riflessione di Mario Caligiuri, professore all’Università della Calabria e presidente della Società Italiana di Intelligence

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