Skip to main content

Donald Trump ha trasformato la Nato. No, non l’ha fatta europea. Non ancora. Per ora ha fatto del vertice di Ankara una Piazza Affari, una Wall Street della difesa – o un grande bazar, per restare in area geografica. In apertura, in un forum dell’industriale a latere, il segretario generale, Mark Rutte, ha annunciato tre contratti da 10,5 miliardi di euro e investimenti per 40 miliardi nei droni. Era quanto voleva il presidente americano: una Nato che produca risultati tangibili nella spesa per la difesa degli Alleati. Una volta incassati, i nodi geopolitici e di sicurezza, nonché la perdurante irritazione di Trump verso gli alleati, chi più (Spagna, Italia) chi molto meno (l’ospitante Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, che l’ha accolto come un vecchio amico), non sono certo spariti ma sono divenuti gestibili. Tant’è che, dopo qualche sfuriata, Donald ha lasciato Ankara decretandone il successo e decantando la “tremenda unità” dell’Alleanza. Solo poche ore prima si era detto “scontento della Nato”, più rinnovata richiesta della Groenlandia e critiche ad alzo zero verso vari alleati. Come raccapezzarsi?  

Innanzitutto, dando a Cesare quel che è di Cesare. Donald Trump ha ragione. Ankara è stata un successo. Forse non per gli stessi motivi che egli aveva in mente quando l’ha detto. Ma non importa. È stato un successo perché poteva essere un disastro. “Fino a pochi mesi fa, salvare l’Alleanza era l’imperativo immediato e non scontato”, mi ha confessato un ex-collega nordico coinvolto nei preparativi. E questo basta per farne un successo. Sul vertice pesavano infatti grosse incognite a partire proprio dalla minaccia di disimpegno americano. Fino al punto, quest’ultima, di mettere in gioco la sopravvivenza dell’Alleanza. La chiave di volta è stata la coreografia trionfale con cui Rutte ha accompagnato gli annunci su contratti e investimenti industriali, ben colta ieri da Beda Romano sul Sole 24 Ore. Altro elemento – la spesa per la difesa – che dà ragione a Trump. Con la complicità di Vladimir Putin certo, ma senza di lui, senza la sua persuasiva brutalità, i bilanci degli Alleati europei e del Canada si aggirerebbero verso il 2% del Pil – che non basta. 

Rimosso lo scoglio delle spese militari, il vertice di Ankara va spezzato in tre distinti filoni: il “Trump show”; i risultati operativi conseguiti; il quadro dei seguiti geopolitici in cui l’Alleanza si muoverà nell’arco di tempo che presumibilmente abbraccia quasi il resto della presidenza Trump. Questi ultimi ancora troppo indefiniti. Ma con un Trump che continua a far cocci – piano Gaza, guerra all’Iran – tocca spesso ai partner ed alleati raccoglierli anche se fuori area ma di loro interesse. Hormuz docet.

Il prossimo vertice si terrà a Tirana, ma la data non è stata fissata. Si ipotizza nel 2028: in pratica, un altro con Donald, che altrimenti la prenderebbe male, ma non due per tirare il fiato almeno per un anno. Buon compromesso. La Nato non gli può dire – lo può pensare – che non lo vuole più al tavolo e che aspetterà il successore. Sa bene che Trump vorrà, come minimo, controllare che il ruolino di marcia dei bilanci difesa sia rispettato da tutti. Inoltre, non vorrà rinunciare ad almeno un ultimo Trump show. Anche perché, e cominciamo ad accorgercene, nelle sceneggiate che mette su nei fori internazionali, offendendo, contraddicendosi e riconciliandosi, da vera “prima donna” teatrale, Donald si diverte. Per il semplice motivo che lo può fare. Indipendentemente dai risultati o meno, appaga il suo ego. In crescita esponenziale. Ad Ankara ha dato spettacolo. Ha dichiarato la fine della tregua con l’Iran. Ha minacciato di tagliare tutti i commerci con la Spagna. Ha lodato Xi Jinping. Ha ventilato la vendita di F-35 alla Turchia, sotto veto causa l’acquisto turco delle batterie S-400 russe. A ruota libera. Immaginiamolo da presidente “zoppo” a mesi dalla fine del mandato…

Intanto, però gli altri leader internazionali hanno imparato a non emozionarsi troppo. Sanno che va preso sul serio – è il presidente degli Usa con un enorme potere politico, economico, militare. Ma non tutto quello che dice ha seguito, e spesso lo cambia. Vedi tregua-guerra con l’Iran. Ad Ankara il Trump show ha avuto il via libera da tutti, incoraggiato da Rutte, ma si è rivelato inversamente proporzionale all’effetto ottenuto. Spagna e Danimarca non hanno battuto ciglio. Sull’Iran e sul Golfo, Trump ha ottenuto solo una magrissima frase nella breve dichiarazione finale che non comporta alcun impegno concreto dell’Alleanza. Mentre invece un solidissimo paragrafo sull’Ucraina ed una specifica menzione della “minaccia a lungo termine” rappresentata dalla Russia, la Nato si porta gli Usa di Trump bordo del sostegno alleato a Kiyv, rafforzato dalla sua promessa a Zelensky di consentire la produzione industriale dei Patriot per la difesa antimissile. 

