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Non sono piaciute a Madrid le interlocuzioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz con il presidente americano Donald Trump, come se Berlino dovesse assumere per forza di cose un atteggiamento di contrapposizione. Il governo tedesco, invece, anche sul tema dazi ha scelto la strada del pragmatismo “meloniano” e pur sottolineando senza indugi le proprie idee cerca un punto di contatto con la Casa Bianca, anche per non foraggiare quella deriva che vorrebbe aumentare il solco tra Usa e Ue. Sul tavolo dell’incontro la controversia sui dazi, la guerra in Ucraina e anche l’accordo sul nucleare iraniano.

L’incontro alla Casa Bianca

A Washington il cancelliere tedesco (che una settimana fa ha visitato Pechino) ha scelto di usare il simbolismo, donando al presidente degli Stati Uniti una replica del “Trattato di amicizia e commercio tra gli Stati Uniti e la Prussia” del 1785, un gesto che collega passato e presente, contribuendo a rasserenare eventuali divergenze. Era quello il primo accordo commerciale internazionale concluso tra gli Stati Uniti e un Paese terzo come la Prussia, mossa che è servita nelle intenzioni dell’esponente della Cdu per rafforzare i legami transatlantici. Quel trattato, firmato da Benjamin Franklin, John Adams e Thomas Jefferson, Friedrich Wilhelm von Thulemeyer, introdusse tre elementi di novità: la protezione delle navi neutrali, la parità di trattamento dei commercianti di entrambe le nazioni e un progresso umanitario per l’epoca.

Il cancelliere ha spiegato a Trump che dopo la sentenza della Corte Suprema l’obiettivo è ottenere con gli Stati Uniti “un accordo equo e duraturo, come europei non contiamo sui dazi, ma sul libero scambio”. Parole che si ritrovano nei ragionamenti sul punto già espressi in passato dal governo italiano, non a caso la sintonia tra Merz e Meloni è palese da questo punto di vista, sia sul merito delle questioni che sul metodo con cui affrontarle (in Ue e fuori dall’Ue). Chi vorrebbe rompere è il premier spagnolo, non a caso tra i più critici non solo sull’attacco all’Iran, ma soprattutto sulla strategia complessiva di potenziamento della Nato.

La reazione di Madrid e l’intreccio con altri dossier

Durante la visita alla Casa Bianca il leader tedesco aveva affermato che Madrid aveva bisogno di essere “convinta” ad accettare l’obiettivo di spesa per la difesa più elevata dell’alleanza atlantica, pari fino al 5% del pil, passaggio che ha provocato la “sorpresa” del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares secondo cui “non riesco a immaginare i cancellieri Merkel o Scholz fare simili dichiarazioni e gli ho trasmesso la nostra sorpresa per quelle parole”. Berlino getta acqua sul fuoco, sostenendo che Merz “ha già chiarito che l’Europa presenta un fronte unito sulle questioni commerciali e si oppone fermamente alle minacce tariffarie o ad altre misure punitive. Questa è stata la reazione del cancelliere, resa pubblica anche ieri”, come precisato dal portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, aggiungendo che il governo tedesco “ha informato numerosi partner dell’Alleanza sull’andamento e sui contenuti dei colloqui” a Washington. E ha spiegato: “È un dato oggettivo che la Spagna, a quanto pare, non ha soddisfatto le aspettative americane in materia di sostegno. Non spetta a noi valutarlo: è stata una valutazione del presidente americano”.

Sanchez isolato

Non è stata quella iberica una reazione casuale, ma intrecciata con il tema della difesa e della crisi in Iran. Lo ha detto apertamente Trump che la reazione di “alcuni degli europei, tipo la Spagna, è stata terribile”, aggiungendo un particolare sulla fiches del 5% da pagare per quella questione. “Tutti erano entusiasti: la Germania, tutti. E la Spagna non lo ha fatto – ha sottolineato Trump -. E ora la Spagna ha detto che non possiamo usare le loro basi. E va bene così, non ne abbiamo bisogno. Potremmo usare le loro basi se volessimo, potremmo semplicemente atterrarci e usarle. Ma non dobbiamo farlo. Quindi taglieremo ogni commercio con la Spagna. Non vogliamo avere niente a che fare con la Spagna. E non sono felice neanche con il Regno Unito, a dire il vero”.

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