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Il 23 febbraio la Germania eleggerà il nuovo Bundestag. Le elezioni anticipate si sono rese necessarie a causa delle forti divergenze d’opinione all’interno della “coalizione semaforo”. Sarebbe, tuttavia, sbagliato trarre la conclusione che la crisi di governo sia una crisi delle istituzioni. Sono molto fiducioso che da queste elezioni emergerà un governo stabile. Sarà composto dai partiti tradizionali.

Nonostante tutte le singole differenze, questi partiti – socialdemocratici, cristiano-democratici, liberali, verdi – condividono un consenso di base: puntano a un’Unione europea capace di agire e a una Nato forte. Sono a favore di un ordine mondiale basato sul diritto internazionale, sul libero commercio e sui valori democratici.

Questi orientamenti di base sono condivisi dalla maggioranza dei tedeschi. Vogliono una Germania europea con una responsabilità atlantica. Tuttavia, c’è anche motivo di preoccupazione se i populisti, soprattutto quelli di estrema destra, traggono vantaggio, con crescenti consensi, dagli attuali rivolgimenti e dalle insicurezze e paure che ne derivano. Il nuovo governo federale andrà incontro a una duplice sfida: da un canto riportare la Germania su un sentiero di crescita stabile, nel rispetto dei nostri obiettivi climatici, dall’altro affrontare le grandi sfide di politica di sicurezza.

Negli ultimi anni l’economia tedesca ha dovuto assorbire una serie di shock. La crisi energetica come conseguenza della guerra di aggressione russa ha colpito l’industria molto duramente. Anche se siamo riusciti a sostituire in brevissimo tempo il gas russo, l’industria continua a percepire il caro-energia come un forte peso che limita la sua competitività. Allo stesso tempo, la crisi energetica ha fatto da catalizzatore per il massiccio potenziamento delle energie rinnovabili. In Germania nel frattempo circa il 60% dell’elettricità viene generato da fonti rinnovabili: un successo incoraggiante.

Non c’è dubbio che l’espansione delle rinnovabili, come forma di energia sicura e nel lungo periodo conveniente, debba continuare a essere portata avanti con determinazione. I partiti tradizionali concordano, inoltre, sulla necessità di affrontare ulteriori ostacoli strutturali alla crescita dell’economia tedesca: soprattutto la mancanza di manodopera qualificata e l’eccesso di burocrazia. Si concorda anche sulla necessità di massicci investimenti nelle infrastrutture, in particolare nei settori dei trasporti e del digitale. Tuttavia, talvolta ci sono forti divergenze su come raggiungere concretamente questi obiettivi e soprattutto su come finanziarli. Su questo durante la campagna elettorale vi saranno accesi dibattiti e anche diverbi.

Allo stesso tempo è chiaro a tutti che l’industria tedesca, non da ultimo quella automobilistica, si trova di fronte alla più radicale trasformazione dagli inizi della Repubblica federale di Germania. In questo contesto è, inoltre, indispensabile garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche e fronteggiare una forte concorrenza, in parte sleale, della Cina. Anche la concorrenza degli Stati Uniti è fonte di preoccupazione, così come la possibile introduzione di dazi da parte del nuovo governo americano.

Tuttavia, la Germania ha il potenziale per tornare a essere presto il motore della crescita sostenibile in Europa. Ogni nuovo governo federale si darà questo obiettivo. Nel complesso i presupposti per farcela sono buoni. Il Paese ha un ceto medio estremamente performante con molte eccellenze sul mercato mondiale. Anche il crescente numero di nuove aziende e start up infonde fiducia. Inoltre la Germania dispone di un contesto di ricerca di un’efficienza senza eguali in Europa, che favorisce le innovazioni.

Ovviamente i grandi cambiamenti non riguardano solo la Germania. Enrico Letta e Mario Draghi, nei loro rapporti al Consiglio europeo, hanno illustrato come l’Ue debba rafforzare il suo mercato interno e la sua competitività internazionale. Dobbiamo riformare l’Ue, aumentare la sua decisionalità politica – ad esempio introducendo le decisioni a maggioranza qualificata – e migliorare in modo sostenibile le condizioni per l’innovazione, la ricerca di punta e gli investimenti. Su questo in Germania c’è consenso fra i partiti tradizionali.

C’è accordo anche sulla necessità di rafforzare la politica di sicurezza e di difesa dell’Europa. Anche in questo ambito non possiamo più fidarci ciecamente di altri. L’attacco russo all’Ucraina è un campanello d’allarme. Nel frattempo la Russia produce in tre mesi tante armi e munizioni quante ne produce l’intera Ue in un anno. La Russia sta impiegando contro le nostre società strumenti di guerra ibrida. L’Europa deve, quindi, investire molto di più nella sua Difesa e creare un’industria forte.

Per i partiti tradizionali, dal centrosinistra al centrodestra, non c’è dubbio che la Germania darà e deve dare un contributo sostanziale, compresa la necessità di spendere nel lungo termine almeno il 2% del Pil per la Difesa. Nei prossimi anni, che saranno di importanza decisiva, l’Italia, in quanto membro fondatore dell’Ue, nazione industriale forte e alleato affidabile della Germania, sarà un partner irrinunciabile per plasmare il futuro dell’Europa. L’Europa non può che trarre vantaggio dalla fortissima intesa italo-tedesca nelle questioni strategiche fondamentali.

Il prossimo governo federale entrerà in carica in un momento di cambiamenti mai visti prima. Non potrà fare affidamento solo sulla grande maggioranza democratica della società tedesca e sulla resilienza della sua economia. Potrà anche contare sul fatto di essere circondato da amici che vogliono affrontare le sfide globali come Unione europea con compattezza, determinazione e fiducia.

Formiche 209

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