Skip to main content

Gli ultimi dati economici testimoniano una diversità crescente tra gli andamenti dell’Italia e quelli della Germania. La nostra crescita è pari alla metà di quella tedesca, la disoccupazione è doppia e l’inflazione da noi ristagna, mentre quella tedesca si approssima al tetto massimo del 2%. Un cardine della politica economica è che, per raggiungere due obiettivi, devi attivare due strumenti. Se se ne ha uno solo e si tenta di raggiungere due obiettivi, il fallimento è assicurato. Il Presidente della BCE Draghi, pur abile, non potrà sanare queste divergenze usando il solo strumento della politica monetaria. Se persiste nell’accondiscendenza monetaria può aiutare l’Italia, ma crea problemi alla Germania; se cambia politica va incontro ai bisogni della Germania, ma mette in crisi l’Italia. Quando la politica monetaria perde efficacia deve subentrare la politica fiscale, ma i trattati europei prevedono che essa venga decisa dai paesi membri, sottoponendo però a vincoli parametrici le sue scelte e impedendo di fatto questo passaggio di responsabilità. La posizione espressa dalla Commissione europea che in marzo farà una verifica dei conti pubblici italiani conferma la nostra impossibilità di operare con la politica fiscale e imporrà il previsto aumento automatico dell’IVA o nuove tasse, che notoriamente operano in senso deflazionistico. I divari di crescita e di inflazione si amplieranno e la continuazione dell’attuale politica monetaria incontrerà maggiori ostacoli.

Molti analisti considerano che questa situazione costringerà l’Italia a uscire dall’euro o a seguire la strada della Grecia di accettare una sostanziale perdita della sovranità fiscale residua. Altri, considerato l’andamento dell’economia tedesca sintetizzabile da un accumulo di risparmio inutilizzato (misurato da un ingente surplus di bilancia estera corrente, peri all’8,8% del PIL), sostengono che sia la Germania a dover uscire dall’euro. Il Governo tedesco e l’industria esportatrice si oppongono a una tale soluzione, consci che gli accordi europei operano a loro favore, ma non intendono neanche discutere di come eliminare le divergenze, insistendo sulla necessità che l’Italia insista con le riforme. Giusta o sbagliata che sia, questa politica ha già mostrato i suoi limiti di attuazione, causando uno spostamento degli elettori verso i partiti che cavalcano la proposta di uscire dall’euro e porre fine all’esperienza dell’Europa unita. La situazione può sfuggire di mano alle attuali autorità di Governo e non si capisce quale possa essere l’interesse della Germania che l’Europa ripiombi in un conflitto economico di cui non si possono prevedere gli sbocchi. Il vice della Merkel, Sigmar Gabriel, anche se mosso da intenti elettorali, mostra di condividere questa diagnosi.

La moneta europea ha svolto bene il suo compito, andando oltre il proprio ruolo e forse anche il dettato statutario che la regge; ora la BCE deve ammettere che il meccanismo dell’euro così com’è non funziona. Esso è viziato dal fatto che l’eurosistema è un’area monetaria non ottimale, ossia caratterizzata da divari strutturali di produttività che richiedono politiche adeguate per essere tenuta in vita. Giunti a questo punto è necessaria una flessibilità dei rapporti di cambio, senza rinunciare all’euro come termine di riferimento. Tecnicamente è possibile. Gli europeisti “a oltranza” accusano coloro che propongono questa soluzione d’essere perversi svalutazionisti, ignorando i canoni elementari di funzionamento di un’economia a diversi saggi di crescita. Se non si raggiunge l’accordo per una terapia alternativa alla flessibilità del cambio, la situazione giungerà alla rottura, anche considerato che esistono due micce accese: l’immigrazione illecita e le crisi bancarie. È giunto il momento che la BCE dichiari apertamente che così non può andare avanti. I suoi interventi hanno permesso di acquistare tempo, ma non di risolvere il problema. Dica che anche l’euro debba essere riformato. Se non si vuole l’unione politica, si decida almeno come affrontare la perdita di consenso a causa del disagio sociale, prima che succeda l’irreparabile. L’alta dirigenza politica italiana spera di evitare la deriva che bolla come populista con un’invenzione elettorale o una ripresa che non viene, perché non può venire. Poiché, come disse Carli, gli italiani non sono cretini, come i greci hanno già dimostrato di non esserlo, e attendiamo di sapere dai cugini francesi se anch’essi non lo sono, si spera che lo scossone non arrivi. Affidarsi alle speranze e non a scelte di cambiamento della governance europea non sembra un atteggiamento dignitoso dei Governi nazionali, specificatamente di quello tedesco, leader malgré elle. Aiuterebbe a trovare una soluzione se Il Consiglio dei Capi di Stato e di Governo inquadrasse i problemi dell’eurosistema nella dinamica geopolitica e geoeconomica che incombe sull’Europa, dagli Stati Uniti alla Cina, passando dalla Russia e dal Medio Oriente (per indicare solo alcune aree perché il mondo è in subbuglio).

