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Il tema degli extraprofitti di banche ed assicurazioni è al centro del dibattito politico in vista della prossima legge di Bilancio ed il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, a scanso di equivoci tiene subito a precisare che: “per noi (cioè per il settore assicurativo, ndr) non esistono sovraprofitti e se facciamo utili una buona parte finiscono nelle casse dello Stato con le imposte…Eventuali prelievi anomali a nostro carico non farebbero altro che depotenziare l’importantissimo ruolo sociale che svolgiamo per la protezione e la crescita del nostro Paese. Negli anni scorsi, siamo stati sistematicamente penalizzati. In questi mesi ho avuto diversi incontri con il governo e ho potuto spiegare che l’assicurazione è uno strumento che protegge milioni di famiglie e imprese italiane e rende così l’Italia più forte e competitiva. Come ho detto, il settore è un bulldozer che può spianare la strada alla soluzione di problemi socioeconomici giganteschi: non si può con una mano pilotare questo bulldozer e, con l’altra, aprire il serbatoio e svuotarlo del carburante perché si ha bisogno di fare provvista. Se il messaggio è passato, e non ne dubito, allora non avremo grandi sorprese”, ha spiegato a Maria Elena Zanini del Corriere della Sera.

Ancora una volta il presidente di Ania auspica e sollecita un’alleanza tra pubblico e privato, cosi come aveva già fatto nella sua prima relazione all’Assemblea generale di quest’anno, lanciando la proposta di rafforzare il ruolo che può avere il comparto assicurativo in ambiti dove le finanze pubbliche sono in difficoltà, a cominciare dalle polizze catastrofali per arrivare alla previdenza ed alla sanità. Liverani in sostanza offre un nuovo patto con l’Esecutivo per rendere “l’Italia più protetta e competitiva”… con “un intervento sistemico che coinvolga istituzioni, imprese e cittadini”. Perché in questi settori secondo il presidente di Ania, i dati mostrano chiaramente come l’Italia si collochi in fondo alla classifica delle economie avanzate. In alcuni casi la sottoassicurazione raggiunge livelli abnormi, come per esempio nel caso delle catastrofi naturali, dove fino a ieri si registravano, secondo i dati più recenti, livelli di copertura di solo il 7% sia tra le imprese che tra le abitazioni. Questa persistente situazione di “sottoassicurazione” costituisce, a mio avviso, un fattore di svantaggio competitivo per l’Italia rispetto ad altri sistemi socio-economici con cui si confronta sui mercati globali.

“Per questo abbiamo insistito per l’obbligatorietà della polizza contro le catastrofi naturali per le imprese e per questo stiamo lavorando perché anche le famiglie italiane siano messe in sicurezza. Per ora solo il 7% delle case ha una copertura assicurativa. Una cifra decisamente troppo bassa”. Ed è proprio vero, ove si tenga conto degli ultimi dati forniti dal Rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico in Italia, che lancia un vero e proprio allarme circa eventi idro-meteorologici di eccezionale intensità con le esondazioni diffuse lungo le aste fluviali principali e secondarie nelle Marche del settembre 2022, le colate rapide di fango e detriti nell’isola di Ischia nel novembre 2022 con 12 morti, le alluvioni in Emilia-Romagna nel maggio 2023, con danni stimati in 8,6 miliardi di euro, le intense precipitazioni in Valle d’Aosta e Piemonte settentrionale nel giugno 2024.

Le oltre 636mila frane censite dall’Inventario dei fenomeni franosi in Italia (Iffi), realizzato da Ispra in collaborazione con Regioni, Province autonome e le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (Arpa), fanno dell’Italia il Paese tra i più esposti in Europa a questo tipo di calamità. Nel 2024 la popolazione a rischio frane è stata pari a 5,7 milioni di abitanti, di cui 1,28 milioni residenti in aree a maggiore pericolosità; aumentano le famiglie esposte che attualmente sono oltre 582mila (nel 2021 erano 547.894) e sono in pericolo 742mila edifici di privati (erano 565.548), quasi 75mila unità immobiliari appartenenti ad imprese e 14mila beni culturali (12.533).

Dal 1° ottobre scorso le medie imprese (tra 50 e 250 dipendenti) sono obbligate a stipulare una polizza contro le catastrofi naturali, come le grandi aziende. I beni coperti sono terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali. Per le piccole e le micro (fino a 50 dipendenti) l’obbligo scatterà da gennaio 2026. I rischi previsti dalle catastrofi naturali sono i terremoti, alluvioni, inondazioni, esondazioni e frane, Chi non avrà copertura non potrà ricevere contributi, sovvenzioni o agevolazioni.

“In questo contesto è fondamentale aprire una riflessione approfondita su come arrivare a proteggere il patrimonio immobiliare anche delle abitazioni residenziali, ebbe il coraggio di dire il presidente Liverani nel corso della sua relazione del 2 luglio scorso, rivolgendosi al governo ed alla politica in genere. Infatti, benché la casa rappresenti una componente rilevantissima della ricchezza delle famiglie italiane e circa l’80% dei nostri concittadini abitino in una casa di proprietà, la percentuale degli immobili coperti da assicurazione per i rischi di calamità naturale è solo, ormai lo sapete, del 7%. Un evento naturale di impatto rilevante, in questo caso, non sarebbe soltanto di grande portata per il tessuto economico e produttivo ma, in assenza di adeguate coperture finalizzate alla riparazione e alla ricostruzione, determinerebbe una profonda crisi di natura sociale”.

Per scongiurare la quale non è più possibile che si continui a rappresentare le assicurazioni come imprese ricche e profittevoli, chiamate in quanto tali dallo Stato a contribuire alla collettività soltanto mediante un carico fiscale sempre crescente e sempre più esteso. È tempo di adottare una logica in cui le assicurazioni non siano considerate una cassaforte da cui far provvista, bensì uno strumento potente, capace di risolvere problemi socio-economici endemici e onerosi nell’interesse del Paese, attraverso operazioni di partenariato pubblico-privato in cui, nel rispetto dei reciproci ruoli, si sviluppino soluzioni in sinergia e non in contrapposizione negoziale.

Oltre gli extraprofitti, il ruolo strategico delle assicurazioni secondo Pedrizzi

Non è più possibile che si continui a rappresentare le assicurazioni come imprese ricche e profittevoli, chiamate in quanto tali dallo Stato a contribuire alla collettività soltanto mediante un carico fiscale sempre crescente e sempre più esteso. È tempo di adottare una logica in cui le assicurazioni non siano considerate una cassaforte da cui far provvista, bensì uno strumento potente, capace di risolvere problemi socio-economici endemici e onerosi nell’interesse del Paese. L’opinione di Riccardo Pedrizzi

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