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La missione in Kenya della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini si inserisce nella fase di articolo attivismo strategico italiano, che culminerà nei prossimi giorni come con il summit Italia-Africa organizzato dalla presidenza del Consiglio ad Addis Abeba il 13 febbraio. L’impegno di Roma è ora caratterizzato da un progressivo spostamento dall’impostazione dichiarativa alla costruzione di strumenti operativi di cooperazione – tra questi, per esempio, l’apertura di una sede della Med-Or Italian Foundation a Nairobi. Tra gli elementi centrali di questo schema operativo vi è il rafforzamento della collaborazione scientifica e tecnologica tra Italia e Kenya, con un’attenzione particolare alla formazione avanzata, al trasferimento di competenze e allo sviluppo di infrastrutture di ricerca condivise.

La missione di Bernini – la prima di un ministro italiano dell’Università e della Ricerca nel Paese – si colloca dunque in un momento di particolare densità politica e diplomatica. Roma punta a consolidare partenariati capaci di generare impatti duraturi sul capitale umano e sulle capacità istituzionali locali, superando logiche puramente assistenziali. In questo quadro si inserisce ad esempio il finanziamento del progetto “Strength”, coordinato dalla Sapienza in collaborazione con l’Università di Nairobi, che mira a rafforzare le competenze di università e istituzioni africane nella progettazione e gestione della ricerca scientifica e del trasferimento tecnologico, con focus su spazio, medicina digitale ed energia verde.

Bernini ha incontrato le studentesse e gli studenti della Technical and Vocational School. L’iniziativa, realizzata da Enel Foundation insieme a RES4Africa e in partnership con la Strathmore University e il St. Kizito Vocational Training Institute, si inserisce tra le attività di ricerca e formazione sulla transizione energetica promosse dalla Fondazione all’interno del Piano Mattei, con l’obiettivo di rafforzare competenze e opportunità nel settore dell’energia. Enel Foundation è partner dell’Italy-Africa Roadshow on Higher Education, Research and Innovation, organizzato dal Miur e dalla Fondazione Med-Or. “Questi incontri rafforzano ulteriormente il dialogo e la cooperazione tra Italia e Africa, obiettivo centrale anche per Enel Foundation, che pone una particolare attenzione al ruolo dei giovani nel continente”, spiega la fondazione in una nota stampa.

Un tassello centrale di questa cooperazione Italia-Kenya è poi rappresentato poi dal Centro spaziale “Luigi Broglio” di Malindi, infrastruttura storica dell’Agenzia Spaziale Italiana e piattaforma operativa extra-territoriale, che continua a fungere da snodo per attività di ricerca e formazione congiunte. Accanto allo spazio, emergono con forza i temi dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale come leve di sviluppo, in particolare in relazione alla costruzione di ecosistemi tecnologici adattati ai contesti locali.

In questo contesto si colloca anche il Nairobi AI Forum, al quale Bernini partecipa nel corso della visita. L’iniziativa è presentata non come una tradizionale conferenza, ma come un momento di lavoro orientato all’esecuzione, focalizzato su infrastrutture, partenariati transfrontalieri e accesso ai finanziamenti. Un approccio che riflette una crescente consapevolezza: senza modelli di cooperazione ridisegnati e senza investimenti mirati su sistemi concreti, l’adozione dell’AI rischia di rimanere frammentata e priva di impatto strutturale.

Un segnale in questa direzione arriva anche dal dibattito pubblico keniota. Un recente op-ed su The Standard — firmato dall’Ambasciatore d’Italia in Kenya Vincenzo Del Monaco, dall’Inviato speciale del Kenya per la tecnologia Philip Thigo e da Keyzom Ngodup Massally, direttore dell’AI Hub for Sustainable Development delle Nazioni Unit — ha sottolineato come l’intelligenza artificiale possa diventare un abilitatore di sviluppo solo se inserita in partenariati paritari, non assistenziali e orientati all’implementazione. La convergenza tra Italia, Kenya e attori multilaterali su questo terreno evidenzia il tentativo di spostare la cooperazione tecnologica dal piano delle intenzioni a quello dei sistemi investibili e scalabili.

