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Il sesto vertice dei volenterosi in tre settimane si apre con un ping pong dialettico sull’asse Parigi-Mosca. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron annuncia che la Francia e gli europei sono pronti a difendere la libertà e il diritto anche “a costo del sangue se necessario”, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha definito quella dei volenterosi “una coalizione di istigatori di guerra”. Schermaglie che raccontano sia il nervosismo russo per le perdite subite e le difficoltà “alla pompa di benzina”, sia la consueta verbosità dell’Eliseo in un momento in cui comunque il quadro sta cambiando, anche grazie alla modernizzazione industriale della difesa di Kyiv, su cui l’appoggio europeo e atlantico è immutato, come emerso anche dalle dichiarazioni finali del recente vertice Nato di Ankara.

Che cosa si è deciso a Parigi? Lo ha spiegato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, quando ha parlato di protezione dei cieli dell’Ucraina dai droni e dai missili balistici russi. L’obiettivo è aprire all’Ucraina maggiori opportunità per rafforzare le proprie difese. “La nostra massima priorità è la difesa antibalistica”, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, al fine di interfacciarsi non solo con leader, ma anche con consiglieri per la sicurezza nazionale e aziende del settore della difesa provenienti da Paesi “che possono dare un contributo concreto alla costruzione di un nuovo sistema antibalistico”.

L’Italia, come noto, è inserita nelle nuove iniziative europee per la difesa dell’Ucraina e questa degli anti-missili balistici non è un’eccezione. Si tratta della prima riunione dedicata all’Iniziativa anti-missili balistici, a cui ha preso parte il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, e, fra gli altri, la ministra della Difesa francese Catherine Vautrin, il ministro della Difesa ucraino Mykhajlo Fedorov, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente ucraino (alle prese con il rimpasto di governo, dopo le dimissioni della premier).

Come è da tempo noto a tutte le parti, il tema della difesa aerea è assoluta priorità per Kyiv, le cui infrastrutture energetiche, portuali, militari e civili sono “attenzionate” dai missili e dai droni russi, per questa ragione il passo che l’Ue compie verso la sicurezza dell’Ucraina si lega al ragionamento fatto ad Ankara da Giorgia Meloni su una base industriale europea più autonoma nel segmento della difesa. Ovvero, investire i denari dedicati alla difesa in commesse a vantaggio delle industrie europee, con un obiettivo comune che vada al di là della contingenza ucraina. Così facendo si potrà ottenere sia una coalizione industriale e politico-militare che nutra le commesse derivanti dalla riforma europea per l’ammodernamento delle proprie difese, sia rafforzare il ruolo dell’Ue all’interno degli scacchieri mondiali attuali.

Non solo missili e radar. Come ricordato ad Ankara dal premier italiano, la guerra è anche (o soprattutto) altro, ovvero disinformazione e spionaggio: se n’è accorta anche l’Ue che ha inserito in una speciale black list i membri di un gruppo di intelligence russo accusati di spionaggio e attacchi informatici ai danni europei (Ucraina inclusa) già dal 2010. Si tratterebbe del gruppo di hacker Turla, già attivo contro vari governi, infrastrutture critiche e settori strategici in tutta Europa, “causando disagi e perdite finanziarie”.

Volenterosi (e non solo), come procede l'azione europea per Kyiv

Investire i denari dedicati alla difesa in commesse a vantaggio delle industrie europee, con un obiettivo comune che vada al di là della contingenza ucraina. Così facendo si potrà ottenere sia una coalizione industriale e politico-militare che nutra le commesse derivanti dalla riforma europea per l’ammodernamento delle proprie difese, sia rafforzare il ruolo dell’Ue all’interno degli scacchieri mondiali attuali

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