Leader dell’estrema destra internazionale sfruttano la popolarità della moneta digitale come bandiera populista per conquistare l’elettorato più giovane. L’analisi de El Pais
Le criptovalute non sono solo un moderno strumento finanziario. Ora sono diventate un’arma politica. Sebbene siano nate nel 2008, con i primi bitcoin, sotto un’aurea di anticonformismo e apolitica, e con l’idea di proteggere la privacy dall’influenza di governi e istituzioni bancarie private, le monete digitali hanno cambiato pelle in quanto a ideologia politica. Non sono più antisistema.
È una tendenza che la destra internazionale sa ben usare e sfruttare. L’esempio più noto è quello del presidente americano, Donald Trump. Il magnate repubblicano ha reso famose le criptomonete, legittimando questo strumento di investimento finanziario.
Ma Trump non è l’unico. Come spiega il quotidiano spagnolo El Pais, la destra radicale sta scommettendo in questo mercato. Nayib Bukele, presidente de El Salvador, ha deciso ne 2021 di adottare il bitcoin come moneta legale, diventando il primo Paese al mondo a farlo. Ha dovuto fare dietrofront in questo ambizioso progetto per potere avere accesso ad un prestito del Fondo Monetario Internazionale, ma l’idea non è del tutto abbandonata.
L’ha seguito Javier Milei, presidente dell’Argentina, esponente anche lui dell’estrema destra del Paese sudamericano. Copiando il modello di Trump, Milei ha promosso un altro memecoin, chiamato $Libra, che però non ha avuto successo. Nigel Farage, leader britannico di Reform UK, ha proposto creare un fondo di riserva di bitcoin. Ed è nel mirino delle critiche per avere ricevuto regali da un investitore di criptomonete condannato per frode.
Paolo Gerbaudo, ricercatore di Scienze sociali dell’Università Complutense di Madrid, ha spiegato al Pais che “il mito della libertà assoluta che predicano Milei o Bukele forma parte di una nuova ondata cyberlibertaria dominata dall’estrema destra […] Le cripto attraggono l’estrema destra perché rappresentano il potere della ricchezza che non vuole essere regolata dall’autorità politica”. Lo spirito antisistema delle criptomonete è svanito. Le monete digitali, oggi come oggi, sono legate al potere.
Ma non tutto è politica. C’è anche la questione economica. “Partiti politici e candidati a governare Paesi diversi come Stati Uniti o El Salvador hanno trovato nell’industria una miniera d’oro per finanziare le loro campagne – si legge sul Pais -: a Washington, la lobby cripto si è voltata in pieno nelle elezioni del midterm (che si celebrano a novembre) e ha portato circa 190 milioni di dollari”.
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