Da Ankara la Nato escono due “deliverables”: spese militari/investimenti per la difesa, cui la dichiarazione dedica due paragrafi; unità sull’Ucraina – Zelensky esce come il principale vincitore del vertice, ripetendo e rinnovando il rafforzamento politico conseguito al G7 di Evian. Per l’Alleanza sono due capisaldi – specie perché avrebbero potuto essere divisivi, specie il secondo. Ove Trump avesse insistito per una posizione americana “neutrale” fra Kyiv e Mosca, l’Alleanza si sarebbe trovata di fatto spaccata sul terreno di casa: la sicurezza europea. Non è avvenuto e questo basta a fare di Ankara un successo. Che non basta a garantire alla Nato un futuro senza scosse trumpiane, come gli impegni industriali e militari europei non bastano a garantire il passaggio senza soluzione di continuità ad una “Nato europea” – “più” europea: vogliamo gli Usa con piede dentro e, soprattutto, dentro all’Articolo 5. È il ragionevole futuro dell’Alleanza a condizione che noi europei, Italia compresa, ci rimbocchiamo le maniche. Ma ne garantiscono la sopravvivenza, in discreto stato di salute. Il che, mesi fa, non era scontato. Survival is a noble fight (Billy Joel).

Vi spiego l’effetto del ciclone Donald sull’Alleanza Atlantica. Scrive l’ambasciatore Stefanini

Il vertice di Ankara non ha cancellato le tensioni interne all’Alleanza, ma ha evitato il rischio di una frattura e consolidato due risultati chiave: l’aumento degli investimenti nella difesa e la conferma del sostegno all’Ucraina. Trump ha monopolizzato la scena, ma dietro lo spettacolo politico la Nato ha dimostrato una capacità di adattamento che ne rafforza la tenuta anche nella fase più incerta della sua storia recente. L’analisi dell’ambasciatore Stefano Stefanini

Democrazia e legge elettorale, ma chi rappresenta i cattolici? Il caso Conte‑Schlein

Un confronto all’Istituto Sturzo ha rilanciato il tema della riforma elettorale, ma ha sollevato interrogativi sulla rappresentanza del mondo cattolico, oggi plurale e distribuito tra gli schieramenti, e sul rischio di nuove forme di collateralismo politico. La riflessione di Giorgio Merlo

Cosa è la Grande Muraglia Verde, l’altro grande progetto della Cina

Negli ultimi anni, il governo di Pechino ha piantato 66 miliardi di alberi per un enorme progetto di riforestazione vicino a Gobi e Taklamakan. L’obiettivo principale, le conseguenze (anche positive sull’aria) e un curioso e preoccupante andamento della crescita…

Dai cavi all'AI, ecco come la sicurezza cambia natura. La conferenza di Med-Or

La sicurezza nazionale si estende ormai dalle infrastrutture critiche alle reti digitali, dalle capacità industriali all’intelligenza artificiale. Dalla conferenza organizzata da Med-Or Italian Foundation e Luiss School of Government, con Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione Csf, emerge la sfida per l’Italia: trasformare la centralità mediterranea in capacità strategica, tecnologica e industriale

Verso la Nato 3.0? Scenari e prospettive dopo il summit di Ankara. Il webinar con Cesa e Valensise

https://www.youtube.com/live/tcWSrOtKUaQ Il summit annuale dell’Alleanza Atlantica volge al termine, ma il dibattito sul futuro della Nato e sulle sfide che la attendono è appena iniziato. Il webinar “Verso la Nato 3.0? Scenari e prospettive dopo il summit di Ankara”, organizzato da Formiche e Airpress, ha approfondito gli esiti del vertice e analizzato gli scenari futuri per la sicurezza euro-atlantica. Ne…

Lavoro stabile per pensioni solide. L'equazione che serve secondo l'Inps

Dal rapport annuale dell’Istituto presentato alla Camera emerge con forza l’esigenza di migliorare la qualità dell’occupazione, al fine di assicurare la sostenibilità dell’intero sistema previdenziale. E il lavoro da remoto può spingere alla pensione anticipata

Tech, finanza e difesa. Le nuove mappe del potere secondo Ansalone e Della Gatta

L’innovazione sta cambiando il rapporto tra tecnologia, politica e difesa. A partire dai due volumi di Gianluca Ansalone ed Enrico Della Gatta, Alessandro Alfieri e Antonio Giordano si sono confrontati insieme agli autori sulle nuove forme del potere, sul ruolo dell’industria e sulle sfide che attendono l’Europa

Usa-Iran, la diplomazia è l’unica via d’uscita. Geranmayeh spiega perché

A tre settimane dalla firma, il Memorandum of Understanding tra Stati Uniti e Iran potrebbe essere arrivato al punto di rottura. Le nuove minacce di Donald Trump, gli attacchi americani contro obiettivi iraniani e la risposta di Teheran hanno prodotto la più grave escalation militare dall’avvio del fragile cessate il fuoco di aprile. L’analisi delle ultime notizie e i commenti di Geranmayeh (Ecfr)

Ecco come l'Europa corre verso la sua moneta digitale

Il parlamento europeo ha approvato in via definitiva il progetto per l’infrastruttura di pagamento virtuale ma con corso legale, concepita anche per rispondere alla sfida dello yuan. Ora due anni di sperimentazione e poi la prova del mercato

Spie russe a Roma. Il segnale della Farnesina a Mosca

Roma espelle due addetti militari dell’ambasciata russa indicati dal governo come coinvolti nell’inchiesta della Procura sullo spionaggio a favore di Mosca. La replica del Cremlino è attesa e dalla Farnesina emerge la consapevolezza della pressione ibrida russa contro sicurezza nazionale, apparati e alleati occidentali

×

Iscriviti alla newsletter