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Negli ultimi mesi la comunità internazionale che si occupa di sicurezza spaziale ha osservato, con crescente attenzione, una serie di manovre orbitali effettuate da cinque satelliti russi della serie Cosmos. Si tratta di operazioni particolarmente insolite perché hanno comportato un cambio di piano orbitale in orbita terrestre bassa (Leo), una delle manovre più costose dal punto di vista energetico che un satellite possa compiere.

I satelliti coinvolti, Cosmos 2610, 2611, 2612, 2613 e 2614, operanti in orbita terrestre bassa (Leo) a circa 550 chilometri di quota hanno modificato la propria inclinazione orbitale di circa 0,8 gradi, passando da circa 97° a 97,8°. Questo cambiamento li ha portati a condividere quasi lo stesso piano orbitale di Iceye-X36, un satellite radar ad apertura sintetica (Sar) appartenente alla costellazione della società finlandese-americana Iceye, azienda che fornisce immagini satellitari utilizzate anche dall’Ucraina nell’ambito del conflitto con la Russia.

La particolarità dell’evento non risiede tanto nel risultato finale, quanto nel costo operativo necessario per ottenerlo. In termini di dinamica orbitale infatti, questa è una manovra tutt’altro che banale: a queste quote; un cambio di piano richiede infatti un delta-velocità (ΔV) elevato e quindi una quantità di energia propulsiva rilevante per satelliti di classe -piccola.

Calandoci nell’evento, cambiare l’inclinazione di 0,8° a un’altitudine media di 550 km costa circa 106 m/sec ΔV e  questo vale sempre, a prescindere che siano satelliti della classe  Cosmos (che sono CubeSat, probabilmente da 50-70 kg) o grandi satelliti di Intelligence/ricognizione da 2.000-5000 kg. Se conoscessimo la massa dei satelliti russi  e il tipo di propulsione,  potremmo calcolare la massa di propellente effettivamente utilizzata  per ottenere il Δv desiderato per la manovra e quindi, nota la massa disponibile, potremmo determinare anche la capacità residua di manovra ( che comunque per satelliti con questo range di peso – e quindi di combustibile imbarcato – è facile immaginare sia molto ridotta).

Per comprendere l’importanza del dato, è utile ricordare che la maggior parte dei satelliti commerciali di osservazione della Terra o telecomunicazioni dispone di riserve di propellente relativamente limitate, perché utilizzate principalmente solo per il mantenimento dell’orbita e per evitare collisioni. Investire oltre 100 m/s di ΔV in una singola operazione mostra una volontà operativa particolarmente mirata e suggerisce quindi che questi satelliti russi stiano assumendo, come prioritarie, l’esecuzione  di missioni cosiddette “in-space operations” ovvero vere e proprie  “operazioni spaziali” non convenzionali

Tornando ai Cosmos il risultato di queste manovre è stato l’allineamento quasi completo del piano orbitale dei satelliti russi  con quello di Iceye-X36. In orbita, il concetto di “stesso piano” non è un dettaglio marginale: per realizzare operazioni di rendezvous and proximity operations (Rpo), ovvero avvicinamenti controllati tra satelliti, è necessario che i due assetti condividano parametri orbitali estremamente simili. In particolare, inclinazione e il parametro “ascensione retta del nodo ascendente” (Raan, che definisce l’orientamento del piano orbitale nello spazio), sono determinanti. Va comunque detto che già al momento del lancio, i satelliti Cosmos presentavano una differenza di Raan inferiore a 0,5° rispetto al satellite Iceye, una discrepanza già molto contenuta e indicativa di un inserimento orbitale di elevata precisione.

Il cambio di inclinazione ha quindi completato un processo di “co-planarizzazione” orbitale. Una volta ridotta la differenza di inclinazione, eventuali operazioni successive di avvicinamento richiedono quantità di energia significativamente inferiori, limitandosi principalmente a correzioni di quota e fase orbitale. In altre parole, il costo energetico più elevato è stato già sostenuto nella fase iniziale.

Particolarmente rilevante è il comportamento di Cosmos 2614, che oltre alla variazione di inclinazione ha aumentato la propria quota media di circa 6 chilometri. Questo satellite, in particolare, ha mostrato una dinamica di prossimità più marcata rispetto agli altri, arrivando in alcuni intervalli temporali a una distanza minima da Iceye-X36 di circa 13 chilometri, ma con ripetuti passaggi spesso sotto la soglia dei 20 chilometri nell’arco di poche ore. Sebbene queste distanze non siano critiche in termini di sicurezza immediata, in ambito spaziale rappresentano l’indicazione che è in svolgimento una missione  compatibile con attività di ispezione o sorveglianza ravvicinata, attività  che quindi sollevano una particolare attenzione.

Dal punto di vista della meccanica orbitale, la condizione  attuale dei cinque satelliti russi mostra una notevole coerenza geometrica rispetto al satellite finlandese. Il semiasse maggiore (Sma) delle orbite dei 5 satelliti , che definisce la dimensione media dell’orbita, risulta distribuito attorno a quello di Iceye-X36: alcuni satelliti si trovano leggermente al di sopra della quota media del target, altri leggermente al di sotto. Questa distribuzione verticale crea una sorta di “stratificazione orbitale” che può facilitare manovre di intercettazione progressiva.

