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Il segretario di Stato americano Marco Rubio è passato in Europa per il vertice ministeriale Esteri della Nato, in Svezia, prima di proseguire verso l’India, dove è arrivato poche ore fa per una missione che culminerà nel meeting ministeriale del Quad previsto a New Delhi il 26 maggio. Il doppio passaggio – prima con gli alleati europei, poi con i partner indo-pacifici – fotografa bene una delle principali sfide diplomatiche della nuova amministrazione di Donald Trump: rassicurare partner e alleati sulla continuità dell’impegno strategico americano, in una fase caratterizzata da forte volatilità politica e approccio sempre più transazionale alla politica estera.

Qualcosa di simile era già successo settimane fa, quando il segretario di Stato era arrivato a Roma per incontrare il governo italiano – che Trump ha personalmente criticato in più occasioni negli ultimi mesi – e il Vaticano, con cui il commander-in-Chief ha aperto da tempo un confronto dai toni aspri.

A Stoccolma, Rubio ha cercato di smorzare le preoccupazioni emerse negli ultimi giorni attorno alle decisioni statunitensi sui dispiegamenti militari in Europa. Le dichiarazioni del presidente Trump – tra annunci di nuovi invii di truppe in Polonia, cancellazioni improvvise di precedenti deployment e ritiro di contingenti dalla Germania – hanno infatti alimentato incertezza tra diversi alleati Nato. Rubio ha spiegato che Washington sta costantemente rivalutando la propria presenza militare globale alla luce degli impegni internazionali, incluso il crescente coinvolgimento americano nel Medio Oriente dopo il conflitto con l’Iran.

Il punto politico, però, va oltre la gestione tecnica delle truppe. Così come in Europa Rubio sta tentando di rassicurare gli alleati atlantici sulla solidità del legame transatlantico nonostante l’approccio spesso imprevedibile di Trump, allo stesso modo la sua successiva missione in India punta a consolidare la fiducia di New Delhi nella partnership strategica con Washington.

Non a caso, prima della partenza per il viaggio diplomatico, Rubio aveva definito l’India “grande alleato”, insistendo soprattutto sul rafforzamento della cooperazione energetica. “Vogliamo vendere loro tanta energia quanta ne compreranno”, ha dichiarato dalla Joint Base Andrews prima di imbarcarsi per la doppia missione, sottolineando l’interesse americano a diventare una componente sempre più importante del portafoglio energetico indiano.

La tappa indiana del viaggio avrà il suo apice strategico nel vertice ministeriale del Quad, che riunirà Rubio, il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar, la ministra degli Esteri australiana, Penny Wong, e il ministro degli Esteri giapponese, Toshimitsu Motegi. Secondo il governo indiano, i quattro discuteranno di cooperazione nel quadro del “Free and Open Indo-Pacific”, slogan strategico attorno a cui ruota la sicurezza regionale, e dei principali sviluppi geopolitici internazionali.

Anche sul Quad, tuttavia, esistono interrogativi simili a quelli emersi nel contesto Nato. In India, Giappone e Australia viene osservato con attenzione il livello di coinvolgimento personale di Trump nel formato quadrilaterale. Rispetto all’amministrazione Biden – che aveva investito fortemente sui summit tra leader – la nuova Casa Bianca appare più concentrata sul livello operativo e ministeriale della cooperazione. E pensare che era stato il predecessore di Rubio, il segretario Mike Pompeo, a spingere per l’istituzionalizzazione del formato – chiaramente in chiave anti-Cina – durante il primo mandato di Donald Trump.

Negli ultimi mesi non è stato organizzato alcun summit dei leader del Quad e il gruppo ha ricevuto meno spazio anche nei principali documenti strategici americani. Una dinamica che alimenta dubbi soprattutto perché molte delle principali questioni regionali – dalla sicurezza marittima alle supply chain fino agli effetti della crisi in Medio Oriente sull’Indo-Pacifico – richiedono inevitabilmente coordinamento politico ai massimi livelli.

Allo stesso tempo, però, il mantenimento di incontri regolari tra i ministri degli Esteri viene interpretato come un segnale di continuità strategica. Anche senza una forte esposizione presidenziale, il Quad continua infatti a rappresentare uno dei principali strumenti di coordinamento tra Stati Uniti, India, Giappone e Australia su sicurezza regionale, tecnologie critiche, resilienza economica e contenimento delle tensioni nell’Indo-Pacifico.

È in questo equilibrio – tra rassicurazioni diplomatiche, pragmatismo strategico e ridefinizione delle priorità americane – che va letta la missione internazionale di Rubio. Tanto in Europa quanto in Asia, il segretario di Stato sta cercando di trasmettere un messaggio preciso: nonostante i cambiamenti di stile e approccio introdotti dalla presidenza Trump, Washington non intende rinunciare alle proprie principali architetture di alleanza e partnership strategica.

Tra Nato e Quad, così Rubio guida la strategia Usa per rilanciare le alleanze

Rubio parte dal vertice Nato in Svezia per approdare in India al meeting del Quad, in una missione che punta a rassicurare alleati europei e partner indo-pacifici sulla continuità dell’impegno strategico americano sotto Trump. Sul tavolo sicurezza, energia, Indo-Pacifico e il futuro delle architetture multilaterali guidate dagli Stati Uniti

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