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Ci sono almeno due buone notizie nel passato vicino di Tim. Primo, il gruppo telefonico guidato da Pietro Labriola ha annunciato, nel presentare i conti relativi al 2025, un piano di riacquisto di azioni proprie, il cosiddetto buyback, da 400 milioni unitamente a un nuovo raggruppamento azionario. Con l’obiettivo di dare ancora maggiore stabilità al titolo in Borsa, nonostante da quando la rete è stata venduta alla cordata Kkr-Tesoro e Poste ha preso il posto di Vivendì in veste di socio di riferimento, i mercati sono tornati a sorridere all’ex monopolista (+140% l’incremento nell’ultimo anno). Secondo, il debito di Tim continua a scendere, portandosi sotto i 6,9 miliardi. Tutto questo a fronte di un andamento industriale che, in un mercato delle telecomunicazioni, quello italiano, tra i più affollati al mondo (la scorsa estate sono naufragate definitivamente le nozze con Iliad), può tranquillamente considerarsi soddisfacente.

I numeri del 2025

E dunque, nell’approvare i risultati preliminari del 2025, chiuso con 13,7 miliardi di ricavi (+2,7%), il board ha proposto all’assemblea dei soci del 15 aprile l’approvazione di un buyback da 400 milioni, finanziato in gran parte dalla vendita per 700 milioni della rete sottomarina Sparkle al ministero dell’Economia. L’ex Telecom ha poi confermato l’intenzione di distribuire agli azionisti il 70% della cassa ordinaria generata nel 2026, aprendo così a un possibile ritorno al dividendo nel 2027. Lo stesso consiglio ha poi, come detto poc’anzi, proposto all’assemblea il raggruppamento delle azioni in ragione di un rapporto di dieci a uno: i soci riceveranno quindi un nuovo titolo Tim per ogni 10 azioni detenute. Operazione che, tra le altre cose, renderà infine più difficile scommettere al ribasso su Tim in Borsa.

Tornando ai conti, sempre nell’intero anno, il margine operativo è cresciuto del 6,5% a 3,7 miliardi, mentre la divisione per i servizi alle imprese, Tim Enterprise, ha accresciuto il giro d’affari del 7% a 3,5 miliardi grazie, in particolare, al cloud. Sull’utile netto 2025 di Tim, che sarà comunicato assieme ai dati definitivi l’11 marzo, inciderà però un costo straordinario di 600 milioni legato a una diversa valutazione dei costi di attivazione dei clienti di rete fissa. Quanto agli investimenti, nel 2025 ammontano a 1,9 miliardi di euro, pari al 13,9% dei ricavi.

La nuova vita di Tim

Commentando poi i numeri del 2025, il ceo Labriola ha sottolineato il completamento della trasformazione del gruppo telefonico, avviata nel 2022, quando prese corpo il progetto Netco, la società dentro la quale è confluita la rete secondaria poi ceduta a Kkr. “Tim presenta oggi una struttura finanziaria rafforzata, maggiore redditività e una generazione sostenibile di cassa. Questo ci consente di definire una politica di remunerazione disciplinata e coerente con gli obiettivi di lungo periodo. Inoltre, i risultati del quarto trimestre confermano il percorso di crescita avviato, con un aumento dei ricavi e dei margini in linea con le attese grazie a un buon andamento del business sia sul mercato domestico sia su quello brasiliano”.

La rotta per il futuro

E il futuro? Nel corso della conference call, Labriola ha dato indicazioni preziose al mercato. “Guardando avanti, abbiamo in programma di organizzare un Capital Markets Day nella seconda metà dell’anno, dopo l’estate, una volta che avremo piena visibilità su diversi sviluppi chiave. Tra questi, l’esito della conversione delle azioni di risparmio, la prevista approvazione dell’accordo di condivisione della rete Ran con Fastweb+Vodafone e la definizione del perimetro completo delle sinergie con Poste”. E proprio sul ruolo di Poste si è soffermato il manager.

Ricordando come all’inizio dello scorso anno “Poste ha investito in Tim migliorando la stabilità della governance e garantendo il pieno allineamento alla direzione strategica del gruppo. Abbiamo inoltre raggiunto un esito positivo nella controversia legale durata oltre 20 anni relativa al canone di concessione del 1998, in linea con le nostre aspettative e rimuovendo una fonte di incertezza di lunga data. Gli azionisti hanno recentemente approvato una significativa revisione della nostra struttura patrimoniale: ciò semplificherà il nostro capitale e aumenterà la flessibilità strategica e finanziaria in futuro”.

La strada verso il dividendo

Labriola ha poi annunciato, tornando a parlare della remunerazione del capitale, l’intenzione di Tim di pagare l’anno prossimo dividendi per complessivi 500 milioni di euro. “Per quanto riguarda la remunerazione degli azionisti per l’esercizio 2026, prevediamo tre componenti: un dividendo di circa 0,5 miliardi, corrispondente al 70% dell’Equity Free Cash Flow After lease, al netto del canone di concessione e dei dividendi alle minoranze di Tim Brasil, il cui pagamento avverrà nel 2027; un riacquisto di azioni proprie pari al 50% dei proventi della cessione di Sparkle, che sarà avviato dopo il completamento dell’operazione; un pagamento in contanti fino a 0,7 miliardi agli attuali azionisti di risparmio in relazione alla conversione delle azioni, il cui completamento è previsto entro la fine di maggio”.

 

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