Anche l’eccentricità orbitale — parametro che descrive quanto un’orbita si discosta da una circonferenza perfetta — risulta molto simile tra i satelliti coinvolti. Con valori di eccentricità prossimi a 0,001–0,002, tutte le orbite sono estremamente circolari, il che implica che i satelliti percorrono traiettorie quasi identiche in termini di distanza dalla Terra. Questa condizione è fondamentale per ridurre le variabili dinamiche durante eventuali operazioni di rendezvous e proximity operations.

Nel loro insieme, inclinazione, Raan, quota ed eccentricità delineano un quadro tecnico preciso: i satelliti Cosmos e Iceye-X36 si trovano ora su orbite quasi sovrapposte, con differenze minime nei principali elementi orbitali. In termini operativi, questo significa che il “corridoio energetico” per ulteriori manovre di avvicinamento è già stato costruito.

Le operazioni di Rpo comprendono una gamma ampia di attività: dall’ispezione ravvicinata alla formazione di volo, fino a scenari più complessi come il monitoraggio attivo o potenziali interferenze non cinetiche. In questo contesto, la configurazione attuale dei satelliti russi può essere  interpretata come una condizione “abilitante”, cioè una situazione in cui le capacità orbitali necessarie per un avvicinamento sono tecnicamente disponibili, anche se non necessariamente attivate.

È importante sottolineare che non esistono evidenze pubbliche che indichino intenzioni ostili nei confronti di ICceye-X36. Le manovre potrebbero essere spiegate anche in termini di sperimentazione tecnologica, test di capacità autonome di navigazione orbitale o dimostrazioni di controllo di formazione. Tuttavia, il contesto strategico nel quale avviene l’evento, è tutt’altro che neutro.

Il satellite Iceye-X36 appartiene infatti alla costellazione Sar (Synthetic aperture Radar) Iceye attualmente dispiegata in circa 70 satelliti in Leo, e risulta  ampiamente utilizzata per supporto informativo in scenari militari. La costellazione Iceye ha infatti fornito immagini ad alta risoluzione impiegate nel contesto del conflitto in Ucraina, rafforzando la percezione del ruolo duale — civile e militare — delle infrastrutture spaziali commerciali. Risulta peraltro che un satellite della costellazione è stato ceduto all’uso esclusivo dell’Ucraina e, da quanto  è dato sapere, anche gli altri satelliti della costellazione, su basi di opportunità , possono venire utilizzati per il supporto operativo alle operazioni ucraine. Un supporto, quello di Iceye, che risulta molto prezioso avendo i sensori Sar di Iceye capacità di  copertura scenari  ognitempo e giorno/notte con risoluzioni geometriche spinte (fino a 50 centimetri di risoluzione geometrica) e con  alte frequenze di rivisita su specifici territori di interesse operativo

Le manovre dei satelliti Cosmos introducono una dimensione geopolitica rilevante. Nel 2022, rappresentanti ufficiali russi hanno dichiarato presso sedi internazionali che infrastrutture spaziali commerciali impiegate a supporto di operazioni militari, potrebbero essere considerate obiettivi legittimi in caso di conflitto. Pur non trattandosi di una minaccia diretta, tali affermazioni danno luogo  ad una ulteriore  conferma della postura adottata dal Cremlino coi satelliti Cosmos e, nel passato, con quelli della filiera Luch in Geo. Da un lato essi rappresentano una dimostrazione tecnica di capacità avanzate di controllo orbitale, inclusa la possibilità di effettuare costosi cambi di piano e mantenere precisione relativa elevata. Dall’altro, introducono interrogativi sulla crescente centralità delle operazioni di prossimità come strumento potenziale di osservazione, deterrenza o interferenza (speriamo non cineticamente distruttiva).

In assenza di informazioni ufficiali sulle intenzioni operative, qualsiasi interpretazione deve rimanere prudente. Tuttavia, dal punto di vista della space security, il caso evidenzia una tendenza ormai consolidata: la progressiva convergenza  di impiego e di interferenza tra satelliti civili e militari in orbite sempre più affollate e dinamicamente interdipendenti.

Più che un singolo episodio, l’allineamento tra i satelliti Cosmos e Iceye-X36 rappresenta un indicatore della trasformazione strutturale dell’ambiente spaziale contemporaneo. In un contesto in cui le capacità di manovra diventano esse stesse una forma di potere, la distinzione tra osservazione, interazione e potenziale interferenza si fa sempre più sottile. Lo spazio, da ambiente prevalentemente passivo, “kepleriano o posizionale” sta evolvendo in un dominio operativo attivo, dove la manovrabilità degli assetti e la geometria orbitale diventano uno strumento strategico tanto quanto la tecnologia posizionata  a bordo satelliti.

Il messaggio nascosto nelle nuove manovre orbitali russe. L’analisi del gen. Bianchi

Di Lucio Bianchi

Cinque satelliti russi hanno effettuato una rara e costosa manovra orbitale per allinearsi quasi completamente a Iceye-X36, assetto della costellazione radar utilizzata anche dall’Ucraina. Non ci sono prove di intenti ostili, ma la configurazione raggiunta è compatibile con future operazioni di prossimità. Un caso che mette in luce la crescente rilevanza strategica della manovrabilità orbitale e la sempre più stretta interazione tra infrastrutture spaziali civili e militari. L’analisi del generale Lucio Bianchi

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