Skip to main content

La tentazione di governare per annunci e scadenze elettorali, rinunciando a ogni coraggio riformatore, resta un tratto distintivo della politica italiana. L’ultima riprova arriva da una combinazione di provvedimenti che, pur toccando ambiti profondamente diversi, tradiscono la medesima ossessione per la propaganda a termine e per la gestione parziale dei problemi reali del Paese.

Prendiamo la misura che introduce, limitatamente al 2027, l’esenzione dal bollo auto e moto per i veicoli con una potenza fino a 80 kW. Presentata sul piano mediatico come la rimozione di una delle tasse più invise ai cittadini, a un’analisi spassionata rivela tutti i limiti di un intervento zoppo. Da un lato, la selettività penalizza chi possiede un veicolo di potenza appena superiore, creando una soglia difficilmente giustificabile sul piano sostanziale: pochi kilowatt possono determinare il passaggio dall’esenzione totale al pagamento del tributo, senza che a quella differenza corrisponda necessariamente una diversa capacità contributiva o un diverso utilizzo del veicolo. Dall’altro, ed è questo il nodo politico centrale, la natura “una tantum” dello sgravio, circoscritto a una sola annualità, trasforma una presunta riforma in una semplice tregua di dodici mesi, dopo la quale tutto tornerà esattamente come prima. Se l’obiettivo è davvero superare un’imposta considerata vessatoria, perché allora limitarne l’abolizione a una determinata soglia e, soprattutto, a un solo anno? Una riforma strutturale dovrebbe intervenire sul meccanismo del prelievo, non costruire una platea temporanea di beneficiari.

Lo stesso identico copione, giocato sul terreno istituzionale, si è intravisto nelle scorse ore con il tema del ritorno delle preferenze elettorali. Anche in questo caso l’operazione è stata ammantata della retorica del ritorno alla sovranità popolare, salvo poi essere depotenziata nei fatti dal mantenimento dei capilista bloccati. Il risultato è un sistema ibrido, nel quale solo una parte dei parlamentari sarà effettivamente scelta dagli elettori attraverso le preferenze, mentre la selezione della classe dirigente resterà in larga parte nelle mani delle segreterie dei partiti attraverso la quota bloccata.

Il parallelismo è evidente. Che si tratti di alleggerire il carico fiscale o di ridisegnare la rappresentanza parlamentare, la politica sceglie sistematicamente la via della misura tampone, del contentino temporaneo e dello spot elettorale. Si agisce per micro-obiettivi di facciata, buoni giusto per occupare i titoli dei giornali e presidiare il consenso in vista della prossima campagna elettorale, rinunciando a qualsiasi visione d’insieme.

Il Paese reale, intanto, resta ostaggio di questa logica emergenziale e di facciata. Le famiglie, le imprese e le istituzioni territoriali avrebbero bisogno di certezze strutturali, di una revisione organica del prelievo e di regole istituzionali trasparenti e definitive. Continuare a preferire la logica dei bonus o delle misure a scadenza e le riforme a metà significa, invece, svuotare di senso l’azione di governo, alimentando l’impressione che in Italia, al di là degli slogan, a mancare siano proprio il coraggio e la volontà politica di cambiare davvero le cose in modo strutturale.

Dalle preferenze al bollo auto. La Repubblica degli interventi spot e delle riforme a metà

Il Paese reale resta ostaggio di questa logica emergenziale e di facciata. Le famiglie, le imprese e le istituzioni territoriali avrebbero bisogno di certezze strutturali, di una revisione organica del prelievo e di regole istituzionali trasparenti e definitive

Londra teme i nuovi proxy russi. Così le reti online cercano reclute tra i giovanissimi

Un’inchiesta di The i Paper, basata su una nuova ricerca dell’Institute for Strategic Dialogue, documenta il tentativo di attori russofoni di inserirsi nelle comunità online frequentate da adolescenti attratti dalla violenza, offrendo denaro e assistenza operativa. Non esiste una prova definitiva del controllo del Cremlino sull’intero fenomeno, ma metodi e incentivi ricordano da vicino il modello dei “disposable agents” già individuato dall’MI5

