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Una nuova svolta, piuttosto inaspettata, relativa al processo negoziale in Ucraina è arrivata da un lato che non ci si aspettava. Il presidente russo Vladimir Putin ha infatti dichiarato che “la fine della guerra è vicina”, e si è reso disponibile a un incontro con la sua controparte ucraina. Ma quello che sembra un giro di boa potrebbe essere solo l’ennesima trappola comunicativa? A rispondere alle domande di Formiche.net sulla questione è la senior research fellow del Russia, Caucasus and Central Asia Center dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale Eleonora Tafuro Ambrosetti.

Come legge queste aperture? È una mossa “sincera” per cercare una svolta o una precisa tattica diplomatica

Non è facile capirlo. Da un lato sembra essere effettivamente un’apertura abbastanza forte, perché fino ad ora Putin non si era mai detto pronto ad incontrare Zelensky. Anzi l’aveva sempre delegittimato come leader, prima perché nazista al soldo degli occidentali, poi perché la questione della sospensione delle elezioni in Ucraina e la sua carenza di legittimità popolare. Quindi sì, sembra essere un passo avanti. Ma bisogna fare attenzione.

A cosa?

Alla postilla utilizzata da Putin, che mitiga un po’ la situazione nel suo complesso. Putin ha dichiarato di essere pronto a incontrare Zelensky in un paese neutrale, ma solo per firmare un accordo risolutivo dei “problemi profondi”, una formula molto amata dai russi in questo processo negoziale, che essenzialmente indica un accordo che rifletta una resa sostanziale di Kyiv. E questo ridimensiona, almeno in parte, la concessione di Putin, che tra l’altro rimane sempre su carta e va attestata alla prova dei fatti, con una realtà che invece vede una Russia non molto incline a scendere a compromessi. Consiglio di mantenere il solito scetticismo che purtroppo abbiamo imparato ad esercitare parlando di Russia, soprattutto in questo frangente.

La scelta di Schroeder non è affatto casuale. Provocazione o prima vero passo di contrattazione negoziale?

Sicuramente è un fatto che non sorprende. Però è chiaramente una scelta che non può andare bene all’Unione Europea e all’Occidente nel suo complesso. Sicuramente non mi sarei aspettata un Macron, per dire, quanto piuttosto un Erdogan, che già in passato ha rivestito un ruolo di rilievo nei negoziati, e sarebbe stata una proposta che veramente poteva costituire un punto di partenza reale. Schröder mi sembra difficile. Si è ipotizzato anche una Merkel, ma non so fino a che punto possa essere pronta a scendere in campo in questo senso. E neanche quanto possa piacere veramente a Cremlino, nonostante quello che dicono di lei sull’appeasement che avrebbe caratterizzato la sua politica verso la Russia, comunque i problemi con il Cremlino sono sempre stati reali.

Nel caso sia una mossa “sincera”, sicuramente pesano la mancanza di progressi concreti al fronte e i dissensi interni (recentemente esacerbati dalla “censura” di internet promossa dal Cremlino). Come legge il termometro della società russa?

Un termometro che è tiepido, ma non brucia. Sicuramente c’è dissenso interno, generato tanto da questi video di influencer che dallo scarso progresso al fronte e dai problemi economici, queste sono tutte cose oggettive. Ma non credo che possano mai convincere Putin a cedere qualcosa in questo conflitto. Non dico che l’opinione pubblica sia ininfluente, anche nei Paesi autoritari c’è un peso dell’opinione pubblica, ma in questo caso per Putin gli obiettivi restano massimalisti a dispetto delle circostanze che certamente non possono dirsi buone per la Russia.

Pace vicina o manovra del Cremlino? Le risposte di Tafuro Ambrosetti (Ispi)

“Da un lato sembra essere effettivamente un’apertura abbastanza forte, perché fino ad ora Putin non si era mai detto pronto ad incontrare Zelensky. Anzi l’aveva sempre delegittimato come leader. Ma bisogna fare attenzione”. Intervista con Eleonora Tafuro Ambrosetti, senior research fellow dell’Ispi

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