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Con la sentenza n. 9135 del 19 novembre 2025, il Tribunale di Roma ha sancito la legittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo motivato dall’introduzione di un sistema di Intelligenza artificiale. La lavoratrice coinvolta era una graphic designer il cui ruolo creativo è stato assorbito da strumenti di IA. Il giudice ha chiarito che la tecnologia non licenzia da sola: essa rileva solo se inserita in una riorganizzazione aziendale genuina, con crisi economica dimostrata, nesso causale reale e impossibilità di repêchage.

Un perimetro preciso, che lascia intatte le tutele fondamentali: gli obblighi di trasparenza sull’uso degli algoritmi restano fermi, e qualsiasi selezione discriminatoria operata dalla macchina renderebbe il recesso nullo. Una vicenda che non è isolata: rispecchia una trasformazione già in atto nel tessuto occupazionale italiano.

Lo confermano i dati Istat del 2025, che mostrano un paradosso: il tasso di occupazione ha raggiunto il 62,5%, massimo storico dal 2004, ma la crescita è quasi interamente trainata dagli over 50, il cui tasso sale di 1,8 punti. Oggi il 40,6% degli occupati italiani ha più di cinquant’anni. All’opposto, i 25-34enni perdono un punto e scendono al 43,9%, mentre per i 15-24enni è il quinto trimestre consecutivo di flessione. Il mercato cresce in volume, ma si concentra, sorprendentemente, su fasce anagrafiche sempre più mature.

Si potrebbe ipotizzare che l’IA, automatizzando i compiti ripetitivi, finisca per valorizzare proprio ciò che non sa replicare: il giudizio contestuale, la gestione delle relazioni, la lettura delle dinamiche organizzative. Tutte competenze che si sedimentano con l’esperienza. In questo scenario, i lavoratori senior potrebbero guadagnare terreno. Ma la stessa sentenza di Roma smentisce l’automatismo: la lavoratrice esperta è stata sostituita. E i costi del lavoro più elevati degli over 50 li espongono a un rischio specifico proprio nelle ristrutturazioni guidate dall’IA.

Il vantaggio non è dell’over 50 in quanto tale, ma del lavoratore — di qualsiasi età — capace di fondere esperienza professionale e padronanza degli strumenti digitali. Chi non rientra in questa combinazione resta vulnerabile.

La sentenza sollecita il legislatore su tre fronti urgenti: regolamentare l’uso dell’IA nei processi decisionali aziendali, rafforzare gli obblighi di formazione prima del licenziamento, costruire ammortizzatori sociali all’altezza di una transizione tecnologica che potrebbe accelerare. E i dati generazionali pongono una domanda che non ammette ulteriori rinvii: come si costruisce un mercato del lavoro che non si limiti a battere i record, ma garantisca alle nuove generazioni accesso reale e prospettive di crescita? Il rischio di una frattura permanente è concreto. La politica ha ancora gli strumenti per evitarla. Per quanto ancora, non è dato sapere.

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