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Dal My way di Friedman al Cavaliere nero di Biondani & Porcedda, Citizen Berlusconi di Stille, Silvio di Guzzanti, B. Una vita troppo di Ceccarelli, Nel segno del Cavaliere di Vespa, a L’odore dei soldi, di Travaglio & Veltri, per citarne solo una minima parte, sono già un centinaio le biografie, i saggi politici, memoir, inchieste giornalistiche ed i libri commemorativi pubblicati sulle gesta imprenditoriali, politiche e giudiziarie di Silvio Berlusconi. A tre anni dalla scomparsa, il Cavaliere viene ora riportato in primo piano nell’attualità politica e giornalistica da Confidential il libro scoop del chigista del Corriere della Sera Marco Galluzzzo che in 53 episodi inediti mai resi pubblici, tratteggia umanamente e psicologicamente, oltre che sotto l’aspetto politico e istituzionale, un leader del quali si credeva di conoscere tutto ed il contrario di tutto, che veniva definito un retroscena vivente, e che invece non era ancora stato raccontato così visceralmente e radiografato nella privacy anche familiare.

Lo dimostrano i retroscena disvelati da Marco Galluzzo sui dieci anni, dal 2001 al 2011, in cui Silvio Berlusconi presiedette a Palazzo Chigi tre governi e fu all’apogeo del suo potere. Più che retroscena, sono scene di potere assoluto e talvolta dissoluto, da Putin che decapita nella foto gruppo di un vertice internazionale la testa del premier Romano Prodi, subentrato a Berlusconi e la sostituisce con quella del Cavaliere. Un collage Cremlino style che finisce su una scrivania ad Antigua, ma che la dice lunga sull’attitudine da boia del Presidente Russo poi ampiamente confermata nei decenni successivi.

Fra gli scoop di Confidential anche il colloquio quasi surreale di Berlusconi in un albergo a New York con quattro agenti della Cia che gli mostrano le prove delle insistenti armi di istruzione di massa del dittatore dell’Iraq Saddam Hussein, i segreti confessati in una sauna a Tokyo; fino al figlio Luigi che all’ennesima imbarazzante barzelletta raccontata dal padre davanti ai compagni di scuola lo manda a quel paese. Ed infine la ricostruzione dell’astuto escamotage del quid mancante di Angelino Alfano col quale il Cavaliere silura il sedicente delfino.

Immagini rimaste nello specchio di una realtà celata riguardanti l’uomo prima ancora che del politico, lontane dagli scandali giudiziari o legati alle donne, che restituiscono, nel suo rapporto quotidiano con i cronisti, un ritratto nuovo di un leader che ha diviso l’Italia. Un rapporto con i cronisti parlamentari che lo seguivano a Palazzo Chigi ed in giro per il mondo che ha rivoluzionato il giornalismo politico. Lo si avverte nel confronto con lo stile meticoloso, e un po’ distinto e distante, del rapporto con la stampa della premier Giorgia Meloni. Un rapporto gestito dal capo ufficio stampa della presidenza del consiglio, Fabrizio Alfano, attentissimo all’immagine politica e istituzionale pubblica ed a circoscrivere rigorosamente, lontano dai riflettori, la vita privata della premier.

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