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Piazza della Croce Rossa torna a macinare utili. Ferrovie si lascia alle spalle un 2025 archiviato con utili per 30 milioni. Il carburante per il ritorno all’attivo è arrivato dai ricavi, saliti a 17,3 miliardi (+4%) e dagli investimenti, a quota 18,3 miliardi. Numeri che danno la cifra dello sforzo intrapreso dal gruppo guidato da Stefano Donnarumma per mettere a terra l’ambizioso piano industriale che guarda al 2029, presentato a fine 2024 e aggiornato quattro mesi fa.

Nel dettaglio, i ricavi da servizi di trasporto sono pari a 9,2 miliardi di euro, con una crescita di 483 milioni di euro rispetto al 2024, sia in ambito nazionale che internazionale. Aumentano, poi, sia i ricavi relativi ai servizi passeggeri su ferro (+312 milioni di euro, di cui +233 milioni di euro in ambito internazionale e +79 milioni di euro in ambito nazionale), sia i ricavi da trasporto passeggeri su gomma (+169 milioni di euro, principalmente all’estero), sia i ricavi connessi al trasporto merci su ferro (+2 milioni di euro).

Ancora, i ricavi da servizi di infrastruttura, pari a 5,1 miliardi di euro, registrano un aumento di oltre il 10% rispetto al periodo precedente (+473 milioni di euro) per effetto dei maggiori lavori effettuati sulla rete stradale in concessione e per l’andamento dei corrispettivi di servizio e concessori, mentre i costi operativi si attestano a 14,9 miliardi di euro, in crescita di 594 milioni di euro (+4%) rispetto all’esercizio precedente, per effetto dell’incremento dell’organico medio e dell’aumento del costo unitario del lavoro nonché di maggiori costi per servizi, in particolare manutenzioni. Una commistione costi-ricavi che ha impattato positivamente sui margini, tanti che l’Ebitda, pari a circa 2,4 miliardi di euro, è risultato in crescita di 131 milioni di euro, pari a +6% su base annua.

Sul versante degli investimenti, i volumi hanno toccato quota 18,3 miliardi di euro. Si tratta di una cifra mai raggiunta prima, che vede Ferrovie nel ruolo di principale motore industriale del Paese. Di questi, ben 16 miliardi sono già stati messi a terra per i progetti legati al Pnrr, rispettando puntualmente tutte le scadenze europee. Il cuore degli investimenti di Fs batte comunque per l’Italia (dove si concentra il 98% della spesa): circa 12 miliardi sono stati destinati alle infrastrutture ferroviarie, con cantieri strategici che avanzano spediti. Tra questi spiccano l’alta Velocità Brescia – Padova, il Terzo Valico dei Giovi, la Napoli – Bari e l’itinerario Palermo – Catania – Messina. Segnali positivi arrivano anche dallo stato di avanzamento delle opere: il crollo degli anticipi ai fornitori in ambito infrastrutturale che scendono a 83 milioni (oltre -90% rispetto al 2024) certifica che i grandi lavori sono ormai in una fase realizzativa molto avanzata.

“Il 2025 segna un passaggio significativo nel percorso di crescita del gruppo”, ha detto il ceo Donnarumma, sottolineando come i risultati raggiunti lo scorso anno certifichino “la solidità del nostro modello industriale anche in una fase di massima accelerazione degli investimenti e di profonda trasformazione del gruppo. Questo andamento si inserisce in una traiettoria di sviluppo coerente con il piano strategico 2025-2029, che prevede oltre 100 miliardi di euro di investimenti per sostenere la modernizzazione delle infrastrutture, migliorare la qualità del servizio, rafforzare la sostenibilità e consolidare la presenza internazionale”.

“Il Gruppo continua, inoltre, a contribuire in modo significativo allo sviluppo economico e occupazionale del Paese, con oltre 8.500 nuove assunzioni nel corso dell’anno, confermando il proprio ruolo di grande piattaforma industriale al servizio della mobilità e delle infrastrutture. Si consolidano – ha concluso l’ad del Gruppo – i risultati in ambito ESG, con un impegno concreto nella riduzione delle emissioni, nell’efficienza delle risorse e nella promozione dell’inclusione, in coerenza con una visione di crescita sostenibile e di lungo periodo”.

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