Perché von der Leyen punta su un Consiglio europeo di sicurezza. Parla Varvelli

Un’Europa che comincia a costruire il proprio Piano B sulla sicurezza, senza rinunciare alla Nato ma prendendo atto delle incognite sul rapporto con Washington. Arturo Varvelli, direttore di Ecfr Roma, legge la proposta di von der Leyen come un passaggio politico destinato a cambiare il modo in cui l’Ue guarda alla propria sicurezza. E avverte: la sottovalutazione della minaccia russa resta forte anche in Italia

Rallentare? No correre. Le voci fuori dal coro di Nvidia e Meta

Mentre si susseguono gli appelli di Amodei, Altman, Hassabis, Musk e via dicendo, che chiedono di rallentare nello sviluppo dell’AI, Huang e Zuckerberg suggeriscono il buon senso alle regole. Le loro sono voci fuori dal coro. Quelle che Trump vorrebbe sempre ascoltare

Ultranazionalisti e russi vogliono frantumare l’Europa. Il discorso di von der Leyen

Una bussola per capire dove andrà l’Ue e a quale velocità, considerato che alcune sfide (come AI e difesa) necessitano di risposte rapide oltre che efficaci. Ecco i principi programmatici declinati dalla presidente della Commissione europea durante il discorso sullo Stato dell’Unione al Parlamento europeo di Strasburgo

Beirut, la lunga strada verso la verità. Aoun sotto accusa per l’esplosione del porto

Fonti giudiziarie hanno fatto trapelare che il procuratore presso la Corte di cassazione avrebbe chiesto di procedere nei confronti dell’ex presidente Aoun perché avrebbe saputo dell’enorme pericolo e nulla fece per impedire l’esplosione del porto di Beirut il 4 agosto 2020. Se Beirut tornerà a indicare la rotta del Paese di cui è capitale in buona parte dipenderà da questo processo. La riflessione di Riccardo Cristiano

Techno Polis – Oltre gli allarmi sull’AI. La lezione di biomedicina e ambiente

Di Andrea Stazi

La maturità dell’ecosistema non passa dalla rincorsa di timori astratti, ma dalla capacità di tradurre i principi condivisi in parametri tecnologici verificabili e stabili. Regole proporzionate e misurabili non costituiscono un limite: rappresentano l’infrastruttura abilitante indispensabile per consolidare la fiducia e favorire uno sviluppo responsabile e competitivo dell’innovazione. La riflessione di Andrea Stazi, ceo e co-founder Techno-Polis

La stretta sulle firme e il rischio di un boomerang per la maggioranza

L’aumento della soglia per i nuovi soggetti politici, chiamati a raccogliere almeno 6.000 firme per collegio, anziché le tradizionali 1.500, rischia di essere una scorciatoia che non costituisce soltanto un azzardo sul piano processuale e costituzionale, ma anche un messaggio chiaro all’opinione pubblica: un’involontaria confessione di debolezza

L'Italia cerca nuove rotte commerciali. La mappa di Confindustria

Tra guerre più o meno combattute sul campo e strozzature commerciali in Medio Oriente, per le imprese italiane è tempo di ripensare i propri orizzonti. La Cina continua ad essere un grande rischio, ma Sudamerica e India possono essere l’antidoto. Senza mai dimenticare gli Stati Uniti

Sicurezza o potere? Il vero nodo dell’AI tra Washington e Pechino

Washington e Pechino arrivano al vertice del 24 settembre con un possibile interesse comune a limitare i rischi dell’intelligenza artificiale. Ma divergono su quali siano davvero – mentre negli Stati Uniti la stessa definizione di “AI safety” è diventata terreno di scontro

×

Iscriviti alla newsletter