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Ecco, questa è la Giorgia che ci piace! Una Giorgia Meloni sovranista, realista, che difende famiglia ed imprese nei confronti della “deriva ideologica e burocratica di Bruxelles”. Il nostro presidente del Consiglio l’atro giorno all’Assemblea di Confindustria ha infatti ulteriormente incalzato la “burocrazia celeste”, come la definisce il mio amico Giulio Sapelli, definendola: “un gigante burocratico” viziato da “approcci ideologici e tecnocratici, inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali”.

Le crisi, ha sottolineato la Meloni, “ci hanno mostrato quanto fosse miope l’idea di un’Europa che pensava di poter limitare il suo ruolo, a quello di piattaforma commerciale. Abbiamo capito quanto fosse suicida accettare che su materie prime critiche, energia e settori strategici, il nostro destino dipendesse da scelte di altri. Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio”… per questo “bisogna fare molto di più per disboscare la giungla normativa che in questi decenni si è stratificata. Se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l’impatto una crisi che è significativa, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere” .

Serve, aveva già detto molto chiaramente a Brescia, all’assemblea della Coldiretti, “per l’Europa una nuova fase, ne sono convinta ancora di più oggi: è il tempo del realismo, delle priorità sensate, in linea con le esigenze di cittadini e imprese e non ci manca il coraggio e la determinazione per costruire questo cambio di passo. È l’unica scelta possibile se non vogliamo che l’Europa venga consegnata all’irrilevanza della storia, per cui chi combatte oggi queste battaglie è il vero europeista” e “stiamo chiedendo una maggiore velocità di reazione, sul tema dell’energia e la national escape clause che va applicata sulle spese per l’energia come su quelle per la Difesa. Noi stiamo cercando a 360 gradi di chiedere all’Europa anche una velocità nella sua capacità di reazione sul tema dell’energia. Bisogna intervenire sul patto di Stabilità con la capacità di derogare, di considerare l’energia alla stregua di come oggi consideriamo le spese per la difesa”.

Praticamente il nostro presidente del Consiglio ha preso atto che l’Europa si divide anche “sul” e “per” il Patto di stabilità. Infatti da una parte ci sono i cosiddetti Paesi frugali, cioè Austria, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi e baltici, che frenano tenere il bilancio europeo più basso possibile e pretendono che l’Ue faccia rispettare i vincoli posti, dall’altra il governo italiano e degli Stati soprattutto dell’area mediterranea, sollecitati ed incalzati dai rappresentanti di tutti i settori economici dei rispettivi Paesi che chiedono interventi urgenti per fronteggiare la crisi energetica. Dal canto suo il Presidente di Confindustria ci ha messo il carico da novanta, affermando che: Bruxelles non aveva chiaro cosa significhi competitività. Le 72 condizioni poste dalla commissione Ue per il via libera al decreto bollette del nostro governo sono l’ultima conferma. Fermatela!”.

Il presidente di Confindustria già precedentemente con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Urso, in un incontro allargato al vice Commissario Ue per la prosperità e la strategia industriale, Stéphan Sejourné aveva dichiarato: “abbiamo parlato dell’Acceleratore industriale, capiamo l’attenzione all’industria ma abbiamo ribadito che è troppo poco, servono misure che possano mettere l’industria italiana ed europea in condizioni di essere competitivi subito, non possiamo aspettare altro tempo, bene l’incontro, grazie al ministro Urso per averlo organizzato. Ma speriamo facciano presto. La Cina sta esportando verso l’Europa più dell’anno scorso, più 30%, noi in Europa abbiamo perso un milione di posti di lavoro. Se non vogliamo deindustrializzare la Ue ci dobbiamo anche proteggere e creare le condizioni sociali affinché le imprese rimangano. Abbiamo chiesto di fare presto” aveva ribadito con insistenza il presidente di Confindustria, e “si è parlato degli Ets e in un momento come questo, con la guerra del Golfo, la competizione fuori scala della Cina e anche degli Stati Uniti, di aprire ad un debito pubblico europeo per sostenere le nostre imprese in un momento di difficoltà”… “Intervenire sul costo dell’energia è fondamentale”, concludeva ancora Orsini.

Dal suo canto il ministro Giorgetti ha rilevato che stiamo assistendo ad un “peggioramento delle prospettive di crescita e ci troviamo di fronte a significativi rischi al ribasso, inflazione in aumento e in prospettiva una stretta monetaria e che “lo choc energetico causato dalla crisi iraniana richiede una risposta rapida, coordinata e proporzionata da parte dell’Ue”. Per cui “la politica “attendere e vedere” è finita, ora è tempo di agire”. Quindi ha sollecitato di far scattare la clausola di salvaguardia generale a livello Ue, per ottenere maggiore spazio di bilancio” e minacciato che “se non si raggiungesse il consenso necessario per questa soluzione, un’attivazione coordinata delle clausole di salvaguardia nazionali rappresenterebbe la migliore alternativa, con un rigoroso impegno a mantenere la sostenibilità fiscale”. Si potrebbe perciò secondo Giorgetti “estendere le deroghe al Patto di Stabilità già attive per la difesa” e “le misure dovrebbero rimanere incentrate sull’attuazione dell’impatto sui settori più colpiti, in particolare agricoltura, pesca, trasporti e industrie ad alta intensità energetica, attraverso un sostegno proporzionato e temporaneo”.

In sostanza il ministro italiano ha presentato a Bruxelles tre opzioni:

1) la sospensione generalizzata del Patto, come la soluzione più opportuna;

2) l’attivazione coordinata delle clausole di salvaguardia nazionale, come l’alternativa migliore;

3) estensione dalla difesa all’energia delle deroghe già riconosciute, come terza opzione.

Giorgetti era intervenuto anche al Festival dell’Economia di Trento e confidente aveva ammesso che se anche “i negoziati europei sono lunghi, richiedono tante spiegazioni in sedi anche non ufficiali, ma l’ottimismo che nutro sull’accoglimento della nostra proposta deriva anche dalla sua razionalità. Il mondo sta affrontando quella che è probabilmente la più grave crisi energetica di sempre che sta mettendo a dura prova la resilienza delle nostre economie.
Ma di fronte a questo grido di dolore dell’Italia il commissario europeo all’economia, Valdis Dombrovskis ha risposto niet perché “come Commissione, continuiamo a monitorare attentamente la situazione e siamo pronti a reagire qualora la situazione lo richieda”. Praticamente l’Europa resta a guardare in attesa che la situazione peggiori.

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