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Convergenza e approccio costruttivo. Sono i due elementi che il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sottolineato in occasione della conversazione telefonica con il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky e altri leader europei, per fare il punto dopo gli incontri in Florida tra le delegazioni statunitense e ucraina sul percorso di pace in Ucraina. La convergenza in questione è quella di vedute tra partner europei e Stati Uniti “quale fondamento per il raggiungimento di una pace giusta e duratura”.

Il premier lo ha ribadito per l’ennesima volta, proprio al fine di accentare ulteriormente il valore dell’asse Europa-Stati Uniti che non deve mai essere messo in discussione. Secondo Meloni questa nuova fase del negoziato si sta caratterizzando anche per l’approccio costruttivo “sempre dimostrato” dal Presidente Zelensky. Il frangente, come noto, è delicato dal momento che ci troviamo alla vigilia degli incontri tra l’Inviato speciale del Presidente Trump Witkoff e le autorità russe. Per questa ragione Meloni ha infine auspicato che Mosca offra “a sua volta un fattivo contributo al processo negoziale”, dal momento che fino ad oggi non lo ha fatto.

Zelensky era fisicamente a Parigi, ricevuto dal presidente francese Emmanuel Macron per mettere a fuoco le priorità di Kiev nei colloqui di pace, ovvero il mantenimento della sovranità e la garanzia di solide garanzie di sicurezza. Ha chiesto inoltre agli alleati che la Russia non venga ricompensata per la guerra da lei iniziata. Il perno delle discussioni verte la modifica ai 28 punti del piano iniziale, che i funzionari statunitensi e ucraini non hanno ancora reso pubblici a due settimane dalla sua pubblicazione. Le distanze permangono sulla possibile rinuncia dell’Ucraina ad una porzione di territorio maggiore di quella conquistata dalla Russia, sulle dimensioni dell’esercito di Kyiv, sulla rinuncia all’adesione alla NATO e sulla possibilità di ospitare truppe occidentali. Secondo l’Ucraina tutto ciò sarebbe pari ad una capitolazione, anche se Zelensky sin dalla diffusione del piano ha sempre mostrato una certa apertura.

In precedenza a Palazzo Chigi era stato ricevuto il Primo Ministro della Repubblica di Bulgaria, Rossen Jeliazkov. Obiettivo del vertice, il rafforzamento del partenariato tra Roma e Sofia nei settori di interesse comune, a partire dalla firma, entro il primo semestre del 2026, del Piano d’Azione 2026-2030 Italia-Bulgaria. Un altro tassello, questo, del fruttuoso rapporto che c’è tra i de paesi, che trova un punto di forza anche in una iniziativa di natura sportiva, come il ciclismo: è stata infatti programmata in Bulgaria la “Grande partenza” del Giro d’Italia 2026. Inoltre Meloni e Jeliazkov hanno mostrato ampia convergenza sui principali dossier internazionali, a partire dall’Ucraina, e su tematiche europee, quali il bilanciamento tra transizione verde e competitività, le soluzioni innovative per l’immigrazione irregolare e il processo di allargamento dell’Unione.

Ue e Usa devono convergere. Lo sforzo di Meloni sull'Ucraina

Doppio impegno per il premier, da un lato nella call con i volenterosi e Zelensky alla vigilia degli incontri tra l’Inviato speciale del Presidente Trump Witkoff e le autorità russe; e dall’altro per preparare il Piano d’Azione 2026-2030 Italia-Bulgaria.

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Il dibattito sul possibile ritorno della leva riemerge anche in Italia, mentre diversi Paesi europei sperimentano nuovi modelli di servizio militare. Tra volontarietà, riserve tecnologiche e impieghi territoriali, prende forma l’ipotesi di un modello italiano. Sullo sfondo, le tensioni evidenziate dal caso dell’università di Bologna. L’intervista di Airpress al generale Luca Goretti

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