savona

Lettera aperta a Mario Draghi su euro e Bce

Gli ultimi dati economici testimoniano una diversità crescente tra gli andamenti dell’Italia e quelli della Germania. La nostra crescita è pari alla metà di quella tedesca, la disoccupazione è doppia e l’inflazione da noi ristagna, mentre quella tedesca si approssima al tetto massimo del 2%. Un cardine della politica economica è che, per raggiungere due obiettivi, devi attivare due strumenti.…

Tutte le guerre in contemporanea contro Isis

Venerdì 6 gennaio il comunicato giornaliero con cui il Pentagono fa rapporto ai media dell'operazione Inherent Resolve, il nome che gli americani danno alla missione che combatte lo Stato islamico attraverso una Coalizione formata da una quarantina di paesi, parlava dell'uccisione di un leader dell'IS il 31 dicembre. Il kunya dell'eliminato è Mahmud al Isawi e non è un comandante di quelli famosi, dei quali molti…

italiani, trattati di roma terrorismo libia, immigrazione, migrazioni, terrorismo, rifugiati

Le migrazioni illecite, le maglie della legge e i traffici dei terroristi

Pubblichiamo un estratto del libro “Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere” (di Valditara, Blangiardo e Gaiani) edito da Aracne Editore Alcuni governi europei, tacciati impropriamente di razzismo, populismo e nazionalismo, hanno evidenziato come l’immigrazione illegale di massa, gestita dalla criminalità, sia un problema prioritario di sicurezza nazionale e comunitaria. A corroborare questo approccio pragmatico e non ideologico sarebbe sufficiente la…

Perché l'Argentina fa innervosire di nuovo il Regno Unito

L’Italia è legata da vecchi rapporti sentimentali con l’Argentina. Era soprattuto per quel paese che “partivano i bastimenti” ed è difficile dimenticare il simpatico Juan Perón —l’archetipo del “líder” sudamericano, di lontane e incerte origini venete , che da giovane ha studiato a Torino per poi fare l’istruttore di sci nelle Alpi sopra Courmayeur. La maggior parte degli immigranti a…

I Talebani sono i primi sfidanti internazionali di Trump

Mercoledì i Talebani, il gruppo jihadista ribelle in Afghanistan, ha diffuso un video che riprende due ostaggi, l'australiano Timothy Weekes e l'americano Kevin King, entrambi professori dell'Università americana di Kabul rapiti dal campus ad agosto del 2016, supplicare il governo americano di fare qualcosa per la loro liberazione – altrimenti verremo uccisi, dicono. I due protagonisti delle angoscianti riprese si fanno…

bpm, ubi Victor Massiah

Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti. Ecco cosa farà l'acquirente Ubi

Ubi Banca ha presentato al Fondo di risoluzione gestito da Banca d’Italia l’offerta vincolante per tre good bank (Marche, Etruria, Chieti). Ora la proposta d’acquisto dovrà ricevere l’ok del direttorio di Via Nazionale (martedì) e poi di Bce e Commissione Ue. Se non ci saranno nuovi (inattesi) stop, Ubi realizzerà un’operazione di mercato e non un salvataggio: una distinzione che…

Pier Carlo Padoan

Mps, Banca Etruria e qualche verità celata

Le responsabilità di Banca d'Italia e della Consob, rispetto alla crisi del sistema bancario italiano, sono evidenti. Ma ancora maggiori sono quelle del Parlamento italiano, il cui controllo è solo intermittente. Si attiva cioè, come nel caso dell'ultimo decreto per Mps, solo quando i buoi sono fuggiti dalla stalla. Ed allora non resta che pagare, ponendo a carico del contribuente…

Come va modificata la governance dello Spazio in Italia. Parla Tomaselli (Pd)

Da maggio 2016 i tre disegni di legge per la modifica della governance spaziale sono fermi in Senato in attesa di essere valutate e licenziate in vista di un progressivo miglioramento del sistema-Spazio italiano. In questa intervista il senatore Salvatore Tomaselli (Pd), cui si deve l’iniziativa parlamentare per il disegno di legge 1544 presentato nell’estate del 2014, fa il punto della situazione,…

Perché sono trumpofilo ma non putinofilo

E’ noto ai lettori di Formiche.net che chi scrive è uno dei pochi parlamentari italiani non-ammiratori di Putin e della sua “democratura”. Ed è anche noto – per quel poco che vale – che, su queste colonne, fui tra coloro che non solo previdero la vittoria di Trump, ma in buona misura la auspicarono, rispetto a una Clinton candidata dell’establishment e dello…

Occhio ai political digital strategists: i guru delle prossime elezioni. Francesco Marrazzo e Gaetano Grasso ci spiegano competenze, strategie e strumenti per i futuri professionisti della consulenza politica

Le pagine Facebook autogestite dai comitati referendari, gli spazi di informazione partigiana che hanno caratterizzato le ultime elezioni americane, i commenti di odio sui post di importanti personaggi politici, le prime bufale circolate online sul Governo Gentiloni, sono solo alcuni esempi della profonda evoluzione del rapporto tra politica e web che sta sconvolgendo in maniera forse disruptive la più recente…

×

Iscriviti alla newsletter