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Quattro persone sono state arrestate oggi dalla Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Venezia, su ordine della Dda di Napoli, con l’accusa di traffico internazionale di armi e di materiale “dual use”, di produzione straniera. Tra gli arrestati, anche Mario Di Leva e la moglie Anna Maria Fontana, due italiani convertiti all’Islam e radicalizzati, riporta l’Ansa.

GLI ARRESTI

Secondo gli inquirenti, i quattro arrestati, Mario Di Leva (che dopo la conversione ha preso il nome di Jaafar), Anna Maria Fontana, Andrea Pardi (amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri) e un libico attualmente irreperibile, Mogamud Alì Shaswish, avrebbero introdotto in paesi soggetti ad embargo, quali Iran e Libia, in mancanza delle necessarie autorizzazioni ministeriali, elicotteri, fucili di assalto e missili terra aria nel periodo tra il 2011 e il 2015. Tra gli indagati compare anche un figlio della coppia italiana radicalizzata.

IL RUOLO DI MARIO DI LEVA E ANNA MARIA FONTANA

Secondo gli atti dell’inchiesta, i coniugi Di Leva, 69 e 64 anni, residenti a San Giorgio a Cremano (Napoli) anche se residenti in Italia “sono stati stabilmente all’estero, hanno potuto soggiornare a lungo in alcuni Paesi del medio Oriente e hanno potuto frequentare e conoscere alti esponenti del mondo politico e religioso locale. I contatti di maggiore importanza sono riferibili al contesto iraniano e al contesto libico”, riporta Repubblica. Inoltre “Fontana risulta legata al governo iraniano e all’attuale governo provvisorio della Libia” e ci sarebbe, agli atti, una foto che ritrae la coppia assieme all’ex premier iraniano Ahmadinejad.

L’INDAGINE

L’inchiesta, condotta dai pm della Dda di Napoli Catello Maresca e Maurizio Giordano, con il pm della direzione nazionale antimafia Cesare Sirignano e il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, è stata avviata nel giugno 2011 – scrive Repubblica -, su segnalazione del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, “in relazione a un precedente procedimento penale a Napoli dal quale è emerso che un soggetto legato a un clan camorristico dell’area casalese era stato contattato da un appartenente alla cosiddetta “mala del Brenta” con precedenti specifici per traffico di armi”. Gli arresti di oggi, dunque, sono il filo di una indagine più ampia sul clan dei Casalesi. Lo scorso luglio, scrive il Corriere della Sera, nei confronti degli indagati “era stata chiesta un’ordinanza di custodia cautelare; poiché finora il provvedimento non era stato emesso dal gip, la Procura ha deciso di eseguire i fermi: molti elementi facevano infatti pensare che gli indagati si preparassero a lasciare l’Italia. Hanno conti bancari in svariati Paesi stranieri”.

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