L’inaugurazione a Nairobi della prima sede estera di Med-Or Italian Foundation rappresenta un passaggio significativo nel rafforzamento della presenza operativa italiana in Africa orientale, con l’obiettivo di presidiare in modo continuativo il dialogo con partner istituzionali e locali e di accompagnare progetti di sviluppo e crescita sostenibile. La scelta di Nairobi risponde al ruolo del Kenya come piattaforma regionale, snodo diplomatico e hub tecnologico per l’Africa orientale.

Nel corso della visita, Bernini ha definito l’azione di Med-Or come “un investimento concreto su formazione, conoscenza e innovazione”, sottolineando il valore della collaborazione tra istituzioni pubbliche, mondo della ricerca e attori economici per sostenere percorsi di trasformazione fondati sul capitale umano e sulla valorizzazione dei territori. Un passaggio che funge da ponte naturale tra la dimensione istituzionale della missione e il ruolo più operativo svolto dalla Fondazione.

“L’obiettivo condiviso è investire sulle competenze e sul capitale umano, sostenendo percorsi di trasformazione economica e sociale fondati sulla responsabilità, sull’innovazione e sulla valorizzazione dei territori e delle comunità locali”, spiega Bernini. “Con l’inaugurazione della sede di Nairobi, Med-Or compie un passo coerente con la propria visione: lavorare in Africa, con l’Africa”, sottolinea il presidente di Med-Or Marco Minniti. “La presenza diretta sul territorio – continua – ci consente di costruire relazioni più solide e paritarie con governi, istituzioni e attori locali, rafforzando un modello di cooperazione che mette al centro il dialogo, le competenze e il rispetto reciproco”.

Nel suo intervento inaugurale, Umberto Tavolato, direttore dei progetti speciali di Med-Or, ha ricondotto l’apertura della sede di Nairobi a una visione ancora più ampia. “Nel mondo di incertezza di oggi, l’ordine globale come lo conosciamo è effettivamente finito. Ci troviamo di fronte a due scelte: o un nuovo ordine internazionale viene costruito per noi, o possiamo essere parte della sua costruzione noi stessi. La nostra intenzione è di farlo con l’Africa, in Africa”. Tavolato ha quindi ricordato come Med-Or operi ne continente su più livelli: dal sostegno a progetti agricoli e di reintegrazione post-conflitto in Etiopia alla formazione istituzionale e diplomatica in Somalia, fino ai programmi di capacity building sulla cybersicurezza che coinvolgono funzionari di undici Paesi africani, Kenya incluso. A Nairobi, ha aggiunto, l’attenzione è rivolta in particolare alla blue economy e alle iniziative legate al clima, ambiti nei quali la nuova sede è chiamata a svolgere un ruolo di coordinamento e raccordo operativo.

Nel complesso, la missione in Kenya restituisce l’immagine di una strategia italiana che punta a intrecciare ricerca, innovazione tecnologica e cooperazione istituzionale, con l’obiettivo di costruire partenariati di lungo periodo. In questo disegno, la presenza sul terreno – universitaria, tecnologica e operativa – emerge come condizione necessaria per trasformare l’impegno politico in capacità concreta di azione. Med-Or Italian Foundation conferma così l’impegno a rafforzare la dimensione internazionale delle proprie attività e a contribuire allo sviluppo di relazioni strategiche e di lungo periodo con i principali attori del continente africano.

Dalla missione di Bernini alla sede di Med-Or, ecco come l'Italia si proietta in Kenya

La missione in Kenya della ministra Anna Maria Bernini si inserisce nel rafforzamento dell’impegno strategico italiano in Africa su ricerca, innovazione e cooperazione operativa. In questo quadro si colloca l’apertura a Nairobi della prima sede estera di Med-Or Italian Foundation, pensata come piattaforma di dialogo e coordinamento sul continente

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