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Per decenni lo spazio è stato percepito come dominio riservato a Stati e grandi agenzie governative. Quella stagione è finita. Oggi l’orbita terrestre è un ambiente produttivo e competitivo, dove convivono programmi istituzionali, startup e grandi gruppi industriali. La new space economy è un mercato con fatturati misurabili che attrae capitali ben oltre il perimetro aerospaziale tradizionale. L’Italia si muove in questo scenario con un gruppo di imprese che stanno costruendo posizioni concrete lungo l’intera catena del valore.

Il mercato visto dall’Osservatorio del Politecnico

Secondo l’ultima edizione dell’Osservatorio sulla Space economy del Politecnico di Milano, riportata dal Sole 24 Ore, il mercato italiano dei servizi di osservazione della Terra ha raggiunto i 340 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 17%. La raccolta globale di capitali di rischio da startup del settore ha toccato i 9 miliardi di euro, con forte concentrazione su pochi operatori. L’Italia si ferma a 25 milioni, in linea con le economie europee comparabili. Per oltre la metà delle aziende non spaziali intervistate, lo spazio è già un’area di potenziale diversificazione. Con il 2026 si esaurisce la spinta del Pnrr e il sistema Paese è chiamato a non disperdere quanto costruito.

Difesa e logistica orbitale

Sul fronte militare, il ministero della Difesa ha avviato Multispada, programma per sviluppare una piattaforma orbitale capace di schierare uno sciame di microsatelliti autonomi per monitorare lo spazio vicino alla Terra. A lavorarci sono Nurjana Technologies, società sarda specializzata in sistemi per aerospazio e difesa, e D-Orbit, riferimento europeo nella logistica orbitale. La prima fase, finanziata con circa 1,2 milioni, prevede studio e progettazione concettuale.

Ottica e produzione

Sul versante dei componenti critici, l’Agenzia spaziale italiana ha affidato a Bercella lo sviluppo di banchi ottici ultra-stabili per satelliti di osservazione della Terra, con un contratto da 3,5 milioni su due anni per tecnologie oggi assenti in Italia e prodotte da pochi operatori internazionali. Officina Stellare ha invece siglato un accordo da circa 9,2 milioni con Leonardo per sistemi ottici ad alta risoluzione destinati alla costellazione satellitare PLATiNO3 dell’Asi. Sempre sul fronte produttivo, Space Industries del Gruppo Comat sta allestendo a Settimo Torinese una camera pulita per costruire oltre 200 satelliti entro il 2030, integrando nella filiera Oversonic Robotics e il suo robot umanoide RoBee, pensato per rendere la produzione più continua e ripetibile.

Comunicazioni quantistiche

Il Gruppo Officina Stellare è attivo anche nelle comunicazioni quantistiche attraverso ThinkQuantum, con reti di Quantum key distribution già operative in oltre metà dei Paesi europei. Si tratta di tecnologie basate su principi fisici non aggirabili, che rendono le comunicazioni sicure indipendentemente dalla potenza computazionale di chi attacca, con applicazioni che vanno dalla protezione aziendale fino alle infrastrutture critiche nazionali.

Spazio italiano. La filiera accelera tra difesa, ottica e quantum

Il mercato spaziale italiano vale 340 milioni solo nell’osservazione della Terra e cresce a ritmo sostenuto, ma la partita vera si gioca sulla filiera. Dalle piattaforme orbitali porta-droni del progetto Multispada alle ottiche ultra-stabili di Bercella, dai robot umanoidi di Oversonic ai sistemi quantistici di ThinkQuantum, le aziende italiane moltiplicano accordi e investimenti. Con il Pnrr in esaurimento, il tempo per consolidare i progressi si accorcia

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