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Il Future Investment Initiative (FII) Institute ha un nuovo amministratore delegato: è la principessa Maha Al Saud, medico di formazione ed ex vicepresidente per le relazioni esterne dell’Università Alfaisal di Riyadh. La nomina, comunicata attraverso il sito ufficiale dell’istituto e riportata da “Arab News”, segna la fine di un’era: Richard Attias, il manager franco-marocchino che aveva costruito il FII Institute fin dalla prima conferenza del 2017, lascia la guida esecutiva pur conservando la presidenza del comitato esecutivo.
La tempistica non è banale. Il passaggio di consegne avviene a pochi giorni da un appuntamento che riguarda direttamente l’Italia: a fine giugno, Roma ospiterà una conferenza del FII Institute, l’ennesima tappa di un roadshow globale che nel 2025 aveva già toccato Miami — con la presenza di Donald Trump — e che si propone di attrarre capitali stranieri verso il Regno saudita e i suoi partner.
Perché conta la nomina di una principessa
La scelta di affidare il timone del FII Institute a un membro della famiglia reale saudita non è un dettaglio protocollare. È un segnale politico. L’istituto, fondato nel 2019 con il Public Investment Fund (PIF) come partner fondatore, è lo strumento di soft power economico per eccellenza del regno guidato dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Portare una Al Saud alla guida significa rafforzare il controllo diretto della Corona sull’istituzione, conferendo alle sue attività un peso diplomatico ancora maggiore.
La principessa Maha non è una figura puramente cerimoniale. Il suo profilo — accademico, internazionale, con esperienze al G20 e al Forum eurasiatico delle donne — la rende interlocutrice credibile nei tavoli dove si mescolano finanza, governance e diplomazia multilaterale. Esattamente il tipo di arena che il FII Institute frequenta.
Roma nel mirino del Golfo
Per l’Italia, la conferenza di fine giugno rappresenta un’occasione da non sprecare. Il FII Institute non è una fiera generica: è il luogo dove si costruiscono relazioni tra fondi sovrani, grandi banche d’investimento e governi. La sua presenza a Roma — con la nuova leadership che dovrà immediatamente dimostrare visione e credibilità — trasforma l’evento in un banco di prova bilaterale.
Il governo Meloni ha investito politicamente nel rapporto con Riyadh, tanto sul piano energetico (ENI è attiva nel regno) quanto su quello degli investimenti strategici. Il PIF è già presente in Italia attraverso partecipazioni in settori come il lusso e la tecnologia. La conferenza romana sarà l’occasione per capire se quella relazione può ampliarsi — e in quali direzioni.
Una transizione, non una rottura
La permanenza di Attias come presidente del comitato esecutivo suggerisce continuità operativa. L’istituto non riparte da zero: conserva la macchina organizzativa e la rete di relazioni costruita in quasi dieci anni. Quello che cambia è il volto politico, e con esso il messaggio che Riyadh vuole proiettare all’estero: un’istituzione più chiaramente ancorata alla visione della Corona, con un profilo di leadership che incarna la nuova narrativa saudita sulla modernizzazione — compresa quella del ruolo delle donne nelle istituzioni di vertice.
Per Roma, la domanda è se saprà cogliere il segnale e presentarsi all’appuntamento con una proposta strategica coerente.

Una principessa alla guida del FII Institute. Chi è Maha Al Saud

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