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Il momento di attrezzarsi. E proteggersi, una volta per tutte. Il G7 è pronto a tagliare definitivamente i ponti con la Cina, padrona indiscussa delle terre rare sparse per il globo. Tra estrazione e raffinazione, oggi Pechino controlla direttamente o indirettamente, tra il 70 e il 90% delle catene di approvvigionamento. Eppure, come raccontato da questo giornale, un lento ma inesorabile smottamento è in atto, grazie a una tela di accordi tessuta dagli Stati Uniti con tutti quei Paesi ricchi di minerali critici ma fuori dall’orbita cinese. Adesso, però, è arrivato il momento di fare un passo in avanti.

I Paesi del G7, infatti, sarebbero in trattative tra loro per creare un segretariato permanente che garantisca la sopravvivenza delle iniziative volte ad aumentare le forniture di minerali critici anche dopo la rotazione delle presidenze del blocco. Questo per permettere ai Paesi sviluppati di tutto il mondo di ridurre la loro dipendenza dalla Cina, che come detto domina la produzione dei minerali necessari per la difesa, la transizione energetica e l’industria manifatturiera. Il board potrebbe avere sede presso l’Agenzia Internazionale dell’Energia o l’Ocse. Ed entrambe hanno sede a Parigi.

Va detto che il mese scorso Stati Uniti e Unione europea hanno concordato di intensificare il coordinamento sui minerali critici, come il litio, il cobalto e le terre rare. Tuttavia l’Europa ha respinto l’idea di una riserva unica condivisa, preferendo che ogni paese controlli le proprie riserve, forse anche per il fatto che Bruxelles sta lavorando da mesi a un proprio progetto pilota per la creazione di scorte, guidato da Italia, Francia e Germania. Di di sicuro, il tempo stringe. La Francia, che detiene la presidenza di turno del G7, ha convocato una riunione online del G7 per domani, al fine di discutere come rompere la morsa cinese sui materiali critici.

Tutto questo mentre il governo francese ha presentato un pacchetto di norme rigorose per ridurre drasticamente la dipendenza industriale dalla Cina nel campo dei minerali critici. La mossa di Parigi, secondo Bloomberg, si inserisce in un contesto globale di crescente tensione per l’accaparramento delle materie prime necessarie alla transizione ecologica. La decisione arriva come risposta diretta agli eventi del 2025, anno in cui la Cina, detentrice di una posizione dominante storica, ha trasformato i controlli sulle esportazioni di terre rare in una vera e propria arma commerciale, mettendo in crisi i mercati internazionali.

Le nuove direttive impongono, per esempio, alle grandi case automobilistiche l’obbligo di presentare piani dettagliati per l’ampliamento delle proprie fonti di fornitura di magneti ad alta resistenza. Questi componenti, fondamentali per i motori elettrici, vedono nelle terre rare un elemento imprescindibile; d’ora in avanti, la capacità delle aziende di diversificare i propri canali di acquisto diventerà un requisito vincolante per continuare a beneficiare dei sussidi governativi. Il provvedimento non risparmia il comparto delle energie rinnovabili: anche gli sviluppatori impegnati nella realizzazione di parchi eolici offshore dovranno sottoscrivere impegni precisi sulla diversificazione delle forniture per poter partecipare alle prossime aste statali.

Il G7 vuole un board per le terre rare. La mossa anti-Cina

I Paesi più industrializzati del mondo, stufi del monopolio cinese sui minerali critici, starebbero negoziando la creazione di un organismo deputato all’approvvigionamento e alla salvaguardia delle forniture di materie prime, indipendentemente dagli umori del Dragone. E anche la Francia si attrezza

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